giorgia meloni romano prodi ursula von der leyen

“LA POSIZIONE DEL GOVERNO MELONI IN EUROPA È MERAVIGLIOSAMENTE EQUIVOCA” – ROMANO PRODI ALZA LE MANI DI FRONTE AL CAMALEONTISMO DELLA DUCETTA IN UE: “SE C'È BISOGNO DARÀ UN APPOGGIO A VON DER LEYEN E LO FARÀ PAGARE, MA AL CONTEMPO STA CON ORBÁN” – “SE L’EUROPA AVESSE AVUTO UN ESERCITO, LA RUSSIA NON AVREBBE AGGREDITO L’UCRAINA” – LA STRIGLIATA A MACRON (“AMA FARE IL PRIMO DELLA CLASSE”) E LA CRITICA AL VOTO ALL’UNANIMITÀ, CHE PERMETTE A ORBAN DI RICATTARE IL CONTINENTE: “NON SI PUÒ PENSARE DI ESSERE TUTTI D'ACCORDO. E' INCONCEPIBILE CHE IL NO DI UNO DEI 27 BLOCCHI TUTTI…”

Estratto dell’articolo di Marco Ascione per il “Corriere della Sera – Sette”

 

romano prodi foto di bacco (5)

Meglio guidare la commissione europea o fare il presidente del Consiglio in Italia?

«Dipende dai momenti. A Bruxelles avevo la chiara idea che il nostro lavoro fosse destinato a passare alla Storia. E la Commissione, allora, era davvero il motore d'Europa. Non ho mai negato che lì mi sarebbe piaciuto restare. Ma con la fine del mio mandato terminò un ciclo. Il grande impulso a un'Europa organica svanì con il no dei francesi al progetto di una Costituzione europea».

 

Romano Prodi […], com'era la sua vita a Bruxelles? Più "noiosa" che a Roma?

jacques chirac tony blair gerhard schroeder romano prodi silvio berlusconi jose zapatero roma 2004

«Bisogna intendersi su che cosa significhi noiosa. Roma è un happening, un luogo dove tutto è soggetto a un mutamento continuo. Bruxelles è su un altro meridiano: diversa l'organizzazione, con orari fissi, procedure magari complesse, ma scandite da un ordine del giorno. L'agenda, lì, è definita. Bruxelles è il luogo ideale per lavorare bene, anche perché è una sorta di città aperta. Fatto non secondario per un politico europeo: non si avverte alcuna pressione dal governo belga».

 

Lei ha citato la Costituzione europea. Lo scontro fu anche sulle radici giudaico cristiane che mai la Francia avrebbe riconosciuto. Parigi […] ha appena inserito l'aborto in Costituzione. Lei concorda?

franco modigliani romano prodi

«Lo scontro vero per i francesi non fu sulle radici giudaico cristiane, ma si arrivò alla bocciatura della Costituzione per la combinazione fra l'opposizione popolare nei confronti del presidente della Repubblica, che era favorevole, e la grande spinta nazionalista che sempre alimenta gli ex imperi. Rispetto al tema dell'aborto, invece, una cosa è riconoscerlo come diritto, un'altra inserirlo in Costituzione».

 

Secondo l'ultimo dato dell'eurobarometro di Ipsos il 47 per cento degli europei tende a fidarsi della Ue contro il 45 che tende a non fidarsi. Il trend complessivo non è particolarmente negativo, ma certo non la si può definire una esplosione d'amore. Parafrasando Thomas Eliot, che parlava della Chiesa e dell'umanità, è l'Unione Europea che rischia di abbandonare gli europei o viceversa?

URSULA VON DER LEYEN - GIORGIA MELONI - OLAF SCHOLZ

«[…] La gente ama l'Europa quando l'Europa c'è. Quando a Bruxelles si comincia a cincischiare, a giocare sulle piccole cose, a esagerare con le mediazioni, allora […] le persone si chiedono: ma che cosa ci sta a fare l'Europa? A moltiplicare le regole? Ci vogliono ambizioni grandi. Io uso dire che l'Europa è un buon pane, il migliore che ci sia, ma è mezzo cotto e mezzo crudo. Se noi non lo cuociamo del tutto, la gente si stanca».

 

È un'Europa ingolfata anche dalle sue stesse regole.

«Certo. Quando una decisione deve essere adottata all'unanimità significa non adottarla. Sui problemi più importanti non si può pensare di essere tutti d'accordo. E' inconcepibile che il no di uno dei 27 blocchi tutti gli altri Paesi. Nell'euro entrammo in 12 perché non occorse l'unanimità e siamo già arrivati a 20».

romano prodi fine anni 70

 

In questo contesto così contrastato, proprio il livello di gradimento per la moneta unica continua a mantenersi su livelli alti: il 71% di europei è favorevole.

«Per forza, perché l'euro c'è. Quando le cose si fanno, il gradimento corrisponde. La moneta e l'esercito sono i pilastri di qualunque struttura politica. Ricordo ancora i bilaterali con la Cina in cui al presidente cinese interessava solo l'euro e chiedeva: posso prendere la vostra moneta nella mia riserva? Così veniva riconosciuto il ruolo dell'Europa come uno dei grandi attori del mondo».

 

GIORGIA MELONI E URSULA VON DER LEYEN A FORLI

Ursula von der Leyen dice: la guerra non è impossibile, l'Europa si armi. Assistiamo a un'escalation oppure la guerra alle porte sta dando all'Europa, così come accaduto per il Covid, una nuova consapevolezza di sé stessa?

«Penso proprio, anche se non ne posso avere alcuna prova, che se l'Europa avesse avuto un esercito la Russia non avrebbe aggredito l'Ucraina. L'esercito europeo va fatto subito. La gente si chiede: quanto mi garantisce questa Europa? Se rimaniamo con 27 eserciti e 27 stati maggiori dove pensiamo di andare? Soldi buttati via».

 

[…] Il presidente francese Emmanuel Macron è particolarmente attivo in questa fase. Al punto da ipotizzare l'invio in Ucraina di truppe occidentali. A che gioco gioca Parigi?

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

«Il presidente francese ama fare il primo della classe. Io dico: possiamo pensare a un esercito europeo in cui un Paese, la Francia, ha l'arma nucleare e il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, e gli altri no? Non si può fare il primo della classe e rifiutarsi di comprendere quali sono i compiti del primo della classe».

 

Nel Pse, in primis la segretaria del partito democratico Elly Schlein, si minaccia di non sostenere Ursula von der Leyen se dovesse fare accordi con i conservatori dell'Ecr. Intese che non paiono così improbabili, visti gli ottimi rapporti della presidente della Commissione Ue con Giorgia Meloni.

«La posizione del nostro governo è meravigliosamente equivoca. Se c'è bisogno darà un appoggio a von der Leyen e lo farà pagare, ma al contempo sta con il signor Orbán. Von der Leyen rimarrà, io credo, presidente della commissione e agisce come tale. Va in giro, abbraccia e bacia».

 

SCAMBIO DELLA CAMPANELLA BERLUSCONI PRODI

Tutto quello che sta accadendo - la guerra in Ucraina, la spinta espansionistica di Putin, la crescita dei movimenti populisti e anti Ue in Polonia e Ungheria - sta dando torto o ragione a quell'allargamento a Est da lei fortemente voluto (e ottenuto)?

«I fatti di oggi mi danno ragionissima. Qualcuno mi diceva: hai esagerato con l'allargamento. E oggi invece le stesse persone si chiedono: se la Polonia fosse come l'Ucraina, come andrebbe a finire? La Polonia non la tocca nessuno perché è membro dell'Unione europea».

 

Ci dobbiamo paradossalmente augurare una vittoria di Trump n perché un'Europa più sola sia costretta a prendere in mano il proprio destino?

romano prodi fotografato da ada masella

«L'Europa non può essere sola perché il Patto Atlantico è indispensabile per difendere il mondo democratico insieme. Però la Ue deve avere una voce nel Patto Atlantico. Non siamo mai stati uniti nelle grandi decisioni come la guerra in Iraq o gli interventi in Libia. Francia e Gran Bretagna, con l'incauto appoggio dell'Italia, non sarebbero neppure riusciti a sconfiggere Gheddafi, se non ci fossero stati gli americani che fornivano munizioni e l'appoggio di comunicazione e di logistica».

 

Perché un giovane europeo dovrebbe andare a votare?

«Perché se vincono gli euroscettici si continueranno a fare le piccolo cose. Mentre noi abbiamo bisogno di un'Unione che agisca. […]».

ROMANO PRODI IN CINA - CHINA DAILY romano prodi e la candidatura di elly schlein vignetta by rolli per il giornalone la stampa PUTIN CON ROMANO PRODIjacques delors romano prodiROMANO PRODI E ELLY SCHLEIN romano prodi (2)ROMANO PRODI CORRE A CAPALBIO SCALO ROMANO PRODI CINA

 

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