CONTI CHE NON TORNANO – LA RECESSIONE SALVA IL GOVERNO RENZIE DALL’OBBLIGO DI FARE UNA MANOVRA CORRETTIVA – L’UE PRONTA A FARE SCONTI, MA VUOLE LA RIFORMA DEL LAVORO. E QUI, A OTTOBRE, CASCHERA’ RENZI…

Marco Zatterin per “La Stampa

 

COPERTINA DELL'ECONOMIST RENZI DRAGHI HOLLANDE MERKELCOPERTINA DELL'ECONOMIST RENZI DRAGHI HOLLANDE MERKEL

C’è la recessione, ma c’era anche di peggio. L’azienda Italia poteva produrre qualche magro decimo di punto di crescita e allora, salvo brusche correzioni di spesa e entrate, avrebbe corso il serissimo rischio di sentirsi chiedere altri «sforzi aggiuntivi» per realizzare gli impegni di bilancio presi coi partner europei.

 

Invece no, il copione ora è un altro. Più fonti notano che due trimestri col Pil in rosso possono essere «fattori mitiganti» nella valutazione della contabilità nazionale e dunque che, qualora si arrivi agli esami autunnali senza le carte in regola, Bruxelles potrebbe fermarsi ai rimbrotti. Così, almeno per la competenza 2014, una manovra correttiva costretta dal rispetto degli eurovincoli potrebbe essere in buona sostanza scongiurata.

 

RENZI LECCARENZI LECCA

Sono sensazioni e non verdetti. Il dibattito sulle correzioni possibili a cui potrebbe essere costretto il governo Renzi ha animato l’estate, coi palazzi romani attenti a smentire l’esigenza di tagli improvvisi o tassazioni impopolari. La stessa Commissione non ha in questa fase un vero potere cogente, si limita a misurare la pressione e poi a dire la sua sulle condizioni di salute del paziente. Ci sono però dei percorsi su cui ci si è accordati nei palazzi a dodici stelle. Tradirli minaccia la credibilità e, allo stesso tempo, può comportare un costo secco se la sfiducia dei mercati si traduce in un più oneroso servizio del debito.

L’Italia corre sull’orlo del crepaccio.

 

Da tempo. Bruxelles ha avuto parole di apprezzamento per il programma di riforme di Matteo Renzi e ne chiede una rapida attuazione. Roma punta molto sugli investimenti e la crescita, e sembra aver allentato sulla flessibilità, consapevole che l’ossigeno ottenibile da questa fonte è minore di quello che si potrà avere dal piano da 300 miliardi che la Commissione Ue ha promesso entro metà febbraio.

RECESSIONERECESSIONE

 

Il problema è arrivarci senza inciampi. E il nodo centrale è il saldo di bilancio strutturale. La tabella originale prevedeva il raggiungimento del pareggio nel 2014. Roma ha chiesto il 2016, l’Ue le ha concesso il 2015. L’ultimo dato nazionale sul deficit strutturale (senza spesa per interessi e una tantum) è di 0,6% del Pil quest’anno che si scontra con lo 0,8 della stima ufficiale della Commissione (circa 3 miliardi di differenza secondo le previsioni di maggio). Il divario per l’anno prossimo è dello 0,5 (0,2 dicono i nostri; 0,7 afferma Bruxelles), cioè 7,5 miliardi, che salgono a 10 se vuole davvero il pareggio.

 

Ancora. Il Patto di Stabilità richiede un aggiustamento del debito in eccesso ad un passo di un ventesimo l’anno dal 2016, ma anche che per i paesi in fase di transizione perché usciti dalla procedura di deficit eccessivo (come l’Italia) vi sia un percorso cifra di rientro anche prima. Per il 2014, Bruxelles ha richiesto una correzione di 0,7 punti di Pil contro lo 0,1 promesso dall’Italia (cioè 9 miliardi); per il 2015 siamo a 1,4 contro lo 0,1 suggerito da Roma, son quasi 20 miliardi di divario.

il palazzo della commissione europea a bruxelles il palazzo della commissione europea a bruxelles

 

«Occhio che sono numeri diventati puramente indicativi», avverte una fonte Ue. Vero. Negli ultimi mesi è saltata ogni previsione, la crescita s’è rivelata più fiacca per tutti, per l’Italia soprattutto, ma anche per la Germania. I calcoli per il Bel Paese sono basati su una ripresina dell’0,6% nel 2014 e un’inflazione allo 0,9, dati di giugno, già irrealistici. Fra un mese ci saranno i nuovi e allora - si spera - maggiore sarà la chiarezza.

 

Il commissario per l’Economia Katainen (destinato a rimanere capo di fila anche con Juncker, pare) attende le leggi di bilancio il 15 ottobre. A dicembre il nuovo esecutivo avrà un quadro preciso di quanto avviene nelle capitali e di come va la congiuntura. Solo allora capiremo cosa l’Ue pensa dell’Italia, quali sono le distanze e i margini di dialogo. Pochi si aspettano che Roma abbia i conti compatibili con gli impegni.

 

Se così fosse, la recessione potrebbe salvarci da azioni correttive per il deficit strutturale in vista dell’azzeramento, partita che si rigiocherebbe in primavera per il 2015. Se pure il terzo trimestre fosse pure negativo, sarebbe una pessima storia con un aspetto roseo. Ci regalerebbe «un fattore mitigante» utile a salvarci da manovre extra. Una ragione di sollievo parziale, forse. Ma che, dicono a Bruxelles, «non implica in alcun modo che si possa frenare sull’attuazione di riforme che non vanno ritardate se si vuole tornare a crescere e a creare occupazione».

 

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