SCOPA CHE È MEGLIO! - STASERA A BERGAMO TUTTI CON LA SCOPA IN MANO PER CHIEDERE “PULIZIA” NEL PARTITO E SALVARE IL SALVABILE, COME AUSPICATO DA MARONI - SUL PALCO I TRIUMVIRI, MA C’È GIÀ CHI DICE CHE “BOBO VERRÀ ELETTO PER ACCLAMAZIONE” - AL CONGRESSO DI GENNAIO A VARESE I PRIMI CENNI DELLA DECADENZA DI BOSSI, CON LA BASE DEL PARTITO SCHIERATA TUTTA CON MARONI - IL SENATÙR STAVOLTA NON CI SARÀ: “HA PAURA DEI ‘BUUU’”...

Giovanni Cerruti per "La Stampa"

Sarà la notte delle scope, almeno cento leghisti sul palco di Bergamo con la ramazza in mano. Che ci sia o non ci sia, sarà la notte più difficile per Umberto Bossi e la Lega sfregiata.

Pulizia, pulizia, pulizia. La Lega è già altro, o già di altri. Renzino Bossi che lascia la Regione e torna a casa. Rosi Mauro che sta per consegnare le chiavi del ufficio, e dell'appartamento, da vice presidente del Senato. Forse non basta, forse non è finita qui. E non bastano le scope, quelle vanno bene per un pollaio o un pavimento. Qui è la casa che traballa. E dovranno provvedere subito, nella Bergamo dei «magùtt», muratori tra i più veloci.

Vado o non vado? Deciderà all'ultimo, il vecchio Bossi stravolto dalle giornate di una Pasqua da dimenticare. È solo, alle due del pomeriggio, quando esce dalla villetta di Gemonio. Il Cerchio Magico è svanito, anche la Rosi è sparita. Nelle sue poche parole la bugia di un padre che nonostante tutto cerca di difendere il figlio, «erano due mesi che mi diceva che era stufo di stare in Regione, lì non si trovava bene». Dimissioni dal Consiglio regionale, non dalla Lega. Un minimo sindacale. Basteranno a placare scope e «magùtt»? Basteranno ad evitare fischi, o peggio cori e insulti e altro ancora?

Questo martedì, per quel molto che resta ancora della Lega, si aprirà di buon'ora. Con Roberto Calderoli, Manuela Dal Lago e Roberto Maroni, i tre neo segretari coordinatori, che si sono dati appuntamento in via Bellerio. C'è da preparare la serata, appunto. C'è da salvare il massimo del salvabile di Umberto Bossi. C'è, anche, da stare attenti. I leghisti che l'hanno sempre seguito, quelli che lo vorrebbero seguire ancora, chi l'ha conosciuto bene, aspettano le mosse del Condottiero stanco, se davvero si metterà in disparte oppure no. Dalla sacca di furbizie potrebbe cavare qualche sorpresa. E tentare di resistere, resistere, resistere.

Alla Fiera di Bergamo stasera come a Varese, al teatro Apollonio, il 18 gennaio. In mezzo, gli 80 giorni che hanno cambiato la Lega. A Varese, all'ultimo momento, Bossi aveva deciso di esserci. Le sezioni leghiste, sindaci, parlamentari, militanti, avevano riempito quel teatro per dimostrare solidarietà a Bobo Maroni, colpito cinque giorni prima dal perentorio ordine partito dal tinello di Gemonio, dalla Lega di Famiglia&Famigli: Maroni non può parlare ai militanti. Ordine rinculato il giorno dopo, con una telefonata di Bossi: «Guarda che non è vero che non puoi andare nelle sedi, è tutta colpa di intermediari confusionari...».

Non ha mai detto, Bossi, chi siano questi intermediari confusionari. Ma certo si dev'esser preoccupato parecchio se anche la sezione di Gemonio, a cento metri da casa, si era schierata con Bobo e la sua voglia di «Lega degli onesti». Quella sera, a Varese, si erano presentati all'Apollonio tenendosi per mano. Bobo, poi, aveva detto tutto quel che aveva da dire, e si capivano i riferimenti al tesoriere Belsito, a Rosi e al suo sindacato fatuo, «a chi vorrebbe cacciarmi e dovrebbe essere cacciato». Sul palco erano seduti a un tavolino, come al bar. In mezzo, come un cameriere che aspetta l'ordinazione, Calderoli.

È in quei giorni, e i carabinieri non avevano ancora bussato in via Bellerio, che i big della Lega capiscono che qualcosa si è rotto, che la Lega di una volta non c'è più. La domenica dopo, 22 gennaio, il corteo di Milano si chiude con i fischi a Bossi, che non ha dato la parola a Bobo. Con Renzo che dirà non è vero, «è colpa del sincrono tra audio e video». Con Rosi Mauro che per tutto il corteo aveva cercato l'abbraccio e il bacio di Bobo, e lui l'ha sempre schivata, o forse proprio schifata. Tutto cambia, da quella domenica. I carabinieri stavano già registrando, i signorotti della Lega si stavano già riposizionando...

Non è per infierire - perché non ce ne sarebbe bisogno -, ma le cronache di quelle giornate raccontano storie che scope e «magùtt» non sembrano aver dimenticato. Nelle 24 ore della mordacchia a Maroni quanti sono i signorotti della Lega che hanno alzato il ditino per dire no, che hanno messo un post su Facebook, che hanno chiamato Bobo? Pochi minuti prima della rinculata di Bossi, al Palazzo dei

Congressi di Stresa, Calderoli scomunicava i leghisti che avevano deciso di ritrovarsi a Varese con un vibrante «Non possono! Non possono!». E Roberto Cota, lì accanto: «Ma parliamo di cose serie, del governo Monti che affama le nostre famiglie...».

Perché stasera ci saranno leghisti che la scopa la vogliono usare davvero. E c'è chi poi, nella notte, è pronto a trasferirsi in via Bellerio per occupare la sede con visibili colpi di ramazza in certe stanze. O chi vuole portare il cartello che è già pronto da gennaio: «Il colore della Padania è verde, non Marrone», come il cognome di Manuela, la moglie di Bossi. Per Rosi Mauro si va nel greve. Di sicuro andrà bene a Roberto Maroni. «Sarà un congresso straordinario organizzato dalla base - anticipano i messaggi via telefonino - Bobo verrà eletto per acclamazione!». «Non ci ingannano più, faremo fuori la "Banda dei Maialini"!».

Deve passare questa giornata prima della notte delle scope, e le dimissioni di Renzo potrebbero non bastare. C'è chi, come Maroni, non nasconde che questa Lega può ripartire solo da due parole semplici, «credibilità» e «dignità». Merce rara, mentre si attendono le decisioni di Bossi: che potrebbe anche disertare la serata e aspettare il giorno dopo, magari per dire che questa non è più la sua Lega, e quindi... «Io che lo conosco meglio di sua moglie e di sua mamma scommetto che a Bergamo non ci va - dice Pino Babbini, il suo autista degli anni belli -. Ha paura dei "buuu", ma la Lega lui non la lascia». Piuttosto la sfascia.

 

RENZO BOSSI - TROTAPIER MOSCA E ROSI MAUROcalderoli-robertoROBERTO MARONI FRANCESCO BELSITO CON UMBERTO BOSSIUMBERTO BOSSI CON MANUELA MARRONE jpegFrancesco BelsitoROSI MAURO E MARONI

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?