guido tabellini

E MENO MALE CHE DOVEVAMO RASSICURARE I MERCATI - SENTITE COSA DICEVA, NEL 2014, L’EX RETTORE DELLA “BOCCONI” GUIDO TABELLINI, PAPABILE MINISTRO DEL TESORO DEL GOVERNO COTTARELLI: “SE DOVESSIMO TORNARE IN UNA GRAVE SITUAZIONE DI CRISI FINANZIARIA, CREDO CHE L’ALTERNATIVA PREFERIBILE SIA L’USCITA DALL’EURO E NON LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO” - VIDEO

1 - GUIDO TABELLINI 2014 "È PREFERIBILE L'USCITA DALL'EURO CHE UNA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO"

 

2 - GUIDO TABELLINI: IN CASO DI CRISI, MEGLIO USCIRE DALL’EURO CHE RISTRUTTURARE IL DEBITO

Michelangelo Colombo per http://www.startmag.it

 

“Se dovessimo tornare in una grave situazione di crisi finanziaria, cosa possibili, io credo che l’alternativa preferibile sia l’uscita dall’euro e non la ristrutturazione del debito”. A dichiararlo è stato Guido Tabellini, probabile futuro ministro dell’Economia del governo Cottarelli in fieri.

GUIDO TABELLINI

 

Tabellini ha sostenuto la tesi il 27 giugno del 2014 nel corso di un convegno con Paolo Manasse (Università di Bologna); George Papaconstantinou (ex Ministro dell’Economia in Grecia); Lucrezia Reichlin (London Business School); Guido Tabellini (Università Bocconi); Charles Wyplosz (Graduate Institute of International and Development Studies, Ginevra) e Danilo Taino (Corriere della Sera).

 

E’ una delle proposte a sorpresa che si rintracciano nel recente passato dell’economista liberale, già rettore della Bocconi ed editorialista del Sole 24 Ore. Di recente Tabellini ha iniziato una collaborazione con il quotidiano Il Foglio diretto da Claudio Cerasa. Ecco di seguito alcuni brani del suo primo commento per il Foglio pubblicato il 18 aprile 2018.

 

GUIDO TABELLINI

Tutto bene dunque? Purtroppo non è così semplice. La situazione dell’Italia è terribilmente fragile, e non tutti se ne rendono conto. L’ingresso nell’euro ci ha privato di una Banca centrale che agisce come prestatore di ultima istanza nei confronti dello stato. E’ come se tutto il nostro debito pubblico fosse espresso in valuta estera.

 

Ma il debito in valuta estera è molto più esposto a crisi di fiducia. Basta poco per trovarsi in una spirale avversa di recessione, contrazione del credito bancario, alti tassi di interesse, che rende insostenibile il debito pubblico. Non è un caso che le crisi finanziarie spesso colpiscano paesi emergenti con un debito in valuta estera intorno al 70 per cento del reddito nazionale. Il debito italiano è quasi il doppio.

TABELLINI

 

Un recente lavoro dello Studio Ambrosetti curato da Carlo Cottarelli ha simulato l’andamento del debito pubblico italiano in seguito a una recessione di entità moderata (crescita a meno 1,5 per cento il primo anno e meno 0,5 il secondo). Anche senza un rialzo dello spread, il debito salirebbe dal 130 al 141 per cento del pil in tre anni. Ma i mercati non starebbero a guardare, e il debito diventerebbe presto insostenibile. Recessioni di questa entità non sono un evento estremo. Abbiamo visto di peggio anche quando l’Italia aveva la sua moneta e la sua Banca centrale: nel 1974-75 il reddito italiano è sceso di quasi il 4 per cento, nel 1992-93 di quasi il 2.

 

sergio mattarella carlo cottarelli

Cosa dovremmo fare per mettere il paese in sicurezza? La risposta è semplice e non controversa: con un debito così elevato, l’avanzo primario dovrebbe salire intorno al 4 per cento del pil. In questo modo, il debito pubblico scenderebbe in fretta, ma soprattutto vi sarebbero margini per mantenere un avanzo primario positivo durante un peggioramento ciclico o per assorbire aumenti del tasso di interesse. Anche la Banca d’Italia indica nel 4 per cento l’obiettivo di avanzo primario da raggiungere al più presto.

 

Nell’attuale situazione politica, l’obiettivo di un avanzo primario al 4 per cento del pil è chiaramente illusorio. Non perché non sia raggiungibile dal punto di vista economico. Altri paesi avanzati lo hanno realizzato per periodi lunghi e senza stroncare la crescita: tra la metà degli anni Novanta e il 2007, il Belgio ha tenuto il suo avanzo primario sopra o vicino al 4 per cento del pil in tutti gli anni tranne uno, con l’economia che cresceva intorno al 2 per cento; il Canada è un secondo esempio. Se uno sforzo fiscale di questa entità è improponibile oggi in Italia, le ragioni sono prevalentemente politiche.

 

CARLO COTTARELLI

L’opinione pubblica è stata sedata da due efficaci anestetici. Da un lato, gli acquisti di titoli di stato da parte della Banca centrale europea hanno creato un’ingiustificata tranquillità; tutto ci è permesso, tanto i mercati hanno di nuovo fiducia e lo spread è tenuto sotto controllo. Dall’altro, i governi della precedente legislatura hanno contribuito a diffondere l’opinione che i conti pubblici sono a posto, che il più è stato fatto, che l’andamento tendenziale della finanza pubblica è su un sentiero adeguato, salvo poi sistematicamente allontanarsene per attuare una politica fiscale più espansiva del tendenziale.

 

Nei prossimi due anni, possiamo permetterci di restare sedati. Probabilmente lo scenario economico resterà favorevole e i tassi di interesse saranno bassi. Ma poi? E’ probabile che l’economia mondiale si stia avvicinando ora al picco della crescita. L’aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e la fine degli acquisti di titoli di stato in Europa, il rischio di una guerra commerciale, o altri choc oggi imprevedibili, potrebbero mandare gli Stati Uniti in recessione nel 2020 o nel 2021.

sergio mattarella carlo cottarelli

 

In questo scenario negativo, le conseguenze non tarderebbero a farsi sentire anche nell’Eurozona. I mercati finanziari e l’Europa chiederebbero ancora una volta all’Italia di attuare rigide politiche fiscali anticicliche. Il risveglio dalla sedazione si trasformerebbe presto in un incubo. Cosa farebbero in queste circostanze i partiti politici che hanno vinto le elezioni, e che fino a pochi mesi fa dicevano di voler indire un referendum sull’uscita dall’euro?

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…