elizabeth warren jeff sessions

SESSIONS, BUGIE E VIDEOTAPE - IL SENATO CONFERMA LA NOMINA DEL ‘MINISTRO DELLA GIUSTIZIA’ SCELTO DA TRUMP, CHE I DEMOCRATICI ACCUSANO DI RAZZISMO - DURANTE LE AUDIZIONI I SENATORI REPUBBLICANI HANNO AZZITTITO ELIZABETH WARREN, CHE ORA È (ANCOR PIÙ) LA LEADER DEGLI ANTI-TRUMPIANI. SARÀ LEI A GIOCARSI LE PRIMARIE NEL 2020? - VIDEO

VIDEO - ELIZABETH WARREN AZZITTITA DALLE REGOLE DEL SENATO

 

 

 

1.USA, SENATO CONFERMA SESSIONS A MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

AdnKronos - Il Senato Usa ha confermato con 52 voti a 47 la nomina di Jeff Sessions a ministro della Giustizia dell'Amministrazione Trump. La conferma è stata preceduta da un aspro scontro tra repubblicani e democratici, dopo che alla senatrice democratica Elisabeth Warren è stato impedito di svolgere il suo intervento contro il nuovo attorney general. Sessions, repubblicano dell'Alabama, ha alle spalle due decenni di carriera senatoriale.

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Intanto i duri attacchi lanciati da Donald Trump ai giudici che hanno fermato il suo 'muslim ban' vengono criticati da Neil Gorsuch, il giudice scelto dal presidente Usa per la Corte Suprema. Gorsuch ha definito le parole di Trump contro i giudici federali "scoraggianti e demoralizzanti".

 

"I tribunali sembrano così politicizzati che sarebbe una gran cosa per il nostro sistema giudiziario se fossero in grado di leggere una dichiarazione e fare la cosa giusta", aveva detto Trump durante un incontro con sceriffi e capi dei dipartimenti di polizia a Washington.

 

 

2.“WARREN, SI SIEDA E TACCIA” IL BAVAGLIO ALLA SENATRICE UN BOOMERANG PER TRUMP

Anna Lombardi per la Repubblica

 

Jeff SessionsJeff Sessions

«Lei si sieda e stia zitta ». Rischia di trasformarsi nell’ennesimo boomerang la decisione presa martedì sera della maggioranza repubblicana al Senato di mettere a tacere Elizabeth Warren, l’agguerrita senatrice del Massachusetts amatissima dalla base democratica per le sue posizioni anti Wall Street.

 

Warren è stata messa all’angolo attraverso un cavillo legale raramente utilizzato, durante il dibattito sulla nomina del senatore dell’Alabama Jeff Sessions a procuratore generale, cui i democratici si oppongono con forza. Ma l’atto, da molti considerato gratuito e inutilmente sopraffattore, visto che i repubblicani hanno comunque la maggioranza in Senato e dunque non hanno nessun bisogno di silenziare gli avversari, ha galvanizzato il movimento anti Trump: che ha immediatamente elevato la senatrice a suo nuova eroina.

 

Il fatto è che Sessions, fedelissimo di Trump della prima ora, ha la fama di essere un duro che quando era procuratore generale nel suo stato ha preso decisione severe sulle questioni di immigrazione, ha espresso posizioni omofobe e intrapreso azioni velatamente razziste ai danni degli elettori afroamericani. Per meglio contestualizzare queste accuse verso di lui, Warren aveva dunque scelto di leggere ai colleghi un documento vecchio di 30 anni che lo riguarda.

 

elizabeth warren in senatoelizabeth warren in senato

La lettera datata 1986 che Coretta Scott King –la vedova di quel reverendo Martin Luther King assassinato nel 1968 e icona dei diritti civili a sua volta – scrisse al senatore Strom Thurmond per impedire che il Congresso nominasse Sessions giudice federale: «Quell’uomo ha sempre usato il suo potere per intimidire e spaventare gli elettori di colore impedendogli di usufruire del loro diritto di voto. La sua condotta non può essere premiato». All’epoca quell’atto lapidario d’accusa funzionò: la lettera fu allegata agli atti e la nomina di Sessions fu rigettata.

 

Risulta dunque incredibile che quelle stesse parole ormai passate alla Storia suonino oggi offensive alle orecchie dei repubblicani: tanto che la stessa Warren è sembrata sinceramente stupita quando è stata ammonita una prima volta («Lei sta insultando un collega») per aver letto dalla lettera la frase “Sessions è una sciagura”.

elizabeth warren alla convention democraticaelizabeth warren alla convention democratica

 

Ha dunque continuato imperterrita la sua lettura: fino a quando il capogruppo repubblicano Mitch McConnell ha chiesto formalmente all’aula di sottoporla alla “Rule 19”, una sanzione raramente applica che punisce le aspre critiche verso i colleghi con la “messa in panchina” del senatore colpevole che dunque non può più intervenire fino alla fine della seduta, approvato 49 a 43. «Possono mettermi a tacere, ma non possono cambiare la verità» ha reagito Warren.

 

La sanzione punitiva ha subito scatenato la mobilitazione generale: l’hashtag #shepersist, lei insiste (dalla frase usata per zittirla) è diventato trend topics, twittata perfino da Hillary Clinton accorsa in suo sostegno. Bernie Sanders ne ha raccolto il testimone e ha letto lui stesso il documento di Coretta King in Senato, a questo punto senza nessuna interruzione. E la lettera è immediatamente diventata virale, rimbalzata sui siti e sui social. E ora per Warren c’è chi sogna la Casa Bianca: con innumerevoli inviti rilanciati dalla rete per una sua candidatura alla corsa presidenziale 2020.

elizabeth warren hillary clintonelizabeth warren hillary clinton

 

Nonostante il caos, Donald Trump pensa ad altro: la nona corte d’appello federale di San Francisco riunita per deliberare in merito al bando anti musulmani, non ha ancora preso la sua decisione finale: ma il presidente mette già le mani avanti: «Sono stato eletto per riportare ordine e legalità: la sicurezza dell’America senza il bando è a rischio. Non voglio dire che questa corte sia faziosa. Ma ormai i tribunali sono così politicizzati...».

 

L’ennesimo affondo contro i giudici arriva in un contesto particolare, proprio davanti a chi con la magistratura lavora quotidianamente, durante l’annuale convention degli sceriffi e dei capi della polizia, che si teneva ieri mattina a Washington. E pazienza se un attacco del genere davanti a uomini di legge è qualcosa di inusuale da parte di un presidente americano: The Donald ci ha ormai abituati ai suoi sfoghi rabbiosi contro ogni opposizione, dove anche chi agisce nel rispetto della legge e della separazione dei poteri viene denigrato perché non allineato. «L’atto non poteva essere scritto meglio. Anche un mediocre studente di liceo lo capirebbe». Chi non sta col presidente, insomma, dovrebbe essere messo a tacere. Ma il rischio in America, si sa, è che si gridi solo più forte.

MARTIN LUTHER KING E CORETTA SCOTT MARTIN LUTHER KING E CORETTA SCOTT

 

 

3.E ORA IL FRONTE ANTI-DONALD TROVA UNA LEADER

Federico Rampini per la Repubblica

 

La tensione al Senato, nel voto di conferma di Sessions, è legata a quel che fa Trump: ogni giorno rincara la dose dei suoi insulti ai giudici, colpevoli di avere sospeso il suo decreto che chiudeva le frontiere ai cittadini di sette paesi. Cominciò con l’insultare il «cosiddetto giudice» di Seattle, un repubblicano, che aveva per primo bloccato il decreto. È passato poi ad aggredire la magistratura nel suo insieme, imputandole la responsabilità dei prossimi attacchi terroristici. Ha preso di mira la Corte d’appello che esamina il suo ricorso, ha mandato a dire che i giudici fanno errori grossolani, li capirebbe «un mediocre liceale».

MARTIN LUTHER KING E CORETTA SCOTT MARTIN LUTHER KING E CORETTA SCOTT

 

Non si ricordano – neppure ai tempi di Richard Nixon, Watergate, 1974 – insolenze simili contro il terzo potere della liberaldemocrazia americana. Perciò la conferma di Sessions era una battaglia importante. I democratici l’hanno persa, non avevano i numeri per impedirla, Sessions guiderà la Giustizia. Warren ha usato il Senato – poi, una volta zittita in aula, ha avuto ancora più risonanza sui media – come un amplificatore perché l’opinione pubblica capisca la posta in gioco, valuti la gravità degli attacchi di Trump contro i giudici, e il pericolo di avere alla Giustizia un lacchè di questo presidente.

 

Warren cresce nel suo ruolo di leader nazionale. Leale sostenitrice di Obama e Hillary ma vicina a Bernie Sanders per le sue idee, paladina della middle class, avversaria implacabile dei banchieri, simpatizzante a suo tempo di Occupy Wall Street.

Dopo la sanzione che l’ha colpita il movimento di base MoveOn ha ricevuto 250.000 dollari di donazioni per la sua rielezione nel 2018. È una delle leader più rispettate dalla sinistra democratica e dalle donne.

bernie sanders alla convention democratica 2bernie sanders alla convention democratica 2

 

In una fase in cui gli sconfitti devono decidere quale strategia seguire all’opposizione, e mancano meno di due anni alla possibile rivincita (elezioni legislative), lei è il volto più noto della linea dura contro Trump.

 

 

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