bruno rota

ROTA DI SCORTA: LA RAGGI VUOLE SILURARE PURE IL TERZO MANAGER DI ATAC IN UN ANNO, SPEDITO A ROMA TRE MESI FA DALLA CASALEGGIO, ORA DICE: ‘IL M5S HA SBAGLIATO, HA ASPETTATO TROPPO A INTERVENIRE’ - TIMBRATURE ‘ALLEGRE’, CENTINAIA DI ASSENZE, IL 36% DEI MEZZI FERMI OGNI GIORNO, 80MILA CORSE DELLA METRO SOPPRESSE OGNI ANNO, UN MILIONE QUELLE DEGLI AUTOBUS…

1. ATAC, IL DG ROTA IN BILICO - SCONTRO APERTO CON IL M5S

Lorenzo De Cicco per ‘Il Messaggero’

 

Il manager venuto da Milano, con il placet della Casaleggio Associati, per risanare la malandata partecipata dei trasporti romani, sembra ormai con un piede fuori dall'Atac. L'avventura di Bruno Rota nella municipalizzata del Campidoglio è vicina al capolinea, dopo uno scontro con il M5S sui disastrati conti dell'azienda e soprattutto sulle strategie da mettere in atto per risanarli.

 

BRUNO ROTABRUNO ROTA

«Non c'è più fiducia, il rapporto si è rotto», trapelava ieri dagli uffici della sindaca Virginia Raggi, che dopo avere cambiato 3 amministratori in un anno al vertice dell'azienda dei rifiuti, l'Ama, ora potrebbe essere chiamata ad avvicendare il terzo direttore generale nella società dei trasporti da quando i Cinquestelle hanno scalato il Campidoglio.

 

«ERRORI DEI CINQUESTELLE»

Rota, scelto ad aprile dal M5S con una selezione aperta, da inizio luglio aveva iniziato a denunciare la gravissima situazione finanziaria trovata nella municipalizzata romana. Il 10 luglio scorso, in una riunione riservata con i Cinquestelle svelata dal Messaggero, Rota aveva detto: «Sono sincero: il M5S a Roma ha sbagliato. Secondo me, l'amministrazione Raggi doveva denunciare la situazione dell'Atac un anno fa, appena eletta».

 

La situazione debitoria, denunciava Rota, «ormai è insostenibile: presto dovremo prendere delle decisioni nette». Concetti ribaditi, a microfoni aperti, in due interviste pubblicate ieri. Ed è deflagrata la crisi con i Cinquestelle.

Bruno RotaBruno Rota

 

Il presidente della Commissione comunale Mobilità, il grillino Enrico Stefano, ha replicato duro: «Abbiamo dato a Rota carta bianca. Il mero elenco dei problemi non è sufficiente, magari in questi tre mesi poteva cominciare a dare dei segnali, rimuovendo i dirigenti responsabili del disastro, come lo abbiamo invitato a fare più volte». Immediata la replica del diggì: «Più che di dirigenti da cacciare, lui e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti». E ancora: «So del vivo interesse del consigliere Stefàno alle soluzioni della società Conduent Italia, che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte».

 

RAGGI DI MATTEORAGGI DI MATTEO

Accuse molto pesanti, che sembrano paventare pressioni per appalti e promozioni ingiustificate. Tanto che le opposizioni, da destra a sinistra, iniziano a chiedere le dimissioni di Stefàno.

 

Il senatore Andrea Augello (Idea) oggi presenterà un esposto in Procura. «I magistrati indaghino sulle raccomandazioni di Stefàno», chiede anche il deputato del Pd, Michele Anzaldi, membro della commissione Trasporti della Camera.

A questo punto la frattura con i Cinquestelle è marcata. I consiglieri della maggioranza di Virginia Raggi iniziano ad attaccare il manager in batteria: «Se Rota, come sembra, non se la sente di risanare Atac, noi non lo tratteniamo», attaccano i grillini. E ancora: «É intollerabile che Rota denunci ciò che lui stesso non ha fatto».

 

IL SUMMIT

la sindaca di roma virginia raggi (3)la sindaca di roma virginia raggi (3)

Fino a notte la sindaca Raggi si è riunita con l'assessore ai Trasporti, Linda Meleo, restando in contatto anche con Milano (l'entourage di Casaleggio) per trovare un'exit strategy. L'ipotesi che circolava ieri in Campidoglio era quella di ritirare le deleghe al direttore generale, per costringerlo alle dimissioni. Ma a quel punto la palla passerebbe a Rota. Il licenziamento, d'altronde, potrebbe costringere il Comune a sborsare una sostanziosa buonuscita, considerando che il manager, ad aprile, ha firmato un contratto di 36 mesi.

 

 

2. COSÌ L' AUTISTA SPARISCE TRA MALATTIE E BARBIERE

Andrea Arzilli per il Corriere della Sera

 

Il badge viene strisciato nella rimessa Atac di Tor Pagnotta, a Roma sud, ma il turno inizia in quella di Montesacro, quadrante nord della città. La distanza è di 34 chilometri, di prima mattina servono circa 45' in auto approfittando delle strade semi-libere della Capitale. E la sera, stesso percorso al contrario: il lavoro termina a Montesacro ma la timbratura di fine servizio avviene a Tor Pagnotta. In tutto fa un' ora e mezzo solo per gli spostamenti, traffico permettendo altrimenti i tempi si dilatano.

LINDA MELEOLINDA MELEO

 

E considerato il turno di sei ore e dieci minuti degli autisti, si calcola che Atac paga l' autista in questione circa il 25% in più ottenendo il 25% del lavoro in meno. È uno dei paradossi che caratterizzano la maxi partecipata dei trasporti della Capitale, azienda che, secondo il dg Bruno Rota, è «schiacciata dai debiti» e anche piuttosto libera nell' interpretazione delle regole.

In Atac «si timbra poco e male», dice Rota alludendo sia ai tassi dell' assenteismo sia alla procedura della timbratura autocertificata.

 

Sulle assenze dal lavoro degli 11.590 dipendenti Atac i dati sono eloquenti e in netta crescita: ogni giorno restano a casa 12 lavoratori su cento con un incremento di quasi il 10% rispetto all' anno precedente. Quelli che restano a casa per malattia sono quasi il 6%, oltre il 20% in più rispetto alle stime del 2015. I più assenti sono i tecnici a supporto del servizio (17,8%), seguono gli ausiliari della mobilità (16,4%), i macchinisti (12,4%), gli autisti (11,9), gli impiegati (11,4%) e gli operai (9,7%). I numeri sono tutti in aumento.

MARCO RETTIGHIERI ATACMARCO RETTIGHIERI ATAC

 

Sulla timbratura è necessario fare dei distinguo. I 1.450 impiegati e i 1.700 operai, per esempio, sono obbligati a strisciare il badge. I 5.832 tra macchinisti della metro e autisti di bus e tram, invece, hanno generalmente facoltà di scelta: o timbrano e poi si mettono in macchina per raggiungere il posto di lavoro, talvolta lontanissimo, oppure autocertificano entrata e uscita dal servizio in regime di discrezionalità totale.

 

Una sorta di autogestione su cui l' azienda non può esercitare il minimo controllo, tanto che l' ad Manuel Fantasia ha deciso nelle scorse settimane di sopprimere il servizio barbiere aziendale (ce ne sono due nei depositi di Tor Vergata e Tor Sapienza) perché in tanti timbravano solo dopo un passaggio dal coiffeur. E quando, in passato, si è provato a stabilire l' obbligo di timbratura anche per macchinisti e autisti, la risposta è stata un' impennata di assenze per malattia.

C' è anche l' opzione diniego per il macchinista o l' autista di turno a complicare una situazione già complessa.

 

Gli specchietti non a norma, il cattivo odore all' interno della cabina, una spia che non si illumina come dovrebbe: spesso sono causa di un no a entrare in servizio. La segnalazione viene inoltrata all' azienda che decide se è il caso di far proseguire il servizio, sopprimere la corsa o sostituire il macchinista che ha espresso il diniego. Che, nel caso, torna a casa dopo il viaggio a ritroso per timbrare il cartellino.

AUTISTA ATAC 2AUTISTA ATAC 2

 

Sempre meno dipendenti al lavoro e servizio sempre più difficile da erogare. La costante sono i circa 550 milioni che Atac spende per il personale di cui solo una parte torna all' azienda come prestazione professionale.

 

Costi che riducono il margine di manovra sulla gestione ordinaria, soprattutto sulla manutenzione del parco mezzi che ha un' età media di 12 anni. Anche questo spiega il perché dei tanti guasti, dei chilometri persi e delle corse soppresse, tutti dati segnati in rosso nell' ultimo rapporto della «Direzione operazioni Atac» sul contratto di servizio con il Campidoglio.

 

Sulle vetture che ogni giorno rimangono in deposito per manutenzione o per mancanza di pezzi di ricambio il dato è pesante: la media è del 36%. E visto che il Comune paga Atac in base al servizio erogato, la perdita vale milioni di euro.

 

AUTISTA ATAC 1AUTISTA ATAC 1

Nel 2016 le tre linee della metropolitana hanno perso per strada 982.324 chilometri , pari a circa 80 mila corse soppresse. Le linee di superficie hanno percorso 12.671.859 chilometri in meno rispetto al 2015 (-12,7%), le corse soppresse ammontano a 1.023.496.

Numeri doppi rispetto al 2015, come si legge nel report interno dell' azienda: «Rispetto allo scorso anno, le soppressioni risultano in forte aumento (+48%). La crescita maggiore si evidenzia per le voci «guasti vetture» (+194.835 corse perse) e incidenti (+62.578)». Tra le cause la «mancanza di materiali» è la prima. Segue la «mancanza di personale». Che c' è ma non si vede.

 

m5s welcome raggi atac da il benvenuto a virginiam5s welcome raggi atac da il benvenuto a virginia

 

 

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