scafarto

SCAFARTO, ANGELO O DEMONE? IL CARABINIERE DEL CASO CONSIP HA CHIAMATO LA CHAT “RALL ‘N FACC”, (TRADOTTO: NON GUARDARE IN FACCIA NESSUNO) – AI COLLABORATORI CHIESE DI RILEGGERE L’INFORMATIVA (CHE CONTENEVA L’INTERCETTAZIONE TAROCCATA) E NESSUNO GLI FECE OSSERVAZIONI...  

 

Giacomo Amadori per La Verità

 

IL BRANO SMENTITO DELL'INFORMATIVA - CASO CONSIPIL BRANO SMENTITO DELL'INFORMATIVA - CASO CONSIP

Un coro unanime di giubilo di giornali e tv ha accolto nei giorni scorsi la presunta pistola fumante contro il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, colpevole di aver provato a incastrare Tiziano Renzi, il babbo dell' ex premier Matteo Renzi. Una prova che ha cancellato con un colpo di spugna l' inchiesta Consip, come se non esistessero altre prove e testimoni. No, i giornali si sono riscoperti tutti improvvisamente garantisti.

 

Con Renzi senior, ma non con Scafarto, il mostro. In effetti nelle chat che gli inquirenti hanno trovato nel suo cellulare l' ufficiale si fa prendere un po' la mano. E parla con i colleghi come in uno spogliatoio di calcetto. Il nome della chat già dice molto sul tono: «Rall 'n facc». Non guardare in faccia nessuno, non ti fermare. È la citazione di una canzone di Pino Daniele e per i componenti del gruppo significava che non bisogna avere paura o remore, neppure davanti ai vip o presunti tali.

 

MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI

Il 3 gennaio Scafarto scrive: «Buongiorno a tutti, forse abbiamo riscontro di un incontro tra Romeo e Renzi... Tiziano... Ieri ho sentito a verbale Mazzei, il quale ha riferito che Romeo gli ha raccontato di aver cenato o pranzato con Tiziano e Carlo Russo... Quindi l' ambientale del 6 dicembre e seguenti... Remo per favore riascoltala subito... Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano... attendo trascrizione...».

 

A indurre in errore Scafarto è stato probabilmente uno scoop della Verità che il 29 dicembre aveva intervistato l' ex tesoriere del Pd campano, Alfredo Mazzei, in rapporti con gli uomini più vicini a Matteo Renzi e amico personale di Giorgio Napolitano; questi aveva ci raccontato di una cena tra Alfredo Romeo e Tiziano Renzi. In pratica confermava l' incontro di cui il 6 dicembre sembrava avesse parlato pure l' imprenditore Romeo, arrestato l' 1 marzo per corruzione.

 

ALFREDO ROMEOALFREDO ROMEO

O per lo meno questo era ciò che ricordava Scafarto, che per questo chiese un immediato riascolto. Un maresciallo, dopo aver risentito l' audio, gli risponde che a pronunciare la frase non è Romeo, ma un suo collaboratore, l' ex parlamentare Italo Bocchino. Scafarto chiede di ascoltarla bene e di farla sentire a qualcun altro. Il maresciallo esegue e invia la trascrizione.

 

Rimane un mistero il motivo per cui un carabiniere che dovrebbe avere la consapevolezza di aver dolosamente manipolato le carte abbia lasciato queste chat sul proprio cellulare sapendo di essere indagato, mentre altre conversazioni sono state cancellate. Leggendole è evidente che trapeli una certa faziosità, ma bisogna ricordare che Scafarto non è un giudice, ma un investigatore di quelli brutti, sporchi e cattivi che sta comunicando con i suoi uomini. E la faziosità, nella logica di un segugio, non può rappresentare un reato. Ecco perché non ha cancellato nulla.

 

italo bocchinoitalo bocchino

È altresì evidente che se Scafarto con i suoi colleghi parla di un' intercettazione di Romeo, da qualche parte deve averla letta, visto che non era lui l' addetto all' ascolto. I giornalisti sovreccitati che stanno cercando di prosciogliere Renzi senior anzitempo non sbagliano quando sottolineano che Scafarto dopo aver ricevuto le giuste informazioni non ha corretto il tiro. Nella spasmodica ricerca della prova il capitano ha sbagliato.

 

Ma i cronisti non sono stati altrettanto puntuali nel riportare la seconda parte della chat, quella che dimostra che forse ci troviamo di fronte a un abbaglio o a un errore collettivo. Infatti il 7 gennaio Scafarto invia questo messaggio ai suoi uomini: «Per due giorni interrompete tutto e leggetevi l' informativa. Se ci sono errori evidenziateli in giallo e avvertitemi». Il messaggio viene inviato a 11 carabinieri, tra cui probabilmente anche i testimoni dell' accusa di questi giorni.

 

scafartoscafarto

Insomma il capitano concede ai suoi collaboratori due giorni interi di lavoro per inviargli appunti, aggiunte ed eventuali correzioni. Ma in quei due giorni a quanto risulta alla Verità non succede nulla, non ci sono obiezioni di rilievo, soprattutto sulla famosa intercettazione attribuita in modo errato.

 

Ricapitoliamo: Scafarto inizialmente acquisisce un dato sbagliato, lo inserisce nell' informativa, chiede delucidazioni sul punto, le riceve, non modifica il passaggio incriminato (all' interno di oltre 900 pagine), ma sottopone l' informativa alla lettura di un' altra decina di colleghi, lasciandone traccia sui suoi messaggi Whatsapp, per evitare che si verificassero errori. Si comporta così un aspirante manipolatore? Abbiamo dei dubbi.

 

ALFREDO MAZZEI E GIORGIO NAPOLITANO ALFREDO MAZZEI E GIORGIO NAPOLITANO

Resta la gravità di non aver riascoltato l' audio con le proprie orecchie, cosa che gli avrebbe permesso di correggerlo autonomamente. Invece quell' intercettazione farlocca è rimasta al suo posto. Però grazie alla chat completa scopriamo che quell' errore può essere considerato collettivo e non si può certo pensare che un intero gruppo di carabinieri volesse avallare un progetto criminale.

 

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