SCENEGGIATA NAPOLITANA - UNA VOLTA RE GIORGIO ERA IL PALADINO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA - QUANDO IL COLLE NON ERA OCCUPATO DA LUI, MA DA BONANIMA COSSIGA, BELLA NAPOLI SPARAVA A ZERO SUL PRESIDENTE, FOTTENDOSENE DEL RISPETTO REVERENZIALE CHE OGGI DICE ESSERE DOVUTO AL QUIRINALE - I PROTAGONISTI, NEL 1991, ERANO GLI STESSI DI OGGI: NAPOLITANO E MANCINO, PONTIFICANDO DALLE COLONNE DE “L’UNITÀ”, ATTACCAVANO L’ODIATO GIULIANO AMATO...

Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

Bei tempi quando al Quirinale c'era Francesco Cossiga. Politici e giornalisti potevano dire di tutto sul Presidente, e quando qualcuno provava a fare il corazziere di complemento veniva travolto da autorevoli padri della Patria, schierati come un sol uomo in difesa della libertà di opinione e di stampa. Il Fatto Quotidiano non c'era ancora, purtroppo. C'era invece Giuliano Amato, vicesegretario socialista, braccio destro di Bettino Craxi. A lui nemmeno allora andava giù che si criticasse il Colle. Disse un giorno: "Il capo dello Stato è oggetto di un'autentica campagna che, a ondate successive, persegue l'esplicito scopo di destabilizzare le istituzioni".

Due giorni fa Napolitano ha rispolverato la formula utilizzata 21 anni fa dall'amico socialista: "Si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del presidente". E ancora ieri sera l'Ansa ci segnalava che "i collaboratori del presidente si interrogano su chi possa esserci dietro, sulla regia dell'operazione". Stesse parole, contesti simili. Nella primavera del 1991 la Prima Repubblica agonizzava sotto i colpi dell'antipolitica (Lega Nord, referendum elettorali di Mariotto Segni), i partiti strologavano di riforme istituzionali in senso presidenziale e l'inquilino del Quirinale era nervoso. E se oggi Napolitano parla di "insinuazioni", Cossiga, che era più scoppiettante, parlava di "miserabili insinuazioni". Sarà forse per quell'aggettivo di troppo, e perché l'insulto era rivolto a lui, che Eugenio Scalfari parlò di "attentato alla libertà di stampa". Ma erano altri tempi.

Amato, ancora craxiano, era in minoranza. Le sue accuse contro le strategie destabilizzanti facevano inorridire i difensori della democrazia. Così il cronista politico de l'Unità Pasquale Cascella (oggi portavoce di Napolitano) intervistò il presidente dei senatori Dc, Nicola Mancino, e gli alzò la palla con maestria: "Qui girano sospetti di un complotto...". E Mancino, che allora al Quirinale non si poteva neppure avvicinare, perché Cossiga quando invitava i maggiorenti Dc lo lasciava fuori, schiacciò la palla come compete a un vero democratico : "Allora, Amato farebbe bene a fare nomi e cognomi dei complottatori. Per quanto ci riguarda l'idea di una nostra compartecipazione al complotto è semplicemente ridicola". L'intervista uscì sul giornale fondato da Antonio Gramsci il 2 maggio 1991. E quel giorno lo scontro diventò incandescente.

A fianco di Mancino, e contro Amato, scese in campo, ebbene sì, Giorgio Napolitano, firmando un duro articolo destinato alla prima pagina de l'Unità. La sua linea su Cossiga ipotizzava tre strade: l'impeachment, le dimissioni volontarie, o la decisione del presidente della Repubblica di "astenersi da interventi impropri". L'altezza del Colle non lo intimoriva certo. E per l'amico socialista furono sonori schiaffoni. Scrisse il futuro sacerdote dell'intoccabilità del Colle (se occupato da lui): "C'è da chiedersi a chi possa giovare il sempre più ostentato schierarsi del Psi come ‘partito del presidente', contro tutti i supposti protagonisti e complici di un presunto complotto contro il capo dello Stato".

E ancora: Cossiga, "è purtroppo attivamente coinvolto in una spirale di quotidiane polemiche, di difese e di attacchi di carattere personale e politico, fino alla sconcertante e francamente inquietante distribuzione di etichette e di voti a giornali". Poi il colpo finale al povero braccio destro di Craxi: "Perché Amato non confuta nel merito le tesi di chiunque tra noi, come sarebbe legittimo, anziché emettere indistinte denunce, riferendosi a una campagna contro il capo dello Stato che sarebbe stata promossa non si sa bene da chi e per quali calcoli, e di cui sarebbe partecipe il Pds? Non ci si risponda con la facile formula del ‘partito trasversale'".

E infatti Amato non evocò il partito trasversale, ma si limitò a evocare, con 21 anni di anticipo, l'asse Napolitano-Mancino: "Ho parlato di campagna, non di complotto. Spiace dover constatare che prima Mancino, poi Napolitano ritengano che si tratti della stessa cosa". Proprio come oggi. Campagna, complotto, notizie, tutto uguale, tutto sbagliato, tutto vietato. Che nostalgia dei tempi di Cossiga, quando la libertà dei giornalisti era difesa da Napolitano.

 

FRANCESCO COSSIGAgiorgio napolitano Mario SegniNICOLA MANCINO GIULIANO AMATO CRAXI BETTINO

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