SIGNOR GIUDICE, STIA ZITTO! IL PROCURATORE DI PALERMO RIPUDIA LO STILE INGROIA E “IMBAVAGLIA” I MAGISTRATI

Riccardo Arena per La Stampa

Anni e anni di esternazioni, di partecipazioni a congressi di partito o a feste di quotidiani schierati, di critiche radicali ed esasperate contro la politica, di «ospitate» in tv, magari assieme all'indagato Massimo Ciancimino. A un anno esatto dalla partenza del suo discusso ex aggiunto Antonio Ingroia, il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, dice basta. Basta all'«esposizione di opinioni personali ed orientamenti lato sensu ideologici».

Basta alle parole in libertà, alle «accese unilaterali critiche a provvedimenti normativi adottati o in corso di adozione». Basta anche alle «enfatiche e generalizzate denigrazioni di intere categorie sociali ed a maggior ragione di singole persone, con particolare accentuato divieto per gli altri soggetti del processo».

È in una circolare contenente «direttive obbligatorie» per tutti i pm, due paginette datate 23 ottobre, l'avvio della «normalizzazione». Il procuratore, recentemente sottoposto a una procedura di trasferimento per la sua presunta debolezza nella conduzione dell'ufficio (procedura aperta e poi archiviata dal Csm), è in fase pre-disciplinare anche per non avere segnalato che un suo sostituto, Nino Di Matteo, avrebbe confermato in un'intervista che erano state intercettate le telefonate del Capo dello Stato con Nicola Mancino. Ora il capo alza la voce, precisando però che le nuove regole sono state emanate «a seguito dei rilievi mossi dal signor procuratore generale, in relazione ad un caso specifico».

E il «caso specifico», la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stato il 4 meno, il voto che il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, successore di Ingroia, ha dato al tribunale che si è occupato del processo Mori, per le motivazioni della sentenza di assoluzione del generale dall'accusa di favoreggiamento aggravato.

Le motivazioni, scritte dal presidente Mario Fontana, sembrano infatti strozzare nella culla il neonato dibattimento sulla trattativa Stato-mafia, ma il giudizio di Teresi ha inondato le mailing list dell'Anm di critiche ed attacchi contro il pm: «Condizionamento ideologico, patologico spirito messianico e superficiale moralismo», ha scritto Unicost Palermo. Si sono mossi subito il Pg Roberto Scarpinato e il presidente del Tribunale, Leonardo Guarnotta, Teresi si è scusato («Sono pronto a farmi fustigare pubblicamente») ma non è bastato, perché Fontana è ancora furioso. Forse anche perché il Csm non ha mosso un dito.

Scrive così Messineo che «gli interventi dovranno essere rigorosamente limitati e perimetrati» agli argomenti delle conferenze stampa e bisognerà «respingere o eludere garbatamente» le domande dei giornalisti considerate fuori tema. Se non è il bavaglio, poco ci manca: niente critiche alle leggi, se non con la «pacata e argomentata esposizione di eventuali inconvenienti connessi alla pratica applicazione», ma mai si potranno esprimere «apodittiche sottovalutazioni dei provvedimenti stessi».

«Misura, continenza ed equilibrio» sono le nuove parole d'ordine. Meglio tardi che mai, argomenta qualcuno dei suoi pm, non senza rilevare però che le colpe di pochi - e il bavaglio - riguarderanno tutti

 

FRANCESCO MESSINEO PROCURATORE CAPO DI PALERMO jpegANTONINO INGROIA E FRANCESCO MESSINEO IL PM NINO DI MATTEO Mario Mori - il generale imputato per la mancata cattura di Toto Riina

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