1- SCHERZI DA PRETE! "IO INFILTRATO DELLO SPIRITO SANTO NELLA CHIESA DEL PECCATO"! 2- OLTRE ALL’OVVIO RINVIO A GIUDIZIO DEL “CORVO ESPIATORIO” PAOLETTO GABRIELE, SBUCA, ACCUSATO DI FAVOREGGIAMENTO, ANCHE TALE CLAUDIO SCIARPELLETTI, CONOSCENTE DI GABRIELE E ANALISTA PROGRAMMATORE DELLA SEGRETERIA DI STATO VATICANA 3- FRA IL MATERIALE SEQUESTRATO AL MAGGIORDOMO, I GENDARMI HANNO RINVENUTO ANCHE VARIE REGALIE AL PONTEFICE:"UN ASSEGNO DEL 26 MARZO 2012 INTESTATO A SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI RELATIVO A UNA SOMMA DI 100MILA EURO, UNA PEPITA PRESUNTA D'ORO E UNA EDIZIONE DELLA TRADUZIONE DELL'ENEIDE DI ANNIBAL CARO DEL 1581" 4- GABRIELE RACCONTA DI AVERE INCONTRATO IL GIORNALISTA GIANLUIGI NUZZI, AUTORE DEL LIBRO 'SUA SANTITÀ', NELL'APPARTAMENTO DI QUEST'ULTIMO, IN VIALE ANGELICO 5- L’”INFILTRATO DELO SPIRITO SANTO” HA PRECISATO POI DI NON AVER "RICEVUTO VERSAMENTI IN DENARO O ALTRI BENEFICI" E DI AVER AGITO SPINTO "DALLA MIA FEDE PROFONDA E DAL DESIDERIO CHE NELLA CHIESA SI DOVESSE FAR LUCE SU OGNI FATTO"

VIDEO Paolo Gabriele serve a tavola il Papa 2 http://video.repubblica.it/dossier/scandalo-vaticano/vaticano-paolo-gabriele-serve-a-tavola-il-papa/96419/94801?ref=HREA-1

Repubblica.it

Paolo Gabriele, l'aiutante di camera del Papa arrestato il 23 maggio con l'accusa di aver sottratto documenti riservati dall'appartamento di Benedetto XVI, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di furto aggravato 1. Ma la vera novità è che c'è un secondo indagato: per favoreggiamento andrà a processo anche Claudio Sciarpelletti, conoscente di Gabriele e analista programmatore di prima classe dipendente della Segreteria di Stato vaticana.

Era stato arrestato, senza che finora se ne sapesse nulla, lo scorso 25 maggio e rimesso in libertà il giorno dopo. Il suo ruolo, ha puntualizzato il portavoce vaticano Federico Lombardi, è "marginale" in quanto "non è un complice", "rischia poco o nulla". Sciarpelletti è stato sospeso 'ad cautelam', essendoci un procedimento nei suoi confronti e riceve lo stipendio.

Un assegno del Papa da 100.000 euro. Nella sentenza di rinvio a giudizio del giudice istruttore Piero Antonio Bonnet si legge tra l'altro che fra il materiale sequestrato al maggiordomo del Pontefice, i gendarmi hanno rinvenuto anche "un assegno del 26 marzo 2012 intestato a Sua Santità Benedetto XVI relativo a una somma di 100mila euro, una pepita presunta d'oro e una edizione della traduzione dell'Eneide di Annibal Caro del 1581".

Si tratta di oggetti che erano stati regalati a papa Ratzinger. Gabriele ha giustificato questa circostanza con il caos nel quale erano le sue cose. Riguardo al ritrovamento della copia antica dell'Eneide, Gabriele ha dichiarato in istruttoria: "ricordo che avendo mio figlio cominciato lo studio di quel poema chiesi a monsignor Gaenswein se potevo far vedere il libro al professore di mio figlio. Lui mi disse di sì e il libro rimase a casa mia in attesa di essere restituito".

I magistrati vaticani nella requisitoria e sentenza pubblicate oggi "non affermano, ma neppure escludono - ha spiegato padre Lombardi - la possibilità di continuare le indagini su eventuali complici di Paolo Gabriele" e su "eventuali rogatorie internazionali". Lombardi ha spiegato che il maggiordomo del Papa "rischia da uno a sei anni".

"Facciamo un passo per volta" ha detto Lombardi, l'"istruttoria vaticana va avanti, anche con tempi consistenti per la sua meticolosità, difficile fare passi avanti se non hai ancora compiuto quelli iniziati". Comunque per ulteriori sviluppi nella vicenda, ha aggiunto Lombardi, è ragionevole pensare che si andrà a non prima del 20 settembre.

Gabriele: "Chiedo perdono al Papa. L'ex dipendente del Vaticano Gabriele ha inviato una lettera di richiesta di perdono al Papa tramite la Commissione cardinalizia. Negli interrogatori a cui è stato sottoposto durante la detenzione, Gabriele racconta di avere incontrato il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del libro 'Sua Santità', nell'appartamento di quest'ultimo, in viale Angelico.

L'ex maggiordomo ha precisato di non aver "ricevuto versamenti in denaro o altri benefici" e di aver agito spinto "da diverse ragioni quali i miei interessi personali, inoltre ritenevo che anche il Sommo Pontefice non fosse correttamente informato su alcuni fatti". "In questo contesto fui spinto anche dalla mia fede profonda e dal desiderio che nella Chiesa si dovesse far luce su ogni fatto", ha detto Gabriele.

La versione del maggiordomo. Gabriele riferisce anche di essere stato intervistato anonimamente da Nuzzi per la trasmissione 'Gli Intoccabili' (La7). Nel documento, presentato oggi in Vaticano, si riferisce anche di un confronto tra Gabriele e il segretario del Pontefice, monsignor Georg Gaenswein, al momento in cui quest'ultimo, accertato il furto delle carte riservate, ha comunicato a Paolo Gabriele la sospensione 'ad cautelam'.

"Lui ha allora detto che in questo modo era stato trovato il capro espiatorio della situazione. Molto freddamente - prosegue Gaenswein a quanto riportato sul dispositivo di rinvio a giudizio - mi ha poi detto che era tranquillo e sereno avendo avuto un colloquio con il suo padre spirituale". Gabriele riferisce di aver passato le stesse carte date a Nuzzi anche a questo padre spirituale, il quale - sempre secondo la sentenza della magistratura vaticana - ha poi bruciato i documenti.

"Io infiltrato dello Spirito Santo nella Chiesa". Ero sicuro - spiega ancora Gabriele nella sentenza di rinvio a giudizio - che uno shock, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario. Inoltre nei miei interessi c'è sempre stato quello per l'intelligence, in qualche modo pensavo che nella Chiesa questo ruolo fosse proprio dello Spirito Santo, di cui mi sentivo in certa maniera un infiltrato".

Lombardi: "Non si ipotizza movente economico". Al "movente economico" come ispiratore degli atti gravi compiuti da Gabriele non si crede molto, ha detto Lombardi. "Non ho sentito nessuno, neanche i giudici, parlare di movente economico", ha riferito il portavoce vaticano padre Federico Lombardi.

La perizia psichiatrica. Nel documento si afferma inoltre che durante la detenzione, iniziata con l'arresto del 23 maggio e conclusa con la concessione degli arresti domiciliari il 21 luglio, Gabriele è stato sottoposto a una perizia psichiatrica. La magistratura vaticana non ha ritenuto, però, che emergesse un profilo psicologico tale da non poter considerare imputabile il maggiordomo del Papa.

Il Vaticano ha pubblicato integralmente la requisitoria del promotore di giustizia e la sentenza del giudice istruttore che chiude la fase istruttoria contro Paolo Gabriele. Nei testi mancano però solo i nomi dei testimoni, a parte mons. Georg Gaenswein, che era "talmente ovvio - ha detto Lombardi - e lui stesso ne ha convenuto". I nomi non sono fatti "per un principio di correttezza e riservatezza non c'è nessuna decisione particolare".

Il legale di Gabriele. "La sentenza di rinvio a giudizio è stata notificata stamattina al signor Paolo Gabriele e ai suoi avvocati, è stata letta insieme e approfondisce in modo non esaustivo, trattandosi unicamente di sentenza di rinvio a giudizio, alcuni elementi cui già avevamo fatto cenno in precedenza", ha detto Carlo Fusco, avvocato di Gabriele.

 

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