ROSY MAURO PRENDE LA “MIRA” - ATTENTI! “BELSITO NON PARLAVA DELLA ‘NERA’ MA DELLA ‘MIRA’” - LA SIGNORA MIRA SAREBBE L'INFERMIERA SVIZZERA CHE HA ACCUDITO BOSSI DOPO L’ICTUS (TUTTI IN VIA BELLERIO SE LA RICORDANO TRANNE LA CLINICA CHE HA AVUTO IN CURA IL SENATÙR) - TRASCRIZIONI ERRATE: PER LA MAURO QUEI 30 MILA FRANCHI DI CUI PARLA IL TESORIERE AL TELEFONO SAREBBERO SERVITI PER PAGARE LA PARCELLA DELLA BADANTE DI BOSSI…

Patrizia Guenzi per "il caffè" (www.caffe.ch)

Tra i corridoi della clinica Hildebrand di Brissago se la ricordano bene. "Mira? Sì, certo, si chiamava così. Seguiva Bossi già quando era ricoverato qui". Infermieri e fisioterapisti ancora oggi, a distanza di otto anni, rimettono a fuoco l'identikit dell'infermiera svizzera di Umberto Bossi.

La sua figura è emersa dallo scandalo che ha travolto la Lega e la vicepresidente leghista del Senato italiano Rosy Mauro. Eppure era stato lo stesso Senatur a parlarne durante la prima intervista esclusiva rilasciata al Caffè il 19 novembre 2004, otto mesi dopo l'ictus. Ancora degente nella camera numero 304 della Hildebrand, Bossi aveva scherzato: "Qui mi hanno dato una fatina. Così la chiama mia moglie. Ma, insomma, è una fatina che ha già 40 anni".

Dunque Rosy Mauro dice la verità. Potrebbe essere effettivamente Mira - e non lei, la "Nera", nonostante l'assonanza - la destinataria di quei circa 30 mila franchi, prelevati dallo sportello del Banco di Napoli della Camera dei deputati e oggetto di un'intercettazione in mano agli inquirenti italiani.

Stando alla ricostruzione del Caffè, nei mesi in cui Bossi era ricoverato alla Hildebrand l'infermiera viveva in Ticino e ha curato il Senatur sia durante il soggiorno in clinica, sia dopo, nella lunga convalescenza a casa. Bossi era un paziente molto impegnativo. La Hildebrand aveva chiesto un rinforzo esterno tramite un servizio di cura domiciliare del Locarnese. E Mira era stata scelta appunto per dare una mano al team brissaghese e, in seguito, suggerita dai responsabili della clinica come la persona più adatta a continuare le terapie e il percorso di riabilitazione del leader leghista una volta dimesso e tornato a casa.

Ma se alcuni dipendenti della Hildebrand Mira se la ricordano bene, i vertici della clinica, che hanno sempre adottato una linea di totale riserbo, non confermano. Gianni Rossi, direttore della struttura, e Fabio Conti, primario, affermano di non sapere e di non ricordare nulla di quel periodo. "È una vicenda di otto anni fa - dice Rossi -. So che con Bossi, quando è stato dimesso, sono intercorsi numerosi contatti per assicurargli una continuità nelle cure". Punto.

Il nome di Mira è emerso in una delle tante intercettazioni in mano agli inquirenti italiani. Ma nelle trascrizioni dei carabinieri probabilmente quel nome è stato storpiato. Non Mira, ma "Nera". Inevitabile, quindi, pensare alla bruna "pasionaria" Rosy Mauro, finita nel fuoco delle polemiche con l'inchiesta partita dall'ormai ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito. In una telefonata si parla appunto di 29 mila franchi da dare alla... "Nera", secondo le trascrizioni, in cui per la verità, i carabinieri aggiungono un "verosimilmente", non essendo certi di quanto registrato.

Ma Mauro ha spiegato: "No, non si parla della "Nera", ma della "Mira". Si tratta dell'infermiera svizzera che segue Umberto Bossi da quando è stato in clinica. Credo che quei 29 mila euro forse in franchi svizzeri siano la somma di più mesi che avrebbero dovuto pagare all'infermiera". Lo ha detto durante la trasmissione Porta a Porta.

Quel nome, Mira, effettivamente può essere confuso con Nera, il soprannome affibbiato alla Mauro per via del suo aspetto: lunghi capelli corvini, occhi scuri, carnagione ambrata e abbigliamento scuro. Da qui l'equivoco e l'errore, secondo la Mauro, in cui sarebbero incorsi gli inquirenti pensando a lei come destinataria di quei soldi.

E soldi, tanti soldi è costato rimettere in piedi Bossi dopo l'ictus. E chissà se i guai del capo del Carroccio non siano davvero iniziati dalla malattia, da quel maledetto 11 marzo 2004, e dal conseguente ricovero a Brissago, a cui ne sono seguiti altri anche al Cardiocentro di Lugano.

Considerando sui 1.300 franchi al giorno il costo del soggiorno alla Hildebrand (cifra confermata dal direttore Rossi) e moltiplicati per parecchi mesi di degenza si supera abbondantemente quota 100mila franchi.

Forse tutti quei soldi il Senatur faticava a tirarli assieme. Forse li ha pagati qualcun altro. Forse la fattura salterà fuori, visto che la magistratura sta passando ai raggi X conti correnti, bonifici, ricevute e finanziamenti alla Lega. Certo, sono passati tanti anni. Ma chissà, forse da una cartelletta potrebbe uscir fuori anche la parcella di Mira, l'infermiera svizzera.

 

 

ROSI MAURO E BOSSIUMBERTO BOSSI E ROSY MAUROFRANCESCO BELSITO CON UMBERTO BOSSIBOSSI bossi padania geb hildebrand AAT Clinica Hildebrand Brissago

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