luigi di maio khalifa haftar

CON LA SCUSA DELLE BOMBE SUI CADETTI, L'UE SCARICA DI MAIO: NIENTE MISSIONE IN LIBIA. BRUXELLES NON VUOLE AFFIDARSI AL NOSTRO MINISTRO DEGLI ESTERI PER GESTIRE LA CRISI - INTANTO LE FORZE DI HAFTAR SI PRENDONO SIRTE, SCACCIANDO LE MILIZIE CHE SOSTENGONO AL SERRAJ - GIGGINO RIPIEGA SU CAIRO, ALGERI E TUNISI

 

 

  1. LIBIA: DI MAIO, L'8 VADO AL CAIRO, POI ALGERI E TUNISI

 (ANSA) - La Libia "che dista a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste" è "una delle priorità" per l'Italia. E' quanto scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che sottolinea: "Sono in continuo contatto con i miei omologhi europei e non solo. L'8 sarò al Cairo, poi Algeria e Tunisia. Questo pomeriggio faremo il punto alla Farnesina sugli ultimi sviluppi".

 

 

  1. LIBIA: MEDIA, FORZE DI HAFTAR PRENDONO SIRTE

LUIGI DI MAIO E SERRAJ

 (ANSA) - Le forze del generale Khalifa Haftar, secondo Al Arabiya, sarebbero entrate a Sirte scacciando le milizie che sostengono l'esecutivo del premier Fayez al-Sarraj. "Le milizie del Governo di accordo nazionale si ritirano da Sirte. L'Esercito arabo libico entra a Sirte", scrive un tweet dell'emittente di sole notizie al-Hadath del gruppo Al-Arabiya citando il proprio corrispondente e riferendosi all'importante città libica sull'omonimo Golfo.

 

"L'Esercito nazionale libico controlla la base della brigata al Saedi all'est di Sirte", precisa un altro tweet dell'emittente panaraba riferendosi alle milizie di cui il maresciallo di campo Haftar è comandante generale. "La Marina dell'Esercito libico controlla il porto di Sirte secondo fonti di al-Arabiya al-Hadath", viene aggiunto. "L'Esercito nazionale libico (Lna) controlla la maggior parte di Sirte", sostiene anche il sito The Libyan Address, molto vicino alle forze di Haftar. Per contro un tweet del Libya Observer, sito filo-Sarraj, scrive che "scontri scoppiano 20 km a est della città di Sirte tra forze governative e gruppi di miliziani di Haftar".

 

 

  1. L'EUROPA SCARICA L'INUTILE DI MAIO: NIENTE MISSIONE E LA LIBIA È SOLA

Gian Micalessin per ''il Giornale''

 

LUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTAR

Di Maio chi è costui? Risposta semplice. È il vero Carneade della politica internazionale. Con una differenza. Il filosofo di Cirene su cui s' arrovellava don Abbondio era stato semplicemente dimenticato. Il capo della nostra diplomazia viene, invece, ignorato. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo l' ha depennato dalla lista dei ministri degli esteri europei con cui ha discusso la crisi irachena. I capi della diplomazia di Francia, Germania e Inghilterra che accompagnati dell' Alto Commissario Europeo Joseph Borrell dovevano seguirlo in Libia sono pronti scaricarlo.

 

Appigliandosi al sanguinoso bombardamento della scuola militare di Tripoli vogliono far abortire la presunta missione europea che, nelle promesse di un Di Maio reduce dalla trasferta libica del 17 dicembre, doveva rilanciare la nostra posizione nell' ex colonia, contenere l' influenza della Turchia e ridurre a più miti consigli un generale Khalifa Haftar appoggiato da Russia, Egitto ed Emirati Arabi. Con tutta probabilità, invece, non se ne farà nulla.

 

La visita alla Farnesina di quest' oggi del ministro tedesco Heiko Maas accompagnato da Josep Borrell servirà proprio ad annunciare la cancellazione della missione. La motivazione ufficiale è, assai banalmente, l' impossibilità di discutere con un Haftar responsabile di una strage da lui stesso rivendicata. Peccato che in guerra lo scopo delle mediazioni sia, per l' appunto, far discutere i nemici più impresentabili.

 

luigi di maio emmanuel macron

Ma questo poco conta. Il motivo reale è la scarsa disponibilità dell' Europa ad affidarsi - in una situazione complessa come quella libica - ad un personaggio insignificante come il nostro ministro degli Esteri. Un' insignificanza che persino l' agenzia ufficiale cinese Xinhua ritenne doveroso sottolineare segnalando, lo scorso 5 settembre, la nomina di un «ministro non laureato con capacità molto limitate nelle lingue straniere che ha sempre dimostrato scarso interesse per le questioni globali».

 

Purtroppo però sarà l' Italia, e non il governo giallo-rosso, la prima a pagare le dure conseguenze di una Farnesina senza timone e assolutamente incapace d' esercitare un' azione diplomatica e strategica di fronte agli scenari bellici che dall' Irak alla Libia ne mettono a rischio sicurezza e interessi nazionali.

 

Consumatosi lo sgambetto europeo a Di Maio l' Italia non potrà far altro che attendere quell' incontro di mercoledì 8 gennaio ad Ankara in cui il presidente turco Recep Tayyp Erdogan e quello turco Vladimir Putin, i due nuovi dioscuri dei destini libici, discuteranno la spartizione dei rispettivi interessi nei territori della nostra ex colonia.

AL SERRAJ ERDOGAN

 

Ad aver la meglio con tutta probabilità sarà ancora una volta Vladimir Putin. Oltre appoggiare Haftar e ad intrattenere ottimi rapporti con tutti i suoi alleati - dall' Egitto all' Arabia Saudita dalla Francia agli Emirati - il presidente russo non ha mai interrotto il dialogo con il governo di unità nazionale di Tripoli guidato dal premier Fayez Al Serraj.

Proprio per questo il vero ago della bilancia capace, come ha già fatto in Siria, di ridurre a più miti consigli la Turchia garantendo però a Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita il contenimento della Fratellanza Musulmana appoggiata da Ankara, sarà ancora una volta il capo del Cremlino.

 

In cambio pretenderà il riconoscimento di quelle concessioni di sfruttamento petrolifero e di quei contratti per la costruzione della ferrovia tra Sirte e Bengasi che la Russia ottenne dal Colonnello Gheddafi - nel lontano 2010 - grazie anche alla mediazione dell' Italia guidata da Silvio Berlusconi. Dieci anni dopo l' Italia di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio può soltanto sperare nelle memoria e nella riconoscenza di Vladimir Putin. Sarà lui, se ne avrà voglia, a garantirci un briciolo d' influenza dopo la fulminante impresa di un governo giallo rosso riuscito in pochi mesi a declassarci da nazione guida a ultima ruota del carro libico.

JOSEP BORRELL

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