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FUOCO AMICO SU HILLARY - SANDERS NON MOLLA: PAREGGIA IN KENTUCKY, VINCE IN OREGON, SOGNA LA CALIFORNIA ED E’ LA VERA SPINA NEL FIANCO DELLA CLINTON. RISSA IN NEVADA TRA I FANS DEI CANDIDATI DEMOCRATICI (VIDEO). L’INCUBO E’ UNA CONVENTION AL VELENO (E TRUMP GODE)

 

Federico Rampini per “la Repubblica

 

TAFFERUGLI TRA FANS CLINTON E SANDERS INTERVIENE LA POLIZIATAFFERUGLI TRA FANS CLINTON E SANDERS INTERVIENE LA POLIZIA

«Qualcuno ti deve sparare in faccia». «Sappiamo dove abiti e dove vanno a scuola i tuoi figli». «Quelle come te bisogna impiccarle in piazza». Minacce circolate sui social media. Bersaglio: Roberta Lange che dirige il partito democratico del Nevada. I mittenti? Seguaci di Bernie Sanders.

 

A far esplodere in questo weekend le aggressioni verbali – e anche una vera rissa fisica – è stata l’assegnazione della maggioranza dei delegati di quello Stato a Hillary Clinton (che peraltro aveva vinto le primarie a febbraio). L’episodio fa scattare l’allarme: è un presagio di quel che accadrà alla Convention democratica di luglio?

 

TAFFERUGLI IN NEVADA TRA FANS DI CLINTON E SANDERSTAFFERUGLI IN NEVADA TRA FANS DI CLINTON E SANDERS

“Contested convention”: qualche settimana fa era lo scenario in casa repubblicana, finché l’establishment tramava per scippare la nomination a Donald Trump. Ora le parti sono rovesciate. È in campo democratico che si teme una Convention turbolenta e contesa. La durata anomala del duello tra Hillary e Bernie, l’asprezza delle accuse lanciate dalla sinistra radicale, fanno temere il peggio. Si riuscirà a ricompattare la base del partito prima di novembre?

 

ROBERTA LANGEROBERTA LANGE

Il verdetto delle ultime due primarie in Kentucky e Oregon non aiuta. Hillary, che pure aveva stravinto in Kentucky nel 2008 contro Barack Obama, martedì ha avuto una vittoria così striminzita da sembrare un pareggio. Sanders invece ha vinto bene in Oregon. Quindi va avanti a oltranza. E sogna il colpo più clamoroso: conquistare la California a giugno, il trofeo più grosso. Probabilmente non gli basterebbe neanche quello per acciuffare i delegati di Hillary.

 

ralph nader 001ralph nader 001

Lei ha un vantaggio così netto grazie ai superdelegati ma non solo: in termini di voti popolari ne ha raccolti tre milioni in più del suo rivale. Eppure gli scontri del Nevada la spaventano. Ancora di più, gli annunci di diversi movimenti radicali che vogliono guastarle la festa a Philadelphia a luglio. Altro che incoronazione, c’è chi sogna un bis di Chicago 1968, la Convention più violenta della storia contemporanea. Sono gruppetti, eredi di Occupy Wall Street.

 

bernie sanders hillary clintonbernie sanders hillary clinton

Ma Sanders esita a prendere le distanze. Dopo che nel Nevada alcuni dei suoi hanno aggredito i militanti pro-Hillary a colpi di sedie in testa, il senatore socialista del Vermont ha atteso a lungo prima di prendere posizione. Alla fine in un secco comunicato ha «condannato ogni forma di violenza», al tempo stesso ne ha dato la colpa ai vertici democratici per avergli negato «una competizione leale e trasparente» (ce l’ha con le primarie chiuse dove non votano gli indipendenti).

 

Sul Washington Post Dana Milbank commenta: «Sanders ormai fa campagna contro i democratici». Torna lo spettro di Ralph Nader, il candidato verde che fece perdere l’elezione al democratico Al Gore contro George W. Bush nel 2000. Nei numeri elettorali Sanders è un gigante rispetto a Nader.

bernie  sanders hillary clintonbernie sanders hillary clinton

 

In comune ha una cosa: le sue denunce sui «politici venduti alle lobby, finanziati da Wall Street» colpiscono senza distinzioni a destra e a sinistra, demonizzano la Clinton, rendono più difficile cambiare registro all’improvviso e fare confluire voti su di lei.

 

I vertici del partito democratico reagiscono arroccandosi. Per loro Sanders è un corpo estraneo: fino all’altroieri si definiva un socialista indipendente, non era neppure iscritto al partito democratico. Con rare eccezioni come la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren (legata al movimento Occupy Wall Street), anche l’ala sinistra dei democratici alla Bill de Blasio non ha esitato a schierarsi con la Clinton.

bill clinton bernie sanders con la moglie janebill clinton bernie sanders con la moglie jane

 

Ma Bernie Sanders cavalca un fenomeno che viene da lontano. Raccoglie i frutti del lavoro di mobilitazione capillare condotto da diciassette anni da movimenti come Move.On. Nato a San Francisco alla fine dell’èra Bill Clinton, con l’obiettivo di spostare l’asse del partito a sinistra. William Galston sul Wall Street Journal ricorda che ai tempi di Bill Clinton solo il 29% dei democratici si definivano “liberal” cioè radicali di sinistra. Oggi sono saliti al 45% mentre i democratici che si autodefiniscono moderati sono solo il 35%.

donald e melania trumpdonald e melania trump

 

La Clinton ne tiene conto, sta spostandosi più a sinistra, abbraccia le proposte di Sanders sul salario minimo a quindici dollari e sulla Sanità pubblica per tutti, prende le distanze dai trattati di libero scambio.

 

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

Hillary ormai evita accuratamente gli attacchi diretti al suo rivale, concentra l’attenzione su Trump. Lei si aspetta che Sanders faccia a sua volta qualche gesto distensivo. Ma se anche lo facesse, sarà troppo tardi? I giovani che s’infiammano ai comizi del 67enne socialista, gli sentono ripetere da mesi che Hillary riceve fondi da Wall Street, è lei stessa parte di un sistema marcio, sostanzialmente corrotto. A dirgli «abbiamo scherzato, contrordine, si vota per lei» si rischia che a novembre non vadano alle urne.

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