SGOMINATI I LIGRESTOS, IL FRATELLO PAOLO È RICERCATO IN SVIZZERA - DA CUCCIA A LA RUSSA, STORIA DI MATTONE, FINANZA OPACA E POLITICA

1 - FONSAI: RICERCATO GIOACCHINO PAOLO LIGRESTI
(ANSA) - Gioacchino Paolo Ligresti, uno dei quattro componenti della famiglia nei confronti dei quali sono disposte le misure cautelari, non è stato arrestato e risulta allo stato "ricercato". I finanzieri sanno che il manager si trova in Svizzera e prima di prendere ufficialmente contatti con le autorità elvetiche, attendono di sapere se l' uomo intende rientrare in Italia e consegnarsi.

2 - PM, ARRESTI PER PERICOLO FUGA E INQUINAMENTO PROVE
(ANSA) - "I provvedimenti cautelari sono scattati per tutti gli indagati per il pericolo di fuga. Per l'ex amministratore delegato Erbetta anche per il pericolo di inquinamento delle prove". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, nel corso della conferenza stampa sulle misure cautelari nei confronti degli amministratori di Fonsai.

3 - PM, 300 MLN IL DANNO PATRIMONIALE SUBITO DA TITOLO
(ANSA) - Il danno patrimoniale che ha subito Fonsai a causa del comportamento degli indagati "è di 300 milioni di euro". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, durante la conferenza stampa di presentazione dell'inchiesta. "E' una cifra - ha spiegato - che si ottiene dalla perdita di valore del titolo e dal pregiudizio per i piccoli azionisti che hanno sottoscritto primi aumenti di capitale e non sono poi stati in grado di sostenere i successivi". Nessi ha anche detto di avere contestato agli indagati l'aggravante del grave nocumento "perché il numero di risparmiatori danneggiati è significativo".

4 - TRA I REATI AGGIOTAGGIO INFORMATIVO
(ANSA) - Tra i reati contestati anche l'aggiotaggio informativo: "Diffondevano notizie false occultando perdite e dunque influenzando le scelte degli azionisti". Nella vicenda Fonsai, i magistrati stimano un danno patrimoniale di 300 milioni: lo ha detto a Torino il procuratore aggiunto Vittorio Nessi.

5 - FONSAI: CONTESTATO GRAVE DANNO PROCURATO A RISPARMIATORI
(ANSA) - Ai quattro componenti della famiglia Ligresti e agli altri tre ex manager di Fonsai arrestati questa mattina dalla Guardia di finanza la magistratura di Torino contesta i reati di falso in bilancio (e non false comunicazioni sociali come scritto in precedenza) e manipolazione del mercato. E' inoltre contestata quanto al falso in bilancio l'aggravante del grave danno procurato ai risparmiatori. Nel bilancio 2010 della società - secondo l'accusa - sarebbero state sottostimate per 600 milioni di euro le riserve assicurative per evitare gravi ricadute in Borsa sul titolo Fonsai.

6 - FONSAI: DISTRIBUITI UTILI PER 253 MILIONI A PREMAFIN
(ANSA) - Grazie alla costante sottovalutazione della riserva sinistri all'interno di Fonsai sono stati distribuiti, negli anni, 253 milioni di euro alla Premafin spa, la holding della famiglia Ligresti. E' quanto risulta dall'inchiesta condotta dalla guardia di finanza e dalla procura di Torino.

Secondo gli investigatori, invece, laddove vi sono stati degli utili vi sarebbero dovute essere delle perdite. La famiglia Ligresti, presente nei consigli di amministrazione di Fonsai e Milano Assicurazioni, si sarebbe invece assicurata un costante flusso di dividenti illeciti e anche il via libera a numerose operazioni immobiliari che permettevano di fare uscire del denaro dalle casse di Fonsai a favore di altre società del gruppo, tutte riconducibili alla famiglia Ligresti. Tra le operazioni più eclatanti vi è stata l'acquisizione dell'intero pacchetto azionario della società alberghiera Atahotel, che sarebbe stata pagata un prezzo superiore ai valori di mercato nonostante fosse strutturalmente in perdita.

7 - FONSAI: DA CUCCIA A UNIPOL, LA FINE DELL'IMPERO LIGRESTI
(Adnkronos) - Dal mattone alla finanza, fino agli arresti. L'impero Ligresti si sgretola a colpi di inchieste giudiziarie: nel mirino finiscono prima i trust riconducibili a Salvatore Ligresti, poi i conti di Fonsai, fino ai rapporti con Mediobanca e la fusione con Unipol. Se negli anni il patrimonio cresce insieme al peso specifico nei salotti che contano, l'ascesa della famiglia negli ultimi anni inizia a vacillare fino al 'salvataggio' con la compagnia assicurativa bolognese voluta da Piazzetta Cuccia.

Il passaggio di mano dal patron ai tre figli Jonella, Paolo e Giulia e' sempre piu' difficoltoso e l'uscita di scena, da una porta secondaria, oggi sembra quasi scontato. Per i Ligresti c'e' un filo conduttore che corre dall'inizio alla fine della parabola: i rapporti con Mediobanca. Rapporti che risalgono all'amicizia dell'Ingegnere con Enrico Cuccia e che i successivi manager della banca d'affari hanno sempre tenuto nella debita considerazione. Accompagnando Ligresti dalla conquista della Sai fino alla complessa operazione con Unipol. Mediobanca, fino alle privatizzazioni degli anni '90, e' l'unica banca autorizzata a concedere finanziamenti a lungo termine.

Per questo, il benestare di via Filodrammatici e' un passaggio obbligato per chi vuole fare il salto e diventare una grande impresa. Nel caso di Ligresti sono la rete dei rapporti personali e le partecipazioni di Sai a rappresentare le chiavi giuste per entrare nelle grazie di Cuccia. Tanto da indurlo a fare da tramite anche con Gianni Agnelli, portando l'immobiliarista a Villar Perosa a colazione. Del resto, il modo di operare dell'immobiliarista siciliano e' stato da subito adatto ad una crescita 'assistita' nel sistema: piu' si cresce e piu' si investe, sempre rilevando piccole quote societarie. Tanto da conquistarsi l'appellativo di 'Mister 5%', a testimoniare la capacita' di accumulare partecipazioni minori, ma sempre strategiche.

Due sono i momenti chiave nell'ascesa di Ligresti. Innanzitutto gli anni '80, quelli della 'Milano da bere', dominata dai socialisti di Bettino Craxi. Sono gli anni in cui si stringe ancora di piu' il rapporto fra Salvatore Ligresti e Cuccia. E' anche il sistema di relazioni che vede al centro l'uomo di Paterno' a favorire la privatizzazione di Mediobanca, nel 1988. Alla protezione di Cuccia si deve, invece, lo sbarco a Piazza Affari della capogruppo della galassia Ligresti, Premafin. Ma sono soprattutto gli ultimi dieci anni a certificare che il rapporto con Mediobanca e' sempre piu' solido.

Dopo Tangentopoli, che lascia a Ligresti una condanna penale firmata dal pool di Mani pulite, il costruttore siciliano rischia di perdere buona parte del patrimonio. Ma resiste e, sempre grazie ai buoni uffici di Piazzetta Cuccia, rilancia. Nel 2002 arriva la fusione tra la Sai di Ligresti e la fiorentina Fondiaria, ai tempi controllata dalla Montedison. E' Vincenzo Maranghi a 'benedire' la nascita del primo polo assicurativo italiano del settore rc auto. Un'operazione che fa raddoppiare il giro d'affari della famiglia Ligresti.

L'indicazione che Mediobanca impartisce con forza, e che porta in Fonsai sulla poltrona di amministratore delegato un manager del calibro di Enrico Bondi, e' quella di amministrare la nuova societa' con grande rigore. Ma la stagione di Bondi dura poco e nella galassia Ligresti dilaga la gestione familiare, con i figli di Salvatore che vengono sistemati nei consigli di amministrazione di tutte le societa' e delle loro controllate. La passione per i cavalli di Jonella, le borse Gilli per Giulia e Paolo che deve fare i conti con un padre che continua 'a dettar legge' portano alla cronaca degli ultimi mesi.

Per i Ligresti l'unica speranza per non arrivare al fallimento e' quella fondersi con un altro gruppo. Individuato, sempre da Mediobanca, in Unipol. Piazzetta Cuccia nel corso degli ultimi dieci anni ha concesso un miliardo e cinquanta milioni di crediti nei confronti delle aziende dei Ligresti . E, come nel 2002, e' in prima fila in un'operazione che ormai ha assunto tutte le caratteristiche di un vero e proprio 'salvataggio'.

In una situazione ormai finanziariamente insostenibile, Mediobanca e' costretta a chiedere, con la dovuta decisione, un passo indietro a Ligresti e alla sua famiglia, non senza sollevare piu' di qualche obiezione. L'obiettivo e' di assicurare un futuro industriale a Fonsai e anche quello di limitare i danni per tutti i creditori, a partire proprio da Piazzetta Cuccia , e per la stessa famiglia Ligresti.

Un passaggio di mano che portera' all'iscrizione nel registro degli indagati dell'ad di Piazzetta Cuccia Alberto Nagel per ostacolo agli organi di vigilanza per il presunto patto occulto. Un altro episodio che complica rapporti sempre piu' delicati, mentre le procure di Milano e Torino indagano, le autorita' di controllo a vigilare accendono i riflettori sulle complesse vicende finanziarie e l'impero scricchiola. Oggi, forse, l'uscita di scena dopo 30 anni.

 

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