mose venezia come bancomat

ORSONI E CAPRONI (ESPIATORI) - SCARICATO DA TUTTI, IL SINDACO DI VENEZIA VUOTA IL SACCO DELLA MONNEZZA SU RENZI: “IL PD PRENDEVA SOLDI DAL CONSORZIO VENEZIA NUOVA. MAZZACURATI ME LO RIPETEVA DI CONTINUO: MA COSA STAI A PREOCCUPARTI, HO AIUTATO TUTTI I TUOI PREDECESSORI”

Stefano Zurlo per "il Giornale"

 

Giorgio OrsoniGiorgio Orsoni

«Faceva tutto il partito». Altro che pecora nera. Giorgio Orsoni non ci sta a recitare la parte del capro espiatorio e racconta ai magistrati un'altra verità, molto più semplice: il Pd prendeva soldi dal Consorzio Venezia Nuova, esattamente come gli altri partiti.

 

«Io non ho preso soldi, li ha presi il partito, era il partito a gestire i finanziamenti, io non so nulla sulla genesi di quei contributi». E ancora: «Giovanni Mazzacurati me lo ripeteva di continuo: Ma cosa stai a preoccuparti, ho sempre fatto così, ho aiutato tutti i tuoi predecessori». 

 

mazzacurati giovannimazzacurati giovanni

Orsoni si sente usato dai compagni che poi lo hanno scaricato al primo stormir di fronda. Lui in cella e loro a pontificare sul sindaco che aggirava la legge. È troppo. E nel verbale firmato lunedì il primo cittadino lascia trasparire la rabbia per questo abbandono e per l'ipocrisia sparsa a piene mani dalle prime e seconde file del Pd veneto.

 

Non parla di Roma, perché non ne è a conoscenza, ma quel che accadeva in laguna lui ce l'ha chiaro. Fin troppo: «Mi hanno invitato a candidarmi. Ala fine ho ceduto. E in vista della campagna elettorale 2010, mi hanno detto di andare a battere cassa da Mazzacurati. C'era bisogno di soldi. Tanti soldi. Io ho accettato, ma non ho visto un euro. Gestivano tutto loro».

 

Chi? Orsoni, amareggiato e ormai con un diavolo per capello, fa i nomi. I tre nomi di chi ha gestito la sua elezione quando vinse il duello con Renato Brunetta: Michele Mognato, Giampietro Marchese, David Zoggia. In sostanza, il terzetto che aveva fra le mani il partito nel 2010. 

Davide Zoggia Davide Zoggia

 

Mognato è deputato, Marchese è consigliere regionale ed è uno dei politici finiti in cella nella retata della scorsa settimana, Zoggia è pure parlamentare ed è il volto più noto fra i tre. All'epoca era responsabile Enti locali del Pd, perfettamente inserito negli ingranaggi della ditta bersaniana. Non solo: si era guadagnato una certa popolarità con la frequentazione dei salotti televisivi.

 

Ora Orsoni accusa tutti e tre. Quei tre erano il partito e gestivano in tutto e per tutto i suoi finanziamenti. Lui, se ha una colpa, è quella di aver prestato la propria faccia e la propria autorevolezza alla commedia degli equivoci. Oggi prova a ribattere punto su punto e a risollevare un'immagine offuscata. 

Miguel Gotor Flavio Zanonato Davide Zoggia Miguel Gotor Flavio Zanonato Davide Zoggia

 

«Non possono confondermi con chi maneggiava i soldi pubblici ? spiega ai pm ? il partito spingeva, io ho ubbidito. Punto». I calcoli non sono così semplici, ma le cifre in gioco, fra contributi in bianco e in nero, superano quelle circolate sui giornali fin qui: in realtà il partito avrebbe incassato dal Consorzio quasi un milione di euro. 

 

Parte con contributi illeciti, parte con contributi solo apparentemente leciti, perché anche in quel caso la norma veniva aggirata: per non far comparire la solita manona del Consorzio, i soldi formalmente uscivano dalle imprese che però li recuperavano attraverso il più che collaudato meccanismo delle false fatture.

 

PIERGIORGIO BAITA jpegPIERGIORGIO BAITA jpeg

Era il partito a gestire tutti quei soldi. Anzi, il sindaco offre un dettaglio che la dice lunga sulla voracità della classe politica: «Alla fine qualcosa era avanzato». Una piccola parte dei contributi in chiaro. Qualche migliaio di euro, ancora in cassa alla fine della campagna elettorale. «Ma il Pd pretese anche quei soldi». Tutti. Fino all'ultimo spicciolo.

 

Hanno preso le distanze dal sindaco. Adesso è il primo cittadino che prende le distanze dal sistema Venezia, col Pd seduto alla grande mangiatoia del Consorzio Venezia Nuova. E la rapidissima scarcerazione disposta dal gip, con tanto di parere favorevole della procura, pare proprio il sigillo sul racconto di Orsoni. 

 

Di più, l'accordo che si profila, con una pena di soli 4 mesi, sembra delineare una clamorosa sproporzione fra accuse e realtà dei fatti. Quattro mesi, convertibili in pena pecuniaria, sono davvero il minimo sindacale. Insomma, chiarito il ruolo di Orsoni ora per la procura inizia una nuova fase. 

 

foto aerea mose venezia foto aerea mose venezia

Esplorare gli ingranaggi del sistema delle mazzette in casa Pd. Certo, Mazzacurati, come afferma Orsoni davanti giudici, mostrava una grande consuetudine con i suoi compagni di partito. Il sistema funzionava da anni e nessuno l'aveva mai messo in discussione. Per ora nei guai c'è Marchese, ribattezzato a torto o a ragione da qualche giornale il Greganti del Veneto. Si vedrà. In ogni caso le responsabilità di Orsoni si diluiscono dentro quelle del partito. 

 

E della sua nomenklatura, almeno in Veneto. Ma la ricerca dei riscontri comincia proprio dai finanziamenti per l'elezione del sindaco nel 2010. Un tesoretto da non sottovalutare: quasi un milione. Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, della Mantovani, hanno sempre detto di aver preparato le buste per Orsoni. Buste che venivano smistate da Federico Sutto, il postino delle mazzette. A chi le consegnava Sutto? Finora il dipendente del Consorzio Venezia Nuova non ha dato una risposta chiara. Ora i pm hanno una pista che porta direttamente al partito.

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