murale salvini di maio

SALVINI PRONTO A TUTTO PUR DI FARE IL GOVERNO CON “GIGGINO” (ED ESTINGUERE BERLUSCONI) - PROMETTE UNA RIFORMA ELETTORALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA AL PRIMO PARTITO, ANNACQUAMENTO DELLA LEGGE FORNERO, TRATTATIVA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA – E’ CONVINTO DI ANNETTERSI FARSA ITALIA IN CASO DI ELEZIONI BIS E DICHIARARE GUERRA ALLA UE. E POI VEDERE LA REAZIONE DI BRUXELLES

 

Alberto Gentili per il Messaggero

                                         

DI MAIO SALVINI

Matteo Salvini e Luigi Di Maio non si limitano a scambiarsi affettuosità. Del tipo: «Matteo è una persona di parola». «Luigi fa quel che dice». Ora che si avvicina il momento della verità, dopo che l'asse 5stelle-Lega ha retto e funzionato nella partita per le presidenze delle Camere, i due si annusano sul fronte programmatico.

 

E c'è una mossa che il leader leghista tiene in serbo per convincere il candidato pentastellato a cedere qualcosa sul fronte della premiership e del reddito di cittadinanza: una riforma elettorale che assegni il premio di maggioranza non alla coalizione (com'è la proposta ufficiale cara a Berlusconi), ma al primo partito.

 

Salvini ha spiegato ai suoi di ritenere possibile la creazione di un partito unico di centrodestra: approdo condiviso dalla quella parte di Forza Italia a trazione nordista guidata da Giovanni Toti. In più scommette che l'abbraccio con il centrodestra («Forza Italia non può restare fuori»), la prova di governo, la perdita dell'atout di movimento fuori da tutto e contro tutti, alla fine costerà caro a Di Maio.

BERLUSCONI ED IL SUDORE DI SALVINI

 

SPERANZA E STRATEGIA

Da qui, la speranza di poter competere alle prossime elezioni per la piazza di primo partito e, dunque, l'apertura al premio di maggioranza alla forza politica che avrà più voti. Esattamente ciò che vuole Di Maio e allarma Berlusconi. «Ma non venitemi a parlare di doppio turno e ballottaggio, dirò sempre di no», è la linea del Piave del capo leghista.

 

Sul fronte squisitamente programmatico, terreno su cui i 5stelle vogliono partire per la costruzione del patto di governo (senza chiudere la porta al Pd), le distanze sono tutt'altro che abissali, come dimostra il dialogo sul Documento di economia e finanza (Def).

 

TOTI SALVINI

Lo schema di gioco è già abbastanza delineato e parte dal braccio di ferro con l'Unione europea: varare alcune misure, come la rivisitazione della legge Fornero con l'abbassamento per l'età di pensionamento, un forte taglio delle tasse (la flat tax al 15% è il traguardo leghista, Irpef a 3 aliquote quello grillino: si medierà. Certo lo stop all'aumento dell'Iva), un reddito di cittadinanza declinato in modo non assistenzialista. E poi vedere la reazione di Bruxelles.

 

Se darà l'okay, concedendo flessibilità e lo sforamento del tetto del 3%, bene. Sarà un grande successo. Se invece, com'è probabile, l'Unione alzerà un muro di no, 5Stelle e Lega andranno alle elezioni surfando sull'onda anti-europea.

 

LA TRATTATIVA

migranti

Sul reddito di cittadinanza la trattativa è aperta. «Se serve per pagare la gente e lasciarla gente a casa, non va bene», afferma Salvini, «ma se fosse uno strumento per far entrare i giovani nel mondo del lavoro e per aiutare chi ha perso il posto a tornare in partita, sono d'accordo». I 5stelle non chiudono la porta: «Potremmo accettare reddito di cittadinanza un po' annacquato, con un forte potenziamento dei centri per l'impiego», dice un autorevole pentastellato, «anche noi non vogliamo premiare i fannulloni». La mediazione può essere il reddito di autonomia (contributo per il reinserimento professionale e prestito per chi avvia un'impresa) già applicato in Lombardia e apprezzato dai grillini lombardi.

turisti giapponesi

 

Ben avviato anche il confronto sulla riforma delle pensioni, sulla lotta agli sbarchi dei clandestini. Con accordi e l'invio di task force nei Paesi d'origine per frenare alla partenza i flussi dei migranti. Più la cancellazione del regolamento di Dublino (che obbliga i Paesi di primo approdo a tenersi i clandestini) e lo stop agli sbarchi nei porti italiani dei migranti salvati in mare.

 

Una sintonia programmatica estesa perfino alla comune volontà di creare un forte ministero del turismo («il 12% del Pil viene da lì», dicono in via Bellerio) e a una «importante decontribuzione» per i nuovi assunti. Distanze invece sulla giustizia: i grillini sono giustizialisti, i leghisti ormai un po' meno. «La mediazione potrebbe essere quella di limitarsi a lavorare per una giustizia più rapida», dice uno stretto collaboratore di Salvini.

ministero economia

 

Il leader della Lega, nella speranza di saldare il patto di governo con Di Maio, lancia poi una serie di proposte per far ingolosire un partito a trazione meridionale come i 5stelle: lo spostamento di alcuni ministeri a Napoli e Bari, la nascita di «una zona fiscale agevolata nel Sud» per attrarre investimenti e pensionati: «Non possiamo vederli andare tutti in Portogallo...». Il lancio di un piano per infrastrutture dedicate al Mezzogiorno: porti, aeroporti, ferrovie, strade. Salvini ci mette anche le «grandi opere». Ma su queste Di Maio è decisamente prudente.

 

In fondo però molto, se non tutto, dipenderà da come verranno sistemate le caselle di governo. Se il leader pentastellato otterrà palazzo Chigi (condizione difficile da digerire per la Lega che propone un premier terzo), Salvini potrà incassare di più e cedere di meno sul fronte programmatico. La partita è solo all'inizio.

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