LA PORTI UN BACIONE AL “SALVA FIRENZE” - SALTA IL PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO CHE VOLEVA FAR CALARE IL SIPARIO SUI SOLDI NON DOVUTI DATI DAL COMUNE DI FIRENZE E DA ALTRE AMMINISTRAZIONI AI PROPRI DIPENDENTI

Tommaso Montesano per ‘Libero Quotidiano'

Dietrofront. E il contestato emendamento «salva Firenze» non c'è più. Ritirato dai relatori del decreto «salva Roma», all'interno del quale era stato inserito nella notte del 3 aprile, poco prima che ieri pomeriggio il provvedimento tornasse in aula. Una marcia indietro che arriva in concomitanza con la decisione del governo di porre la fiducia sul resto del testo che, tra le altre cose, ripropone per la terza volta le misure per evitare il fallimento della Capitale. Alla fine l'esecutivo di Matteo Renzi si è arreso.

«È stato beccato con le mani nel vasetto della marmellata», esulta Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Proprio ieri Libero aveva denunciato il tentativo della maggioranza, attraverso l'emendamento numero 4.24 presentato - e poi approvato - dal democratico Federico Ginato, di introdurre un colpo di spugna sulle risorse finanziari e non dovute elargite dal Comune di Firenze e da altre amministrazioni ai propri dipendenti.

Indennità e premi pagati a pioggia che hanno spinto la Corte dei Conti ad aprire 66 istruttorie in tutta Italia. L'emendamento, approvato dalle commissioni VeVI (Bilancio e Finanze) di Montecitorio, è stato ritirato dopo che il governo, per bocca del sottosegretario all'Economia, Giovanni Legnini, aveva chiesto e ottenuto il ritorno del testo nel comitato ristretto «dei diciotto».

Obiettivo: valutare «alcune proposte» dell'esecutivo. In primis sulla norma che di fatto disponeva, per dirla con le parole di Brunetta, il «condono tombale» per le competenze dei dipendenti pubblici. «Allarga troppo la deroga, facendola assomigliare a un condono», ammetteva Legnini preannunciando di fatto la retromarcia. E così è stato: nella nuova versione su cui il governo, per bocca di Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, pone in Aula la questione di fiducia, l'emendamento Ginato non c'è più.

Ci sono, invece, le modifiche che disciplinano l'uso del bollettino postale per il pagamento della Tasi (sulla prima casa la data di scadenza sarà il 16 dicembre), lo slittamento dei termini per gli adempimenti sulla rottamazione delle cartelle, la deroga per le assunzioni dei lavoratori socialmente utili del Lazio e lo stanziamento di 50milioni di euro in più per le emergenze nazionali. Ma è sul ritiro del «salva Firenze» che si concentra l'attenzione di Brunetta.

Il capogruppo azzurro, che aveva lanciato il sasso nello stagno tre giorni fa, è incontenibile: «Prima sconfitta di Renzi, grande vittoria di Forza Italia. Il governo è stato costretto a fare marcia indietro. Questa volta al Rottamatore non è andata bene. L'abbiamo sgridato pubblicamente e ha dovuto tirare via la mano in fretta e furia e accantonare la sua furbata». Il governo ha poi deciso di accelerare sulla conversione del decreto. Il «salva Roma», infatti, deve diventare legge entro il 5 maggio e, dopo il via libera della Camera, è atteso dal vaglio del Senato.

Da qui la decisione di ricorrere alla fiducia: troppo alto il rischio, con la massa di emendamenti pronti per l'aula dopo gli oltre 400 esaminati dalle commissioni, di un terzo nulla di fatto per un provvedimento che contiene le misure reclamate a gran voce da Ignazio Marino, sindaco di Roma. Proprio il primo cittadino della Capitale, preoccupato per la possibile terza decadenza del decreto, ieri si sarebbe direttamente attivato con la presidenza della Camera per capire l'andazzo della discussione. Salvo poi cadere dalle nuvole: «Non ho nessuna opinione sul perché sia stata posta la questione di fiducia». Lo scrutinio è previsto per oggi pomeriggio - dalle 16,25 - con voto palese e per appello nominale. A seguire l'esame degli ordini del giorno. Dalle 19,30, invece, toccherà alle dichiarazioni di voto, in diretta televisiva, e poi al voto finale sul provvedimento.

 

LA MANO DI RENZI SULLA SCHIENA DI MARIA ELENA BOSCHIRENZI, BOSCHI,Sul ponte a Firenze MATTEO RENZIboschi lotti ministri governo renzi IGNAZIO MARINOBOSCHI MARIA ELENA BOSCHI

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