FARSA ITALIA CON ANGELINO - E’ ROTTURA TOTALE TRA I “DIPENDENTI” DI BERLUSCONI, LE “FAZIONI” SI SBRANANO A COLPI DI INSULTI

Ugo Magri per "La Stampa"

Squilla sabato il cellulare di Alfano, che in quel momento si trova a Barcellona, e dall'altro capo ecco la voce inconfondibile del Cavaliere: «Angelino», gli fa Silvio quasi paterno, «qui bisogna che ci vediamo e parliamo a quattr'occhi, perché questo ping-pong di liti quotidiane fa solo del danno...». In verità di polemiche io non ne sto facendo, prova a rispondere il vice-premier, «semmai ne sono il bersaglio».

E Berlusconi, prontissimo: «Hai ragione, ma ho già provveduto con una disposizione chiarissima, tutti quanti d'ora in avanti dovranno smetterla con gli attacchi reciproci, occorre mettere al primo posto l'unità del partito. Addirittura, ho convinto Bondi a cestinare un articolo molto polemico che aveva scritto contro di te». Ed effettivamente, ieri mattina, di quell'articolo così virulento sui giornali non v'era traccia.

In compenso però, mentre Alfano era in volo per Arcore, proprio Bondi gli ha scagliato contro una bordata gonfia di umano disprezzo, dove il vice-premier viene tacciato di ingratitudine poiché, tuona l'ex-ministro della Cultura, non ha dimostrato «alcuna lealtà e solidarietà a Berlusconi nel momento più difficile della sua vita personale».

Conoscendo l'antefatto, verrebbe da esclamare: e per fortuna che il Cavaliere aveva imposto uno stop alle polemiche... Se lui non si fosse messo personalmente in gioco, cos'altro sarebbe accaduto nella giornata di ieri? È perfino impietoso compilare la lista delle risse verbali, delle repliche velenose, degli sdegni sopra le righe, delle sfide sfrontate tra compagni di strada, come ormai nemmeno più se le cantano tra destra e sinistra.

Al grido di «dafalchizziamo il partito», ecco precipitarsi in sostegno di Alfano quel Naccarato che fu per anni al fianco di Cossiga. Calci negli stinchi tra Repetti e la Lorenzin. Jole Santelli si addolora dell'amarezza di Bondi, laddove il veneto Galan irrompe gioioso nella mischia e mena fendenti terribili contro Angelino, tacciato quest'ultimo come «provocatore» dalla Bernini per avere dichiarato a Vespa che lui vorrebbe, ebbene sì, le primarie per scegliere il futuro leader.

Scandaloso il solo pensarlo, si stracciano le vesti Polverini e la Savino, perché «noi dobbiamo tutto a Berlusconi»: concetto intrinsecamente offensivo nei confronti del leader, di qualunque leader degno del nome, che voglia essere seguito non per gratitudine o compassione ma in quanto possiede ancora visione e coraggio da vendere.

Non uno che ieri si sia cimentato con le questioni poste domenica su «La Stampa» dal professor Orsina, le tre scelte di fondo relative al bipolarismo incompiuto, alla rivoluzione liberale mancata, alla scelta popolare europea pure quella rimasta a metà. Con involontario humor, Cicchitto invocava giusto ieri la libertà di dissenso, demonizzando il «modello totalitario nord-coreano».

Si tratta di un rischio che, francamente, il centrodestra non dà l'impressione di correre. In altre fasi del ventennio berlusconiano, senza dubbio, la posizione del Fondatore sarebbe stata espressa attraverso le note di Bonaiuti, il Portavoce, e nessuno si sarebbe azzardato a contestarla. C'era un capo che ai suoi tempi sapeva come farsi valere e rispettare, mentre adesso (quale sia il giudizio sulla parabola del personaggio) regna la perenne cacofonia di voci.

Chi conosce la genesi degli eventi, sostiene che Berlusconi va considerato causa del proprio male. Nel senso che fu lui a creare i corpi scelti di fedelissimi, prima«falchi», poi «amazzoni», da ultimo «lealisti» (senza considerare i Promotori della libertà e l'Esercito di Silvio) specializzati nella caccia ai «traditori», capaci di sommergere le redazioni con attacchi in batteria, tutti simultanei e tutti indistinguibili tra loro.

Col tempo, perfino figure di secondo piano del movimento berlusconiano hanno creduto di assurgere, in virtù di tale ruolo, al rango di protagonisti. Cosicché ormai non obbediscono neppure più a colui che li ha sguinzagliati. Rimetterli a cuccia sarebbe come rimettere il dentifricio nel tubetto una volta spremuto: operazione impossibile e, probabilmente, inutile.

 

 

SILVIO BERLUSCONI E ANGELINO ALFANO ALFANO E BERLUSCONIalfano berlusconi adn x LORENZIN CARFAGNALORENZIN E QUAGLIARIELLOcicchitto foto mezzelani gmt

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