salvini berlusconi meloni

LA CRISI DEL ''GIORNALE'' E' IL PRIMO ATTO DELLA RITIRATA DEL CAV? NONOSTANTE LE PRESSIONI DEI CONFA-BOYS A NON PARTECIPARE ALLE EUROPEE, SILVIO HA DETTO A GIANNI LETTA DI VOLERSI CANDIDARE. MA NON ALLE PROSSIME POLITICHE: VUOLE FARE IL PADRE NOBILE IN EUROPA E LASCIARE A SALVINI IL DOMINIO IN ITALIA - MA DOPO LE EVENTUALI POLITICHE TOCCHERA' A BISCIONE - GELMINI E BERNINI IN BILICO - I GIORNALISTI DEL ''GIORNALE'' SUL PIEDE DI GUERRA

 

DAGONEWS

 

ANTONIO TAJANI E SILVIO BERLUSCONI

E se la crisi del Giornale fosse solo il primo atto di un clamoroso passo indietro di Silvio Berlusconi? I Confa-boys dentro Mediaset lavorano in questa direzione da settimane, e martellano Silvio di consigli contro la candidatura al Parlamento Europeo, anzi gli dicono di ributtarsi nelle aziende, valorizzare gli asset (Mediaset in testa) e decidere se rilanciare o vendere l'impero.

 

Alcuni, in preda all'acool, dicono che un nuovo governo a trazione salviniana potrebbe essere ancora più punitivo per Mediaset di quello attuale. Ma il Cav è deciso a partecipare al voto europeo e avrebbe detto a Gianni Letta che non intende scalzare Salvini ma neanche rinunciare all'autonomia di Forza Italia, anche per equilibrare la Lega nei confronti del Partito Popolare Europeo.

GELMINI - BERLUSCONI - BERNINI

 

Se su Strasburgo non molla, è il Parlamento italiano a dargli dispiaceri. Non sarebbe affatto contento di come Gelmini e Bernini stanno gestendo i rispettivi gruppi parlamentari, che lui intende riorganizzare in vista di eventuali elezioni politiche anticipate. Alle quali invece non si presenterà come candidato, dividendo in due l'impero come fecero i sovrani spagnoli e portoghesi dopo la scoperta dell'America: lui a fare il padre nobile del centrodestra in Europa e Salvini a fare l'acchiappa-like in Italia.

berlusconi giacomini confalonieri valentini

 

I big di Forza Italia sono comunque preoccupati dalla decisione a sorpresa di chiudere dal giorno alla notte la storica redazione romana del quotidiano di via Negri e trasferire 21 dipendenti (19 giornalisti e tre poligrafici) a Milano. Il tutto in tempi record: chiusura il 30 aprile e presa di servizio nel capoluogo lombardo il primo maggio.

 

GIORGIA MELONI E GIOVANNI TOTI

Certo, i timori sono per le 21 famiglie che dovranno in poco più di un mese scegliere tra lavoro e affetti, e per chi sarà vittima di quello che non può non essere letto come il tentativo di un licenziamento surrettizio. E c'è anche chi, come Antonio Tajani, ne fa una questione sentimentale, visto che la carriera che lo ha portato alla presidenza del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia è iniziata proprio nella redazione romana del Giornale, di cui è stato perfino capo. Non è un caso che abbia promesso ai cronisti del quotidiano fondato da Indro Montanelli di spendersi "in prima persona" con il Cavaliere per cercare una soluzione il più possibile condivisa.

 

berlusconi tajani

Al di là di tutto, però, c'è un punto politico su cui si stanno soffermando in molti dentro Forza Italia: perché Berlusconi ha deciso di chiudere in fretta e furia - con soli 40 giorni di preavviso e con il rischio di una valanga di cause per condotta antisindacale e violazione del contratto - la redazione romana di quella che per 25 anni è stata la vetrina delle sue mille battaglie politiche?

 

Perché non aspettare ancora due mesi prima di far esplodere un bomba mediatica che rischia di condizionare la campagna elettorale del Cav.? Dopo lo sciopero di mercoledì, infatti, il Cdr del Giornale e i giornalisti di Roma stanno ragionando su iniziative di protesta dal forte impatto mediatico, come quella di presentarsi ai prossimi comizi di Berlusconi armati di cartelli e fischietti per protestare contro quello che viene definito dal Cdr "un ricatto per affamare i lavoratori e costringerli alle dimissioni".

gianni letta silvio berlusconi

 

Così come non escludono di inseguire il leader di Forza Italia nei suoi prossimi incontri stampa e, davanti a taccuini e telecamere, incalzarlo sul perché i tagli ricadano solo sui dipendenti e sulle loro famiglie e non sul management, visto che da mesi il Cdr del Giornale punta il dito contro "gli sprechi dovuti alle rendite di posizione legate ai rapporti familiari della famiglia Berlusconi". Il riferimento è agli amici, alle ex fidanzate e agli ex generi "impiegati" in quel di via Negri.

pier silvio berlusconi ai palinsesti mediaset 2018

 

Un'azione tanto tempestiva e rischiosa nelle sue ripercussioni potrebbe stare nella decisione di fare un passo indietro. Ma più che per le Europee, potrebbe essere legata a un disimpegno dalla politica nazionale, visto che la full immersion tv delle ultime settimane è riuscito a smuovere i sondaggi di Forza Italia solo di qualche zero virgola.

 

E' pressoché certo, insomma, che il confronto con Salvini in quanto a preferenze sarà impietoso, con il vecchio leader azzurro fermo sotto il 10% e il giovane capo della Lega sopra il 30%. Proprio per evitare tutto questo, Berlusconi avrebbe deciso di battere in ritirata, dando pure il via libera alla dismissione del Giornale che per 25 anni è stata la prima linea del berlusconismo.

sallusti berlusconi

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