marchionne calenda draghi berlusconi

SILVIO MOLLA I VECCHI E CERCA UN PAPA STRANIERO – “VEDRETE ALLA FINE RIUSCIRÒ A CONVINCERE DRAGHI, MARCHIONNE O CALENDA" – ED A SALVINI MANDA A DIRE: “E’ UN BULLO, MAI LA LISTA CON LUI” – CURIOSITA’: BERLUSCONI HA DATO A STEFANO PARISI 100MILA EURO, GLI STESSI “GIRATI” A FORZA ITALIA

 

Carmelo Lopapa per la Repubblica

 

berlusconi giacomoni pascale confalonieriberlusconi giacomoni pascale confalonieri

È rimasto due giorni a Roma, chiuso a Palazzo Grazioli, tra riunioni d' affari e incontri con "gente nuova". Poi Silvio Berlusconi è volato via, senza voler tenere alcuna riunione con i dirigenti di Forza Italia, mentre un pranzo con loro era pure in programma. Capigruppo, coordinatori, vecchia guardia, niente, un black out senza precedenti, almeno in questi anni di suoi (sempre più rari) soggiorni romani.

 

Da qui alla fine della legislatura il leader ha già fatto sapere che ridurrà al minimo i contatti con tutta quel che ormai considera una «bad company», destinata a essere profondamente rinnovata dalle prossime politiche. Ieri sera si è limitato a diffondere una nota contro lo Ius soli («Legge sbagliata, un calcolo miope del Pd per avere più voti»).

 

matteo salvini giorgia meloni matteo salvini giorgia meloni

Non aveva voglia il capo, raccontano i pochi che hanno tenuto contatti con lui almeno al telefono, di sentirsi ridire le solite cose: che bisognerebbe lavorare a una coalizone, fare pace con Salvini e la Meloni, puntare a una legge con premio alla coalizione. Il Cavaliere ha deciso invece di andare dritto per la sua strada: corsa in solitaria con il proporzionale, Forza Italia che punterà al miraggio del 20 per cento per giocarsi poi la sua partita dopo il voto.

 

Renato Schifani e Maurizio Gasparri - Copyright PizziRenato Schifani e Maurizio Gasparri - Copyright Pizzi

«La lista unica con Salvini non la farò né ora né mai, per me resta un bullo», è lo sfogo (l' ennesimo) fatto in privato nella 48 ore romana. Il leader resta lui, condurrà da solo la campagna con la consueta full immersion televisiva negli ultimi due mesi, punterà sugli esterni. E a chi gli ha chiesto con quale candidato premier si presenterebbe Forza Italia, lui ha risposto rassicurante: «Vedrete che riuscirò a convincere Sergio Marchionne, Carlo Calenda o Mario Draghi ad accettare l' investitura ». Suscitando non poco scetticismo tra i suoi, consapevoli che si tratterebbe di "papi stranieri" che per svariati motivi tutto faranno meno che lasciarsi coinvolgere in un' operazione del genere.

renato brunetta paolo romanirenato brunetta paolo romani

 

Quel che è certo però è che, con buona pace degli sponsor del listone unico e dell' asse con la Lega, Berlusconi andrà da tutt' altra parte, provando ad ancorarsi al modello Ppe. Si era parlato di un pranzo a Palazzo Grazioli ieri, alla fine lo hanno fatto a Sant' Eustachio, a due passi dal Senato, il capogruppo Paolo Romani con Maurizio Gasparri e Renato Schifani. Hanno chiamato il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «Sai nulla del presidente?», ma anche lui era altrove. «A meno che non fosse con un gruppo dirigente a noi ignoti, non ci siamo visti, avrà avuto altri impegni, noi ci prepariamo già alla campagna elettorale tutta sparata su immigrazione e referendum contro lo Ius soli », minimizza ironizzando Gasparri.

BERLUSCONI E STEFANO PARISIBERLUSCONI E STEFANO PARISI

 

Ma chissà quanto peso abbia, nell' insofferenza ormai palese del Cavaliere verso i suoi, la notizia diramata dalla Tesoreria della Camera sui contributi versati dai parlamentari e da soggetti privati ai partiti. Un tabulato che conferma quel crollo di Fi che aveva già spinto Berlusconi a minacciare (invano) perfino la non ricandidatura dei morosi. E costretto lui, i figli e Adriano Galliani a mettere mano al portafogli.

 

matteo salvini giovanni toti al papeete di milano marittima  3matteo salvini giovanni toti al papeete di milano marittima 3

Nel 2016 sono stati solo 46 i parlamentari che hanno versato qualcosa, rispetto agli 88 del 2015. Tra loro c' era anche Giovanni Toti che nel 2016 invece non ha versato alcuna somma. Assegni da 100 mila euro (cioè il massimo consentito dalla legge) per Silvio e Paolo Berlusconi, i figli del leader Luigi e Marina e poi Galliani e Bruno Ermolli. Altri 90 mila dal tesoriere forzista Alfredo Messina e 99 mila euro dalla Fininvest. A sorpresa Berlusconi ha dato una grossa mano d' aiuto anche al movimento di Stefano Parisi (100 mila euro), recordman di incassi da privati: 627 mila euro freschi da utilizzare nella prossima campagna elettorale.

 

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