1- GOTTI TEDESCHI TEMEVA DI FINIRE COME ROBERTO CALVI, IMPICCATO CON UNA MESSINSCENA AL PONTE DEI FRATI NERI DI LONDRA. NEGLI ULTIMI MESI IL “BANCHIERE DEL PAPA” AVEVA ASSOLDATO UNA SCORTA PRIVATA E SI ERA RIVOLTO A UN’AGENZIA DI INVESTIGAZIONE. SAPEVA BENE PERÒ CHE I VIGILANTES NON RAPPRESENTAVANO PER LUI UNA GARANZIA DI SOPRAVVIVENZA. LA SUA POLIZZA SULLA VITA ERANO LE CARTE CHE AVEVA MANEGGIATO, I SEGRETI CHE CUSTODIVA. PER QUESTA RAGIONE, COME POLIZZA SULLA VITA, AVEVA STILATO IL MEMORIALE, CONSEGNATO AGLI AMICI PIÙ FIDATI, CON UNA POSTILLA A VOCE: “SE MI AMMAZZANO, QUI DENTRO C’È LA RAGIONE DELLA MIA MORTE” 2- I PM SONO IN POSSESSO DI CONVERSAZIONI CHE RIGUARDANO GEORG GANSWEIN E TARCISIO BERTONE, SU ARGOMENTI DELICATISSIMI. TROVATI UNA SERIE DI DOSSIER SU PERSONAGGI IMPORTANTI CHE POTREBBERO AVERE AVUTO RAPPORTI CON GOTTI E CON LO IOR

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

Ettore Gotti Tedeschi temeva di essere ucciso e aveva preparato - come polizza sulla vita - un memoriale sui i segreti dello IOR. L'ex presidente della cosiddetta banca vaticana, dal settembre 2009 al maggio 2012, aveva consegnato un paio di esemplari del dossier agli amici più fidati, con una postilla a voce: "Se mi ammazzano, qui dentro c'è la ragione della mia morte".

Martedì scorso, una copia del dossier sullo IOR è stata trovata dagli uomini del capitano Pietro Raiola Pescarini, il comandante del Nucleo Operativo del NOE, quando i Carabinieri dell'ambiente hanno perquisito l'abitazione di Gotti su delega della Procura di Napoli.

Proprio per approfondire il contenuto del dossier sullo IOR ieri sono decollati alla volta di Milano i vertici della Procura di Roma. I quattro pm, Giuseppe Pignatone e Nello Rossi di Roma, Henry J. Woodcock e Vincenzo Piscitelli di Napoli, hanno interrogato per tre ore e mezza l'ex presidente dello IOR, visibilmente impressionato dalle informazioni raccolte dagli investigatori, anche grazie alle intercettazioni.

PADRE GEORG E BERTONE
I pm sono in possesso persino di conversazioni che riguardano il segretario del Papa, Georg Ganswein e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, su argomenti delicatissimi. Inoltre a casa di Gotti Tedeschi sono stati trovati una serie di dossier su personaggi importanti che potrebbero avere avuto rapporti con il banchiere e con lo IOR. Centinaia di pagine che sono state fotocopiate, nome per nome, dossier per dossier, e consegnate ai pm romani.

Al termine di questo primo interrogatorio, che si è tenuto nella caserma del NOE immersa nel verde di via Pasuvio, alla periferia di Milano, concluso alle 18 anche per la stanchezza di Gotti Tedeschi, i magistrati si sono aggiornati a nuovi separati appuntamenti con il banchiere nella veste di indagato a Roma e di testimone a Napoli.

I pm di Roma hanno preso le carte attinenti alla loro indagine sulla violazione formale delle norme antiriciclaggio da parte dello IOR che sonnecchiava da un anno e mezzo, dopo il dissequestro di 23 milioni dello IOR, e che sembrava destinata all'archiviazione, per Ettore Gotti Tedeschi.

La svolta è arrivata dopo le perquisizioni ordinate all'insaputa della Procura di Roma che indagava sullo IOR dal 2010. Dopo l'interrogatorio di martedì condotto dai pm di Napoli (che dovrebbero indagare su Finmeccanica) era montata una certa "sorpresa" dei titolari dell'inchiesta romana, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Rocco Fava.

Una serie di telefonate tra due magistrati di grande esperienza come il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il reggente della Procura di Napoli, Alessandro Pennasilico, avevano stemperato gli animi. Martedì sera è stato organizzato un interrogatorio congiunto di Gotti Tedeschi nella veste di indagato alla presenza del suo avvocato.

Le carte trovate a casa di Gotti sono considerate di grande rilievo investigativo. Non capita tutti i giorni che un procuratore capo di Roma, per di più protetto con il massimo grado di allerta per le sue inchieste a Palermo e Reggio, si sposti in aereo dalla sera alla mattina. E non capita tutti i giorni che si faccia accompagnare dal comandante del Noe dei Carabinieri, il colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.

Così (insieme con Nello Rossi) il procuratore che ha arrestato Provenzano e il carabiniere che ha messo i ceppi a Riina, sono volati a Milano per interrogare, non Matteo Messina Denaro, ma l'ex banchiere del Papa.

L'ODORE DEI SOLDI
Un risultato inatteso dell'azione dei pm partenopei Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio che ex ante cercavano le prove del riciclaggio della presunta mazzetta da 10 milioni di euro, in ipotesi girata dal presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi alla Lega Nord e a Cl in occasione della vendita da 560 milioni di 12 elicotteri della controllata Agusta-Westland, al Governo Indiano.

Le carte sullo IOR sono emerse a sorpresa inseguendo questa mega-tangente, negata dai protagonisti, che per ora esiste solo nei racconti dell'ex direttore centrale Finmeccanica Lorenzo Borgogni. Indagando su Orsi, i pm napoletani si sono imbattuti nei primi mesi dell'anno nel suo amico Gotti Tedeschi che proprio in quel momento era al centro di uno scontro di potere epocale all'ìnterno del Vaticano. Se Orsi confidava a Gotti Tedeschi i suoi problemi con le inchieste giudiziarie, l'amico banchiere aveva problemi ben maggiori all'interno del Vaticano.

Nelle sue lunghe conversazioni di questi giorni con gli amici Gotti Tedeschi aveva confidato di avere scoperto in Vaticano cose di cui aver paura. Stimava sempre il Papa ma si fidava ormai di pochissime persone Oltretevere, come il presidente dell'AIF, l'Autorità Antiriciclaggio con la quale aveva cercato di fare sponda per aprire gli archivi segreti dello IOR, il Cardinale Attilio Nicora.

E poi il segretario del Papa George Ganswein, al quale cercava di spiegare perché la linea del segretario di stato Tarcisio Bertone, contraria ad aprire all'autorità giudiziaria italiana i segreti dei conti IOR, fosse miope e sbagliata.

"Se seguiamo la linea di Bertone, non usciremo mai dalla black list", spiegava ai suoi interlocutori Gotti Tedeschi, aggiungendo che forse era proprio quello che volevano i cardinali. Perché così potevano continuare a nascondere la verità alle autorità italiane. La sensazione è che Gotti Tedeschi nella contesa dello IOR, almeno da quanto emerso dagli atti di indagine dei magistrati napoletani, abbia svolto un ruolo positivo, opponendosi alle lobby contrarie alla trasparenza. E forse anche per questo temeva per la sua vita.

LA SCORTA
Si potrebbe pensare a un eccesso di preoccupazione dettata dallo stress se non fosse per i precedenti sinistri. Gotti Tedeschi era soprannominato "il banchiere del Papa" e temeva di fare la fine del "banchiere di Dio": Roberto Calvi, ucciso e impiccato con una messinscena al ponte dei Frati neri di Londra.

Negli ultimi mesi Gotti Tedeschi aveva assoldato una scorta privata e si era rivolto a un'agenzia di investigazione per avere protezione. Sapeva bene però che i vigilantes non rappresentavano per lui una garanzia di sopravvivenza. La sua polizza sulla vita erano le carte che aveva maneggiato, i segreti che custodiva. Per questa ragione aveva stilato il memoriale. Non immaginava però che sarebbe finito nelle mani della giustizia italiana.

 

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