TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMITI: “RENZI MI HA DELUSO, SI E’ SCELTO UNA SQUADRA NON ALL’ALTEZZA E CI SONO TROPPI FIORENTINI. IL JOBS ACT? INUTILE SENZA INVESTIMENTI. IL PAESE È DA RICOSTRUIRE COME NEL DOPOGUERRA. BERLUSCONI E’ FINITO E I CINQUESTELLE SONO UNA SCOSSA POSITIVA. LA FIAT? NON NE PARLO, NON È PIÙ UN’AZIENDA ITALIANA”

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

 

cesare romiticesare romiti

Roma con Villa Borghese e il Cupolone è bellissima, vista dalla casa di Cesare Romiti: 93 anni, per oltre 20 alla testa della Fiat; la lotta alle Br, la marcia dei 40 mila, la rivincita del capitalismo. Ma sono altri i pensieri che gli tornano in mente. «Io durante la guerra la fame l' ho conosciuta. Mio padre era morto nel '41, mia madre doveva far studiare tre figli.

 

Un giorno arrivò la voce che in stazione c' era un treno abbandonato carico di farina. Corsi più veloce che potei, da san Giovanni alla Tiburtina. Era vero. La farina che portai a casa fu accolta come manna. Per vivere ho fatto ogni sorta di lavoro, anche i più umili. Ma non ne voglio parlare».

 

Ne parli invece, dottor Romiti.

«No».

 

Ce ne dica almeno uno, di quei lavori.

«Stavo già per laurearmi, e dovetti copiare a mano un' infinità di fogli».

 

romiti e giampiero pesentiromiti e giampiero pesenti

Non c' erano le fotocopiatrici.

«La fotocopiatrice ero io».

 

Che ricordo ha del dopoguerra?

«Un'Italia dura e viva. Una Roma piena di umanità: ero amico di Lella Fabrizi, la sorella di Aldo. Non ci rendevamo conto di vivere un momento eccezionale. Da brividi. Avevamo ancora negli occhi la fuga dei tedeschi, l'arrivo degli americani. Tutto appariva possibile. Sembrava che l'Italia potesse darti qualsiasi cosa le chiedessi».

 

E ora?

«Ora l'Italia è da ricostruire. Come dopo la guerra. Sono molto angosciato per il mio Paese, in particolare per il debito pubblico e la disoccupazione. Manca il lavoro, quindi manca tutto: prospettive, dignità, fiducia. Fortunati i centomila che sono potuti andare all'estero».

 

Il Jobs act non funziona?

cesare romiticesare romiti

«Basta con quell' espressione. È una legge italiana; diamole un nome italiano. Chiamiamola riforma del lavoro. Il governo ha avuto un approccio tutto politico; ma è come comprare una bellissima cornice e non metterci dentro il quadro. Tu puoi fare la legge migliore del mondo, e ho qualche dubbio che questa lo sia, però non sarà una legge a creare lavoro. La legge può creare le condizioni; ma poi servono investimenti, pubblici e privati».

 

Con quali soldi? Altre tasse?

«No. La ricostruzione deve partire dal basso. Dai territori, dai paesi, dalla provincia. Dobbiamo ricostruire l'Italia pezzo a pezzo. Se avessi vent'anni, partirei per Amatrice. Ogni comunità si dia da fare. Le scuole cadono a pezzi, i ragazzi devono portarsi i gessetti da casa? Allora coinvolgiamo le famiglie. Se chiedi agli italiani uno sforzo per lo Stato, si chiamano fuori. Ma se chiedi uno sforzo per il loro ospedale, il loro parco, la loro strada, allora rispondono. Non è possibile che alla prima pioggia i fiumi esondino, la terra frani. Ripartiamo da lì: non opere straordinarie; manutenzione del territorio. Così induci la gente a investire i risparmi, paghi salari, fai ripartire la domanda interna».

amato agnelli romitiamato agnelli romiti

 

E il governo cosa deve fare?

«Dare una mano, ad esempio sospendendo le imposte. Serve uno scossone. L' Italia umiliata dal fascismo e distrutta dalla guerra ebbe il piano Marshall. Ma l' America di oggi non è quella di Roosevelt e Truman; e gli scambi internazionali sono in calo. Dobbiamo trovare la forza del riscatto dentro noi stessi. Mettiamo al lavoro i giovani, i disoccupati, i cassintegrati. Facciamo in tutta Italia quel che hanno fatto alle Cinque Terre, ricostruendo la via dell' amore».

 

Con il tempo diventa romantico anche un duro come lei.

RENZI LOTTIRENZI LOTTI

«La vita mi ha costretto a esserlo. La Fiat stava morendo. Sparavano a un caposquadra ogni settimana. Bisognava mettere i violenti fuori dalla fabbrica, tagliare il personale, chiamare i torinesi perbene a salvare l'azienda. E i torinesi risposero. Se non l'avessero fatto, oggi la Fiat non ci sarebbe, come non ci sono l' Olivetti e la Montedison. In circostanze eccezionali, gli italiani rispondono».

 

Marchionne l'ha delusa?

«Non parlo della Fiat. Non è più un' azienda italiana. Sono stato alla presentazione del libro di Tardelli: abbiamo rievocato un mondo scomparso».

 

Lei non era romanista?

«Ma accompagnavo volentieri l'Avvocato agli allenamenti a Villar Perosa. Una volta avvertirono Trapattoni che un calciatore si era fatto male e stava piangendo. Il Trap si infuriò: "Che vergogna! Un giocatore della Juve non piange!"».

RENZI 
LOTTI
RENZI LOTTI

 

E Renzi, l'ha delusa?

«Un po' sì. Poteva fare meglio. Si è scelto una squadra non all' altezza».

 

Il governo non le piace?

«A parte qualche eccezione, il livello è insufficiente. E poi nello staff ci sono troppi fiorentini. Avere un giovane di 39 anni a Palazzo Chigi mi pareva una buona notizia, mi piaceva il suo impegno a visitare ogni settimana una scuola; poi però non l' ha mantenuto.

Si dà da fare, se ora accendessimo la tv probabilmente vedremmo Renzi; ma da solo può concludere poco. E poi non doveva dividere il Paese, drammatizzare il referendum. Certo, la responsabilità è anche dei suoi avversari. Restiamo la terra dei guelfi e dei ghibellini. Ma neppure nel 1948 ci siamo lacerati così».

 

RENZI MENTANA ZAGREBELSKIRENZI MENTANA ZAGREBELSKI

Sta dicendo che questa campagna è più dura di quella che contrappose democristiani e comunisti?

«De Gasperi e Togliatti, al di là di qualche eccesso verbale, si rispettavano. Avevano scritto insieme la Costituzione. Oggi un referendum sulla riforma della Costituzione viene presentato come il giudizio universale, o se preferisce un derby calcistico. Sento insulti e toni che nel '48 non si sentivano. Sono tutti ossessionati, prescindono dai contenuti. Invece dobbiamo restare uniti».

 

Lei come voterà al referendum?

«Glielo dirò quando avrò deciso».

 

E non ha ancora deciso?

GRILLO - DI BATTISTA - DI MAIOGRILLO - DI BATTISTA - DI MAIO

«Quasi».

 

Chi ha vinto tra Renzi e Zagrebelsky?

«Zagrebelsky diceva le cose giuste. È uno di contenuto, anche se un po' noioso. Al pubblico sarà piaciuto di più Renzi, che è bravo a comunicare, a piazzare la battuta».

 

I Cinque Stelle come le sembrano?

«Una forza di cambiamento, di movimento. Eravamo fermi, ci hanno dato una scossa. Vedo aspetti positivi. Infatti, anche se stanno facendo un sacco di errori, non perdono voti; perché dietro hanno la rabbia della gente».

 

virginia raggi virginia raggi

Quando parla di errori pensa alla Raggi?

«La Raggi non concretizza. Mi pare una donna un po' fragile. Sapeva che avrebbe vinto; si sarebbe dovuta preparare una squadra. Ora dice di aver pulito il centro di Roma in due giorni; ma le periferie? Il problema non è la sua inesperienza; può ancora imparare. Mi auguro che abbia successo: Roma è la mia città, ha bisogno di rinnovamento».

 

Lei ha avuto successo come manager, non come imprenditore. Dove ha sbagliato?

«Come capo azienda non guardavo in faccia a nessuno. Come imprenditore ho commesso errori di ingenuità. Avrei dovuto essere più duro. Lo sono stato quando i denari non erano miei; quando erano miei non ho saputo esserlo. Ma rivendico una cosa: la fondazione Italia-Cina, creata quando tutti mi sparavano contro».

 

BERLUSCONI E STEFANO PARISIBERLUSCONI E STEFANO PARISI

Perché?

«Ricordo un convegno a Lumezzane con Mario Monti: mi dicevano che a causa mia i cinesi avrebbero copiato i loro prodotti. Ora i piccoli imprenditori bresciani esportano in Cina».

 

Berlusconi è finito?

«Sì. I moderati hanno bisogno di un nuovo punto di riferimento».

 

Parisi?

«Berlusconi l' ha prima esaltato, poi ridimensionato. Personalmente lo trovo interessante».

 

Salvini come lo trova?

«Non so quanta gente possa portarsi dietro. Invece è brava Giorgia Meloni. Le ho parlato l'altro giorno, in sottofondo si sentiva la sua bambina che piangeva».

berlusconi parisiberlusconi parisi

 

I moderati potrebbero seguire la Meloni?

«Perché no? Ora che è diventata mamma, mi sembra più moderata pure lei».

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