SI CHIAMA TAFAZZISMO IL VIRUS DELLA SINISTRA: SI FA MALE DA SOLA – MENTRE IL CENTRODESTRA E’ ALLE PRESE CON I VANNACCIANI PARACULI VOTANO LA FIDUCIA AL GOVERNO E AL TEMPO STESSO DICONO "NO" AL DECRETO SULL’UCRAINA, IL CAMPO LARGO FINISCE A BRANDELLI – BOLDRINI E ALTRI 3 (PAOLO CIANI, IL "FLOTILLERO" ARTURO SCOTTO, NICO STUMPO) SI ASTENGONO DAL TESTO DEL PD CHE VOTA SÌ ALL’INVIO DELLE ARMI, COME AZIONE, ITALIA VIVA E +EUROPA. NO AL DECRETO DA MOVIMENTO 5 STELLE E ALLEANZA VERDI E SINISTRA – LE DIVISIONI DEL CENTRODESTRA CON I LEGHISTI CHE ESCONO DALL’AULA QUANDO PRENDE LA PAROLA IL VANNACCIANO ZIELLO…
Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera” - Estratti
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Se qualcosa accadrà, di certo non è accaduto ieri. Il centrodestra fa quadrato rispetto ai vannacciani che, con spirito democristiano, hanno votato la fiducia al governo e al tempo stesso no al decreto sull’Ucraina. Mentre a sinistra restano le divisioni note: il Pd non vota la fiducia ma sì all’invio delle armi, come Azione, Italia viva e +Europa. No al decreto, invece, da Movimento 5 Stelle e Alleanza verdi e sinistra.
Della giornata parlamentare restano due fotogrammi: il primo è quando tutti i leghisti escono dall’aula quando prende la parola il vannacciano Ziello; il secondo è il non voto sull’ordine del giorno Pd dei democratici Laura Boldrini, Paolo Ciani, Arturo Scotto, Nico Stumpo.
I numeri della conta finale di ieri non palesano divisioni occulte: votano la fiducia 350 deputati su 400. Le 4 astensioni vengono dai deputati del gruppo Misto, minoranze linguistiche.
MEME SU GIUSEPPE CONTE E ELLY SCHLEIN - BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
Le assenze, considerate dagli uffici del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani «del tutto fisiologiche», vedono 12 deputati in missione. Tra i Fratelli d’Italia come in Forza Italia gli assenti sono 12, nella Lega soltanto 6. Sempre inclusi i «missionari». Nella Lega non hanno partecipato al voto Dimitri Coin, l’editore Antonio Angelucci (che non smentisce la fama di assenteista) e Umberto Bossi.
Se i «futuristi» speravano che i loro tre ordini del giorno sul no alle armi per l’Ucraina facessero registrare adesioni più vaste, probabilmente sono delusi. Non li vota neanche Domenico Furgiuele, il leghista che si è sempre dichiarato vicinissimo al generale tanto da organizzare, la scorsa settimana, in Parlamento un convegno con esponenti dell’estrema destra di CasaPound bloccato dopo le proteste dell’opposizione che ne ha impedito lo svolgimento.
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Per il Pd, in Aula prende la parola l’ex segretario Ds Piero Fassino: «Con la fiducia volete evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le ambiguità di una maggioranza condizionata da settori filoputiniani».
E dunque, «voteremo sì all’invio di aiuti militari e umanitari all’Ucraina. A Kiev si combatte anche per la nostra libertà ed è dovere morale e politico non lasciare solo quel popolo». Una linea che il Movimento 5 Stelle decide di non seguire, anche a costo di dare un’ulteriore picconata alla costruzione del muro del campo largo. E questo nonostante i partiti di opposizione assicurino di voler marciare uniti verso il voto del 22 e 23 marzo sul referendum in materia di giustizia. Per Riccardo Magi, da +Europa, «il giochetto parlamentare della fiducia sul decreto Ucraina ha consentito di lasciare una porta aperta all’ingresso dei putiniani in maggioranza».
Il tutto, mentre Roberto Vannacci si prepara a essere a Roma il 4 marzo, forse a Montecitorio, per presentare il suo pacchetto di proposte su sicurezza e immigrazione.
laura boldrini al pride di roma
