matteo renzi

SE LO STATO DI SALUTE DI UNA DEMOCRAZIA SI MISURA DA QUELLA DEI PARTITI, L’ITALIA È MALATA TERMINALE – SERGIO RIZZO, CHE CON IL LIBRO “LA CASTA” HA DATO IL VIA ALL’ANTIPOLITICA, ORA SOTTOLINEA COME L’ABOLIZIONE “DEMAGOGICA” DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO SIA STATO UN COLPO MORTALE PER I PARTITI, CHE ORA SI TROVANO CON LE PEZZE AL CULO E CREDIBILITÀ AI MINIMI – E COSÌ, DEPUTATI, SENATORI E MINISTRI SI FANNO LE PROPRIE SOCIETÀ, COME RENZI, CHE CON LA SUA “MA.RE” OFFRE LA SOLITA FUFFA DI “CONSULENZE”, “STRATEGIE IMPRENDITORIALI” E “PUBBLICHE RELAZIONI”

Estratto dell’articolo di Sergio Rizzo per “l’Espresso”

 

SERGIO RIZZO 9

Nulla di illegale, ovvio. Ma che il capo di un partito si faccia la propria holding personale è un po’ curioso. Il nome è Ma.Re. holding e il suo proprietario […] è Matteo Renzi: fondatore e capo assoluto di Italia Viva. Ha costituito la società nell’aprile 2021, qualche settimana dopo l’ingresso del suo partito nel governo Draghi.

 

Una piccola quota l’aveva anche il figlio Francesco, promessa del calcio. Che poi l’ha ridata a papà. E qualche mese fa la holding renziana ha filiato una seconda società: Ma.Re. adv.

 

RENZI BIN SALMAN MEME

Consulenze aziendali, strategie imprenditoriali, pubbliche relazioni, marketing... Una prateria sterminata, per un ex premier con profumate relazioni che si spingono fino ai ricchi forzieri arabi. Ma non siamo a conoscenza del fatto che qualcuno dentro Italia Viva abbia alzato un sopracciglio. Né che l’abbia fatto un collega di partito del potente sottosegretario alla Giustizia meloniano Andrea Delmastro Delle Vedove.

 

Tre mesi dopo essere sbarcato al governo […] ha costituito una società di avvocati con la sorella Francesca, sindaca anch’ella meloniana di Rosazza, e la penalista biellese Erica Vasta. Diciamo subito che nulla impedisce a un sottosegretario di aprire una società. Ma a che serve, se per legge l’avvocato sottosegretario potrà esercitare di nuovo solo un anno dopo aver lasciato il governo? Davanti a questi fatti, non isolati […], verrebbe da chiedersi: cosa è diventata oggi la politica?

 

briatore santanchè twiga

Che non se la passi troppo bene, e il solco fra i partiti e la realtà sia sempre più profondo, è un fatto. Parlano chiaro i dati. Il 25 settembre 2022 hanno votato 30,4 milioni di persone, come nel 1958. Peccato che allora gli aventi diritto al voto fossero 32,4 milioni, contro i 50,8 di oggi. In un Paese nel quale fino al 1979 votava alle politiche oltre il 90 per cento degli elettori, e fino al 2008 più dell’80 per cento, siamo scesi di botto al 63,9. In quindici anni sono andati perduti 8 milioni e mezzo di voti.

 

Di questi, ben 5 milioni sono spariti domenica 25 settembre 2022. Al Sud gli elettori si sono praticamente dimezzati, da 16,2 a meno di 8,5 milioni. In Campania ha votato il 53,2 per cento. A Napoli Fuorigrotta l’affluenza è scesa dal 62 al 49 per cento. Gli elettori calabresi non hanno raggiunto il 51 per cento. […] con situazioni da brivido in alcuni centri nelle aree ritenute più esposte al rischio criminalità.

 

giorgia meloni

Ad Africo ha votato il 32,1 per cento. A Platì il 31,3. A San Luca il 21,5. La politica, che già serve a poco, lì evidentemente non serve a nulla. La cosa dovrebbe indurre i partiti a una profonda riflessione anche sulla legge elettorale. Invece, zero.

 

[…]  I risultati di tale follia sono evidenti. Giorgia Meloni è diventata premier con una maggioranza di quasi il 60 per cento dei seggi parlamentari grazie ai 7,5 milioni di voti di Fratelli d’Italia: vale a dire un settimo dell’intero corpo elettorale.

 

O meno di un quarto, considerando i voti dell’intera coalizione. Si dirà che in molte democrazie avanzate la partecipazione al voto è bassa. Vero. Ma a parte il fatto che non sempre è così […], la breve storia della nostra Repubblica è diversa. […]

 

LA CASTA, STELLA RIZZO

[…] Ebbene, a un problema così gigantesco i partiti e i loro leader reagiscono facendo spallucce.  Pur sapendo esattamente come è stato rotto il giocattolo. È cominciata con la trasformazione dei partiti da strutture collettive in apparati strettamente personali. Rivoluzione certamente riconducibile a Silvio Berlusconi, ma con avvisaglie anche nella cosiddetta prima repubblica. Il resto l’hanno fatto leggi elettorali scriteriate […].

 

[…] La ciliegina sulla torta, infine, è stata l’abolizione demagogica del finanziamento pubblico, anziché una sua necessaria e profonda riforma. […] In compenso, non si è mai fatta nemmeno la legge attuativa dell’articolo 49 della Costituzione, e i partiti sono rimasti in un comodo limbo. Le conseguenze sono devastanti. […]

 

[…] Difficile stupirsi se in questo panorama il finanziamento dei partiti non sia affatto popolare. Su 41 milioni e rotti di contribuenti quelli disposti a dare il 2 per mille a un partito non sono che 1,3 milioni: il 3,3 per cento. Misera la platea dei finanziatori, misero il gettito. In tutto, poco più di 18 milioni. Oltre un terzo dei quali va al solo Partito Democratico.

 

MEME SULLA PROSTATITE DI FLAVIO BRIATORE

Come campano, allora? Con i soldi dei parlamentari, che spesso versano nelle casse dei partiti una fetta del plafond loro spettante per retribuire gli assistenti. E con pochi assistenti e mal pagati si può immaginare anche la qualità del lavoro parlamentare. I finanziamenti dei cittadini e delle imprese private sono quasi inesistenti. Nel 2022 il Pd ha avuto contributi da “persone giuridiche” per 125 mila euro, contro 3,8 milioni da “persone fisiche”, cioè quasi tutti parlamentari.

 

SERGIO RIZZO

Italia Viva ha incassato invece dalle società 675 mila euro, però contro 1,6 milioni versati quasi tutti dai parlamentari. Come del resto anche la Lega. E Fratelli d’Italia cui non è stata negata una briciolina di 26 mila euro dal Twiga di Flavio Briatore e Daniela Santanchè. […]

 

Anziché ai partiti, le imprese preferiscono versare alle fondazioni casseforti personali dei leader dei partiti personali. C’è più riservatezza. Openpolis ne ha censite 121, di cui oltre metà nate a servizio di una corrente di partito o di un singolo politico: appena 19 pubblicano un bilancio accessibile su Internet. Soprattutto, i potenziali finanziatori vanno direttamente al bersaglio. Altro che lobby.

DELMASTRO LINDO - MEME BY CARLI

 

E pensare che nella scorsa legislatura la Camera ha approvato una legge per regolamentare finalmente l’attività dei lobbisti, proposta da due deputati Pd e M5S. Ma prima che il Senato la ratificasse la legislatura è evaporata. Grazie ai grillini: che hanno fatto così svanire anche la loro legge. E ora la Camera ha avviato sulle lobby una nuova indagine conoscitiva! Ecco dove siamo arrivati

ARABIA VIVA

 

 

 

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