matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

COME MAI SALVINI E GIORGETTI HANNO PASSATO UN'ESTATE DA GEMELLI DIVERSI? IACOBONI: "DAL GREEN PASS AL CASO DURIGON, DAL DECRETO COVID AL MANIFESTO SOVRANISTA E AL RAPPORTO PERSONALE CON DRAGHI, NON C’È TEMA SU CUI IL MINISTRO NON SI SMARCHI DAL SEGRETARIO" - LA TATTICA È UN PO’ QUELLA DI MARCIARE DIVISI PER COLPIRE UNITI, "MA C’È ANCHE ALTRO", DICE UN LEGHISTA CHE LI CONOSCE BENE: FORSE GIORGETTI NON STA MEDIANDO CON DRAGHI COME DOVREBBE, E ORA...

Jacopo Iacoboni per www.lastampa.it

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

È vero, Giancarlo Giorgetti anche nell’ultima segreteria della Lega ha voluto che uscisse questa sua frase, «storicamente chi prova a dipingere due Leghe lo fa solo per attaccarci». Però la sensazione di un dualismo sempre più forte tra lui e Salvini è rafforzata dalla sequenza di questi giorni, e queste ore.

 

Matteo e Giancarlo, Giancarlo e Matteo. Un po’ è un gioco delle parti, che alla fine consente alla Lega di coprire fasce diverse e anche distanti di elettorato. Ma un po’, giura una fonte leghista, no: e le differenze stanno anche nei dettagli. De minimis  fabula narratur.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 5

Anche oggi, per dire, ci sono due Leghe parallele in viaggio in Umbria: il segretario va ad Assisi dove incontra a colazione il candidato sindaco Marco Cosimetti (e poi aperitivo all'Hotel Porziuncola), il ministro va a Nocera Umbra a incontrare lavoratori, imprenditori e professionisti, con la governatrice della Regione Umbria, Donatella Tesei. Poi però fanno insieme l’incontro con gli industriali umbri. Relativamente poco interessati agli attacchi salviniani alla ministra Lamorgese.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Giorgetti serve a Salvini, ma è chiaro che ormai ha uno spazio di manovra tutto suo, anche e forse soprattutto nel rapporto con Draghi, oltre che negli indici di gradimento dell’ambasciata americana.

 

Sul green Pass, Giorgetti è per l’estensione dell’obbligo, Salvini no. E vince Giorgetti. Salvini anche in Umbria la prima cosa che ha detto è stata su Lamorgese, «faccia la ministra dell'Interno se vuole farlo, altrimenti lasci il posto a chi mette la sicurezza degli italiani al primo posto», Giorgetti ha vietato che si chiedano le dimissioni della ministra.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 4

Tra i salviniani c’è anche chi sospetta che Giorgetti «non stia facendo il lavoro di mediazione con Draghi in cui è abilissimo». In sostanza starebbe lasciando troppo spago a Draghi, e troppo poco alle battaglie identitarie della Lega. Che il Capitano ha riassunto così: «La nostra priorità è rateizzare e rottamare le cartelle Equitalia, non lo ius soli, il ddl Zan o la legge elettorale».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 6

Ma è un po’ che va avanti così. A luglio, all’indomani della sottoscrizione da parte del Capitano del Manifesto dei sovranisti, assieme a Giorgia Meloni, Marine Le Pen e Viktor Orban, il ministro per lo Sviluppo cominciò manifestando scarso entusiasmo (eufemismo) nei confronti dell’iniziativa salviniana (in realtà era stato mandato avanti Lorenzo Fontana).

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 3

«Dico la verità, non ho fatto a tempo a leggerlo», rispose Giorgetti ai cronisti che lo attendevano a Varese; dove peraltro il ministro si era recato per firmare i referendum sulla giustizia dei radicali.

 

E poi: Giorgetti e i veneti (si legga: il governatore Luca Zaia) hanno scaricato Claudio Durigon, favorendone l’espulsione dal governo. C’è chi dice, per un puro riallineamento di poteri dentro la Lega, più che per una genuina riscoperta del tema un po’ abborracciato dell’antifascismo militante.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 2

Oppure il Covid: mentre la Lega presenta emendamenti al decreto all'esame della Camera (emendamenti che poi ritirerà, salvo però votare quelli dell’opposizione di Fratelli d’Italia), il ministro per lo Sviluppo va al Salone del Mobile e dice che «per la ripresa delle attività economiche bisogna garantire condizioni di sicurezza», e che appunto, «il green pass è una misura che va esattamente in questa direzione, quindi ne prevedo un'ulteriore estensione».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 1

Pochi giorni fa c’è chi ha letto una contromossa salviniana in una cena al Circolo Aniene, dove Salvini è andato ad attovagliarsi udite udite con Malagò (non un amico della Lega), cena propiziata da Francesco Zicchieri, deputato già vicepresidente della Lega a Montecitorio. Malagò è considerato però, più ancora che distante dalla Lega, soprattutto un rivale, nelle politiche sullo sport, di chi? Di Giorgetti.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini

Giorgetti ormai si defila sempre («questo dovete chiederlo a Matteo» è a questo punto la sua frase cult) quando gli chiedono delle differenze, o di temi che li dividono, o semplicemente del perché Salvini invochi, un giorno sì e l’altro pure, un tavolo con la ministra Luciana Lamorgese su sicurezza e ordine pubblico, e Giorgetti non gli faccia mai sponda. Al punto che invece il refrain di Salvini è diventato: «Di questo parlerò con Draghi». Come se il filtro di Giorgetti non bastasse più per fare gli interessi della Lega salviniana nel governo.

 

giancarlo giorgetti a cernobbio

Persino ieri, quando il segretario ha di nuovo attaccato la ministra Lamorgese, in serata Giorgetti si limitava a dire che «in questi momenti di campagna elettorale c'è sempre qualche gomitata tra i partiti e in un governo così largo che va da destra a sinistra è abbastanza fisiologico e naturale».

 

Uno accelera, l’altro smussa. Uno va con gli industriali, l’altro con i sovranisti. Matteo col popolo, Giancarlo (che però è figlio di un pescatore) con le élite. Se non fosse (anche) un gioco delle parti, si direbbe che la Lega pragmatica e vogliosa di ripartire dopo il Covid si trattiene a stento dal presentare un conto al Capitano, che ogni tanto insegue elettorati e percorsi periclitanti.

 

SALVINI E GIORGETTI

C’è paradossalmente solo un uomo che li tiene strettissimamente uniti: si chiama Mario Draghi. Matteo che vuole mandarlo al Colle per poi avere mano libera verso il voto, Giancarlo che vorrebbe che restasse a Palazzo Chigi, ma se andasse al Colle «ci vorrebbe dopo una forte legittimazione popolare» per il premier successore, ossia il voto.

 

Perché questa, come dice Giorgetti, «è una maggioranza chiaramente anomala, non è un’unità nazionale ma è su Draghi, una persona fisica». Draghi che, forse solo, può far marciare divisi ma per colpire uniti persino Matteo e Giancarlo.

Ultimi Dagoreport

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’