SÉGOLÈNE NON AMMETTE LA SUA MEDIOCRITA’ E LA BUTTA SUL VITTIMISMO: “IO, DONNA, HO OSATO CANDIDARMI ALL’ELISEO. UNA TRASGRESSIONE IMPERDONABILE”

Francesca Pierantozzi per "Il Messaggero"

Torna con una risata Ségolène Royal. L'ex candidata all'Eliseo nel 2007, l'ex compagna di François Hollande, madre dei suoi quattro figli, l'ex ministro, l'ex deputata socialista, sconfitta alle ultime legislative dopo un tweet assassino della rivale Valérie Trierweiler, ride in modo quasi contagioso sulla copertina del suo ultimo libro, "Cette belle idée du courage" (da oggi nelle librerie edito da Grasset).

Sbaglia di grosso chi se la figurava a fare una vita da ex, in un cantuccio, ad accontentarsi della presidenza della regione Poitou Charente. Ségolène Royal non ha perduto nulla della grinta e della bellezza, cui la Francia non è indifferente: è bastato un libro per rivederla dovunque, giornali, tv e radio se la contendono.

Chi meglio di lei per parlare di coraggio? Il suo libro è una lista dei personaggi che l'hanno ispirata, che l'hanno aiutata a non darsi per vinta, mai: da Mandela a Roosevelt passando per Giovanna d'Arco, François Mitterrand, le madri della Plaza de Mayo. Lei assicura: «niente nostalgia, nessun rancore». E una massima, che ripete due volte: «un fallimento è l'apertura a nuove possibilità».

Perché parlare di coraggio? Perché a Ségolène Royal ne serve una dose supplementare?

«Ho osato candidarmi all'Eliseo, alla funzione suprema, è stata una trasgressione in un mondo di uomini che ha provocato molta ostilità e violenza. Ma questo non mi ha disgustato della politica. In questo libro spiego da dove traggo la mia forza».

Sembra che voglia giustificarsi per essere ancora qui, in forma, combattiva. Perché questa necessità?

«Do fastidio perché ho libertà di parola e convinzioni forti. Ho scritto questo libro anche per aiutare tutti quelli che, in un momento della vita, non hanno più avuto fiducia in loro stessi. I personaggi, i ritratti, sono presentati in modo volutamente semplice, accessibile. Un professore mi ha detto che il mio libro dovrebbe essere letto al liceo, perché darebbe punti di riferimento ai giovani che pensano che gli eroi non esistano più. Di eroi invece ce ne sono».

Nel 2007 molti irridevano il suo modo di fare politica. Oggi l'idea di democrazia partecipativa ha fatto molto strada. Le dispiace vedere che le sue idee hanno più successo della sua carriera politica?

«Ho difeso idee che all'inizio suscitavano ilarità o commenti ironici. Ma l'esercizio tradizionale del potere, con gli ordini che arrivano dall'alto, non funzionava più già allora. La gente vuole partecipare, oggi se ne sono accorti tutti. Penso a quanto la sinistra fosse scioccata che durante la campagna del 2007 io utilizzassi il tricolore francese, come se la bandiera fosse appannaggio della destra. Ho riabilitato valori e principi fondamentali della nazione. Mi hanno criticato, preso in giro, ma questo nuovo rapporto col potere che io sostenevo allora oggi è condiviso».

Prova rancore?

«No. Come tanti dei personaggi di cui parlo nel libro, molti dei quali hanno attraversato prove ben più dure delle mie, non provo né rancore né rimorso. Non ho nessuno spirito di rivincita. Sono del tutto serena e chiara con me stessa, ferma con le mie convinzioni, so prendere rischi e se ho una cosa da dire, la dico».

Nessuna nostalgia dell'Assemblée Nationale?

«Nessuna. La politica s'iscrive nel lungo termine e adesso per me è il tempo della ricostruzione, della riflessione. Non ho nessuna nostalgia del governo, nessuna impazienza di ritrovare non so quale posto. Non serve a niente precipitarsi e nella mia vita non ho mai avuto la paura del vuoto. Per ora faccio altro, ho viaggiato molto. Ho preso tempo anche: per i miei amici, i miei figli, le persone care».

Dopo la tempesta scatenata dal tweet di Valérie Trierweiler è sceso il sipario sulla sua vita privata. Nel libro non cita Hollande nemmeno una volta: una scelta?

«Questo avrebbe provocato subito un gran rumore. Io non confondo mai pubblico e privato. Nel mio libro parlo del presente e del futuro, non del passato. È un libro per aiutare la gente, un libro gioioso, per dare vigore e conforto, contro questo pessimismo imperante».

 

 

 

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