macron le pen bardella

MACRON, VITTORIA O CETRIOLON! – ALDO CAZZULLO SPIEGA LA CRISI DEL TOY BOY DELL’ELISEO (“ABITUATO A VEDERE LA FRANCIA DALL’ALTO”) E FA UNA PREVISIONE SUL VOTO ANTICIPATO: “AL BALLOTTAGGIO DEL 7 LUGLIO MARINE LE PEN NON AVRÀ LA MAGGIORANZA ASSOLUTA ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE. AVRÀ FORSE UNA MAGGIORANZA RELATIVA, CHE LE PORREBBE UNA SFIDA DI GOVERNO DIFFICILE. ANCHE PERCHÉ IL SUO CANDIDATO PRIMO MINISTRO, JORDAN BARDELLA, È MOLTO GIOVANE (28 ANNI) E IMPREPARATO…” – IL PRECEDENTE TRA MITTERRAND E ROCARD

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera- Estratti

 

(...)

 

MACRON SCIOGLIE IL PARLAMENTO

La festa europeista è finita, e non da ora. Due anni fa, i quattro grandi Paesi dell’Europa occidentale erano guidati da un Emmanuel Macron appena rieletto con ampio margine, da un Olaf Scholz che si era presentato come «la nuova Cancelliera», insomma l’erede di Angela Merkel, dal socialista Pedro Sánchez non ancora indebolito e dal salvatore dell’euro, Mario Draghi: tutti e quattro pienamente solidali con Zelensky e la causa dell’Ucraina e della Nato.

 

marine le pen jordan bardella

Oggi Macron ha sciolto il Parlamento per una sfida «o la va o la spacca». Scholz ha visto l’Spd — il partito più antico d’Europa, fondato nel 1863, sopravvissuto a due guerre mondali e al nazismo, portato al governo da figure di immenso prestigio come Willy Brandt e Helmut Schmidt — superato e umiliato dagli anti-antinazisti dell’Alternativa per la Germania. Sánchez ha perso terreno rispetto alle elezioni politiche, quando è riuscito a riabborracciare un governo con un solo voto di maggioranza. E l’unico partito di opposizione al governo Draghi sfiora il 30 per cento.

 

Diciamolo con franchezza: il voto dell’8 e 9 giugno è stata l’ennesima prova di forza della destra italiana. Giorgia Meloni non ha fatto una campagna da destra moderata, conservatrice, europea. Non ha rinunciato a un’oncia di se stessa. Ha stretto un’alleanza con Eric Zemmour, uno che sta a destra di Marine Le Pen, e ha flirtato con la Le Pen stessa.

 

(...)

IL DISCORSO ALLA NAZIONE DI EMMANUEL MACRON DOPO LE EUROPEE

Ciò non toglie che ora Giorgia Meloni sia a un bivio. Che non è solo tra sostenere Ursula von der Leyen, unendosi alla maggioranza che governerà l’Europa ma spaccando il gruppo dei Conservatori di cui è presidente, oppure mantenere l’unità del gruppo ma schierando il governo italiano all’opposizione. Il vero bivio è tra il ritenere che i problemi dell’Italia — a cominciare dall’immigrazione e dalla sostenibilità del debito pubblico — si risolvano più facilmente facendo da soli, o collaborando con i partner europei e con le istituzioni di Bruxelles.

 

bardella marine le pen

Marine Le Pen questo dilemma l’ha risolto da tempo: per lei la legislazione nazionale deve prevalere su quella comunitaria; il che implica la distruzione dell’Europa come l’abbiamo conosciuta. Molto quindi dipende dalla partita che si gioca oltralpe.

Vista dall’alto di un aereo, la Francia appare verde, pulita, ordinata, dolce: il giardino di Dio; «heureux comme Dieu en France», felice come Dio in Francia, si diceva ai tempi in cui Charles Trenet cantava «douce France».

 

IL DISCORSO ALLA NAZIONE DI EMMANUEL MACRON DOPO LE EUROPEE

Ma a girare nei villaggi cari agli chansonniers, fuori dalle grandi città e dalle rotte turistiche, la Francia è un Paese spaventosamente impoverito, slabbrato sul piano edilizio e sociale: è tutto un cartello «a vendre» o «a louer», vendesi, affittasi; si possono girare dieci paesi di fila in cui lo storico bistrot ha chiuso, prima di arrivare a Colombey-les-deux-eglises, dove il bistrot è ancora aperto per gli ultimi visitatori memori del generale De Gaulle, che qui visse e qui è sepolto.

 

Ecco, la Francia Macron è abituata a vederla dall’alto. Fatica a capire o anche solo a vedere la Francia profonda, sorvolata e sconfitta dalla globalizzazione, che intende affidarsi a una destra populista che all’evidenza non è la soluzione. Per questo Macron ha giocato la carta delle elezioni anticipate, che non mettono in gioco il suo posto all’Eliseo, al sicuro per altri tre anni, ma la maggioranza in Parlamento. Pensa di non avere nulla da perdere.

Marine Le Pen Jordan Bardella

 

Se vincerà il fronte repubblicano che spera di costruire — ha già annunciato che non presenterà candidati contro gli uscenti dei Repubblicani, vale a dire la destra neogollista ed europeista —, tanto meglio. Se invece vincerà il partito di casa Le Pen, i francesi sperimenteranno cosa vuol dire l’estrema destra al governo, e faranno in tempo a cambiare idea alle presidenziali del 2027. Questo almeno è il calcolo di Macron.

 

Previsione: al ballottaggio del 7 luglio Marine Le Pen non avrà la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. Avrà forse una maggioranza relativa, che le porrebbe una sfida di governo molto difficile. Anche perché il suo candidato primo ministro, Jordan Bardella, è molto popolare ma anche molto giovane (28 anni), e molto impreparato.

jordan bardella marine le pen

 

(…) Nel 1988, appena rieletto senza patemi, François Mitterrand scelse come primo ministro il suo peggiore nemico interno: Michel Rocard. Ai fedelissimi, increduli, spiegò: «I francesi lo vogliono, e i francesi lo avranno».

Rocard durò meno di tre anni, e sparì.

Anche Mitterrand si sentì poco bene.

 

Ma era Mitterrand, e fece in tempo a vincere il referendum sull’euro, che Kohl aveva accettato dicendo: «Non so se alla Germania convenga davvero. So che avevo un fratello, si chiamava Walter, ed è morto in guerra».

joe biden emmanuel macron

Se era una festa, non ce n’eravamo accorti. Ma forse la rimpiangeremo.

Jordan Bardella e Marine Le PenJordan Bardella e Marine Le Pen 3VOLODYMYR ZELENSKY EMMANUEL MACRON

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