IL SECOLO D’ITALIA AFFOSSATO DA 4 TROMBATI “DI RITORNO”

Marco Palombi per "Il Fatto Quotidiano"

A volte ritornano. Stephen King lo sapeva già anni fa e ora lo sanno pure al Secolo d'Italia, dove però non l'hanno presa bene. Giornalisti e poligrafici del quotidiano che fu del Msi, fondato nel 1952 e pubblicato solo online dal dicembre scorso, sono infatti in fibrillazione sindacale per il ritorno a carico del giornale di quattro ex parlamentari di lungo corso (in aspettativa da anni) e, forse, di un membro dello staff di Gianfranco Fini.

Perché si agitano? Il Secolo è in crisi ormai da anni: nel 2011 - per dire - chiuse con un rosso da 2,1 milioni di euro nonostante un contributo statale (all'epoca) di quasi 2,5 milioni.

Ai bei tempi, ci pensava il partito a ripianare le perdite, ma le cose sono cambiate: per questo negli ultimi due anni - da quando all'ingrosso Marcello De Angelis è subentrato, senza stipendio, a Flavia Perina nella direzione - sono cominciati i risparmi per fermare l'emorragia senza toccare, fino a quando possibile, i posti di lavoro.

Taglia che ti ritaglia le perdite alla fine cominciavano a scendere fino alla (dolorosa) arma "fine del mondo": la rinuncia all'edizione cartacea che ha comportato quasi mezzo milione all'anno di spese in meno. Gli oltre venti lavoratori (tra cui una decina di poligrafici), dopo quattro mesi senza stipendio in estate, ricominciavano a respirare, anche perché nel frattempo la proprietà del quotidiano era passata alla Fondazione in cui è confluito il ricco patrimonio della fu Alleanza nazionale, gonfia di soldi e proprietà immobiliari.

Solo che a volte ritornano e, tornando, si mangiano quasi tutti i risparmi del passaggio online. Questo mese, infatti, hanno ricominciato a prendere lo stipendio in quattro e sono nomi che stanno scatenando la rabbia di lavoratori e lettori (30 mila contatti unici giornalieri, giurano a via della Scrofa).

Si parte, per peso economico, con Gennaro Malgieri, che del Secolo fu direttore: il nostro si porta a casa, dicono fonti interne, quasi seimila euro netti al mese (per 14 mensilità).

Parlamentare dal 1996, con una breve parentesi nel cda della Rai tra il 2005 e il 2008, Malgieri compirà a luglio sessant'anni e comincerà dunque a incassare il ricco vitalizio da ex parlamentare (poco gli dovrebbe mancare pure per raggiungere il tetto di contributi per la pensione da giornalista): potrà godersi il frutto del suo lavoro nella casa parigina in cui ama andare a rilassarsi, continuando a scrivere s'intende.

Secondo, ma con uno stipendio che ammonta alla metà di quello dell'ex direttore, viene il 46enne Italo Bocchino, onorevole dal 1996 e che al Secolo non ha praticamente mai lavorato: ironicamente, ha la qualifica di "inviato parlamentare". Il terzo - per compenso siamo in zona Bocchino - è un ex ministro della Repubblica (delle Comunicazioni, addirittura): Mario Landolfi, classe 1959, deputato addirittura dal 1994, giusto un anno fa rinviato a giudizio per corruzione e truffa aggravate dal favoreggiamento della camorra.

L'ultimo onorevole di ritorno è Silvano Moffa, 62enne e dunque vitalizio-munito, parlamentare solo dal 2006, ma precedentemente sindaco di Colleferro, presidente della Provincia di Roma e pure sottosegretario alle Infrastrutture. È il più povero, visto che ha solo un contratto da collaboratore.

L'ultimo rientro, ancora incerto, è un caso diverso e non riguarda un ex parlamentare: si tratta di Aldo Di Lello, che negli ultimi anni ha fatto parte dello staff alla Camera di Gianfranco Fini. I primi quattro, comunque, già incassano lo stipendio e, autorizzati dall'amministrazione, non devono nemmeno presentarsi in redazione: scrivono da casa, quando gli pare, di quello che gli pare (ieri, in apertura, figuravano tanto Malgieri quanto Landolfi con due ponderosi editoriali).

La storia di quelli che a volte ritornano, peraltro, fa curioso cortocircuito con quella di un altro ex deputato del Pdl: Marcello De Angelis, che il giornale lo dirige da maggio 2011 e ogni giorno si presenta in redazione per metterlo in pagina. Ebbene lui, che aveva rinunciato allo stipendio perché due anni fa era parlamentare, ancora non lo pagano.

 

Bocchino sudatissimo cmmcn27 mario landolfimalgieri gennaro

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