rutelli franceschini mattarella gentiloni

RUTELLI VERSIONE PACIFICATORE (PURE CON SALVINI): ''NON È UN FASCISTA, DOVRÀ IMPARARE A ESSERE MENO DI PARTE SE VUOLE CANDIDARSI A GUIDARE IL PAESE'' - ''RENZI DEVE PASSARE NELLA CRUNA DELL'EGO'' - ''IL NUOVO GOVERNO È NATO RIBALTANDO IL DETTO: IL MIGLIOR ATTACCO È LA DIFESA''

Monica Guerzoni per il ''Corriere della Sera''

 

Gentiloni in Europa, Franceschini alla Cultura, Renzi sponsor della nuova alleanza... E lei, Francesco Rutelli?

 

«Non ho mai avuto gelosie e ho cercato di promuovere persone preparate, competenti e diverse per cultura politica — risponde il presidente dell’Anica, che è stato sindaco di Roma, ministro, vicepremier e fondatore della Margherita —. Sono contento e osservo che molti oggi preferiscono gli obbedienti, meglio se incompetenti».

 

Non approva le nozze di convenienza tra il M5S e Pd?

 

RUTELLI FRANCESCHINI MATTARELLA GENTILONI

«La mia critica sulle competenze è generale e vale per tante esperienze. Di questa nuova maggioranza penso che sia nata ribaltando il motto popolare, il miglior attacco è la difesa».

 

Durerà l’esecutivo della «pacificazione nazionale»?

 

«Compito del nuovo governo è tirare fuori il Paese da una fase di polarizzazione e scontro quotidiano. C’è del buono nei nemici di ieri che si alleano, come era accaduto tra Lega e M5S. Si impara a non denigrare l’altro come l’origine di tutti gli orrori e le cospirazioni. Quanto alla durata, il governo è alla prova del governare bene».

 

Gli italiani non brindano. Rimpiangono Salvini?

 

renzi rutelli domenici

«Simon Peres anni fa mi disse “i sondaggi sono come le previsioni del tempo, non conosco nessuno che li collezioni”. Non credo che Salvini sia fascista e ricordo che molti leghisti nei territori sono stati buoni amministratori. Prima o poi dovrà avere un approccio meno partigiano, se vuole candidarsi a guidare il Paese».

 

Le piace l’idea di una legge elettorale proporzionale per ridimensionare la Lega?

 

«Sul Vocabolario Treccani trova un neologismo che ho creato nel 2010, post-bipolarismo. Quindi sì, sono d’accordo. In tutta Europa il bipolarismo destra—sinistra è esaurito e, svanito il dominio dei partiti tradizionali, tutti devono formare coalizioni. Qualche volta funzionano, altre falliscono».

 

Ha apprezzato le scelte di Mattarella sulla crisi?

 

nicola zingaretti e matteo salvini

«Il Quirinale con la sua eccezionale tenuta spicca, brilla grazie al presidente Mattarella, che non aveva esitato dopo il voto a dare il governo a Lega e 5 Stelle».

 

Anche Renzi si è formato nella Margherita ed è uno dei «Rutelli Boys». Staccherà lui la spina al governo?

 

«Renzi ha un grande talento e lo ha confermato in queste settimane aprendo ai 5 Stelle, anche se ha troppo ego. In questa epoca è difficile che un cammello passi nella cruna dell’ego».

 

Zingaretti era contrario, poi ha compattato il partito.

 

«Doveva dare un governo ordinato al Pd e lo ha fatto. Adesso il primo problema che ha davanti e che spero riuscirà a risolvere è garantire il pluralismo. Io uscii dal partito dopo averlo fondato perché si era tornati troppo rapidamente alla fisionomia dei Ds. Il Pd è ancora un punto interrogativo e Zingaretti, non essendo entrato al governo, può e deve lavorare su identità e contenuti».

 

Franceschini alla Cultura?

 

«Il suo ruolo dimostra quanto siano preziosi la professionalità e una esperienza solida e di qualità. Ai Beni Culturali ha fatto molto bene nel passato e, lo dico da presidente dell’industria del cinema, non potrà che fare bene di nuovo».

 

Lei è un po’ il «king maker» anche del ministro Spadafora, suo capo segreteria ai Beni culturali nel 2006.

spadafora

 

«Vincenzo ha equilibrio politico e buon senso ed è rimasto fedele alle sue battaglie sui diritti civili, senza rinnegarle».

 

Gentiloni in Europa può fare la differenza?

 

«Sono felice per la qualità della presenza italiana in Europa grazie a Paolo. Faccio notare che nella foto con Ursula von der Leyen lo sfondo è la firma del Trattato di Roma. A Bruxelles, in questa Commissione, Paolo è l’unico che può dire di essere stato di casa in quella sala del Campidoglio, dove nel ‘57 è nata l’Europa».

 

Lei fondò i Verdi Arcobaleno: perché il centrosinistra ha lasciato il tema ecologista al M5S?

 

«La vera rivoluzione verde da fare non è la sfilata dei no, né la litania di obiettivi troppo alti e remoti per il clima. È un piano di investimenti imponente in cura e manutenzione del territorio e delle città, che crea professioni e posti di lavoro. Quante decine di miliardi sono bloccati per burocrazia e inefficienza?».

 

PAOLO GENTILONI URSULA VON DER LEYEN

Lei e sua moglie Barbara avete adottato tre figli su quattro. La linea sugli sbarchi deve cambiare?

 

«La mia famiglia ha fatto dell’accoglienza una ragione di vita. In fondo le adozioni sono integrazioni toste e so quindi quanto sia difficile, ma non si può parlare solo di sbarchi. Di questo dossier deve occuparsi personalmente il premier Conte, perché è una partita strategica. Il contrasto del traffico di esseri umani non è una materia della destra, ma della Repubblica».

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