OBAMA MIRACOLATO DALLE GAFFE DI ZIO PAPEROMNEY? - CERTO SE NON VINCE CON UN RIVALE CHE NON HA CHIARITO IL SUO PASSATO E I SUOI CONTROVERSI RAPPORTI COL FISCO, HA PRIMA INSISTITO PER TAGLIARE L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI E POI CI HA RIPENSATO - ORA ESPLODE PURE UN FUOTI ONDA CHE LO BECCA MENTRE DICE CHE IL 47% DEGLI AMERICANI SONO DEI PARASSITI…

Massimo Gaggi per "Corriere della Sera"

Ci sono le forme: trattare la metà dei cittadini americani da pesi morti - capaci solo di succhiare soldi dalle tasche dei contribuenti e atteggiarsi a vittime - non è il modo migliore di vincere un'elezione nella quale devi conquistare la maggioranza dei voti. Soprattutto se in quella metà «assistita» ci sono categorie molto vicine alla tua parte politica, dagli anziani in pensione ai veterani.

Poi c'è la sostanza: focalizzando la sua campagna su una visione liberale e anche un pò darwiniana dell'economia e della società, Mitt Romney ha fatto una scelta coraggiosa: arrischiata e assai discutibile nella difesa a oltranza dei privilegi fiscali dei ricchi, ma basata su una valutazione realistica dell'insostenibilità di un sistema di tutele sociali, soprattutto per gli anziani, che sta portando lo Stato (negli Usa e in molti altri Paesi occidentali) alla bancarotta. Un problema che i democratici e lo stesso Obama riconoscono come reale, ma non hanno mai preso di petto.

Per arrivare alla Casa Bianca con un messaggio così duro, difficilissimo da «vendere» alla maggioranza degli americani, Romney avrebbe dovuto sviluppare una campagna impeccabile e sfoderare una straordinaria capacità di comunicare, spiegare in modo convincente una realtà sgradevole che la politica cerca di aggirare e la gente preferisce non vedere, se non viene costretta a farlo.

Invece il video girato di nascosto durante una cena elettorale in Florida, diffuso l'altra sera dal sito di «Mother Jones», la rivista della sinistra «laburista» Usa, ci restituisce un'immagine disastrosa della campagna del candidato repubblicano. Prima ancora dell'ennesimo scivolone politico di Romney, ammesso da lui stesso quando ha riconosciuto di essersi espresso in modo poco elegante, c'è la certificazione che fin dall'inizio (l'evento filmato a Boca Raton risale a più di quattro mesi fa) il candidato sapeva di avere pochissime possibilità di spuntarla sul presidente democratico.

Lo ammette lui stesso quando dice che il 47 per cento degli americani, la parte del Paese che non paga tasse federali e gode di sostegni assistenziali, voterà comunque per Obama. Per farcela, insomma, il «ticket» repubblicano dovrebbe conquistare tutti gli altri voti che ci sono in giro («il mio compito non è rivolgermi a loro, non li convincerò mai che devono assumersi le loro responsabilità, procurarsi da vivere. Io devo convincere gli altri»).

Immediata, e secca, la replica della Casa Bianca: «Obama è il presidente di tutti, non solo di chi lo vota».
Scegliendo come vice Paul Ryan - «falco» del partito antitasse e ideologo della contrapposizione tra takers, quelli che prendono, e makers, quelli che fanno - Romney ha reso più chiara la sua linea, la sua scelta di campo, ma ha anche spaventato molti elettori conservatori con le posizioni radicali di Ryan su temi come lo smantellamento del Medicare, la sanità pubblica per gli anziani. Il tentativo alla convention di Tampa di recuperare promettendo all'improvviso tutto a tutti («nessun anziano dovrà temere per la sua pensione, chi è bisognoso sarà aiutato, ci saranno lavoro e buone scuole per tutti») non ha dato frutti. Anzi, ha ulteriormente indebolito Romney, accusato di aver pronunciato un discorso fumoso: tante promesse, nessun piano.

Con i sondaggi che danno Romney sempre più in difficoltà nonostante Obama debba vedersela a sua volta con dati dell'occupazione negativi e le rivolte antiamericane nei Paesi musulmani, tutto il meccanismo della campagna repubblicana era considerato da giorni sull'orlo del collasso. Era stato anche già trovato un capro espiatorio: Stuart Stevens.

Il colorito stratega elettorale di Romney, una specie di Indiana Jones della politica, responsabile di due gravi errori: un intervento in extremis che ha sconvolto la fattura del discorso pronunciato dal candidato repubblicano a Tampa a il coinvolgimento nella convention di un Clint Eastwood che col suo carisma e il suo intervento controverso è diventato il catalizzatore di un evento che, invece, doveva avere Romney come protagonista assoluto.

Già da giorni si sussurrava che, coi sondaggi negativi per il candidato repubblicano soprattutto in tre Stati chiave (Ohio, Florida e Virginia), i grandi finanziatori della destra si stavano orientando a sostenere la corsa dei candidati a Camera e Senato, più che quella del leader mormone. Ora il nuovo autogol di Romney rende ancor più critica la situazione: c'è ancora qualche margine per recuperare, ma intanto l'attenzione torna sugli imbarazzi di un imprenditore passato alla politica che di tasse ne paga assai poche e non vuole fare piena luce sui suoi rapporti col Fisco.

E ciò proprio quando l'assalto alle ambasciate Usa aveva aperto uno spiraglio ai repubblicani sulla politica estera. Un'occasione, peraltro, già sprecata da Romney coi suoi infelici commenti «a caldo», dopo l'uccisione dell'ambasciatore Stevens a Bengasi. Infelici quanto quelli rivelati ieri da un altro spezzone del video pubblicato da «Mother Jones». Nel filmato si sente il candidato repubblicano dire che i palestinesi sono «impegnati a distruggere Israele» e privi «di qualsiasi interesse per la pace».

 

BAIN CAPITAL ROMNEY romneyMITT ROMNEY E PAUL RYANROMNEY-RYANMITT ROMNEY ROMNEY MITT ROMNEY CON LA MOGLIE ANN BARACK OBAMA E MITT ROMNEY MITT ROMNEY

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