IL SINDACO TRONISTA – BOCCOLO PHONATO ANNI ‘80, ALFIO MARCHINI LANCIA LA SUA CANDIDATURA AL COMUNE DI ROMA, CON UNA LISTA CIVICA, OVVIAMENTE DAL PICCOLO SCHERMO (VIDEO) - L’EREDE DEI COSTRUTTORI “CALCE E MARTELLO” NON CORRERÀ COL PD: “È UN PARTITO CHIUSO” – SCHERNI E MACUMBE DEI DEMOCRATICI (“ER MONTEZEMOLO DE NOANTRI”) E BERLUSCONES (“BEAUTIFUL”), AUGURI SOLO DALL’UDC DELL’AMICO CALTARICCONE...

1- ALFIO MARCHINI DA LUCIA ANNUNZIATA A "IN MEZZ'ORA"
VIDEO: http://bit.ly/RvLX4c


2- MARCHINI CANDIDATO PIACE SOLO ALL'UDC ANATEMA DI PD E PDL...
Laura Serloni per "la Repubblica"

«Lasci perdere, non è cosa per lui», è il suggerimento che arriva dal Pdl. «Ci porterebbe a fondo, ma gli facciamo i migliori auguri», è il commento del Pd. E l'Idv rincara: «Roma non ha bisogno di chi rappresenti gli imprenditori». L'Udc, invece, che voleva candidarlo al Campidoglio considera la scelta «positiva». Fatto è che Alfio Marchini, imprenditore, ha lanciato ieri il suo nome per la poltrona di sindaco di Roma.

Subito si scatena un fiume di polemiche. «Le affermazioni di Marchini sul Pd come partito chiuso, proprio nel giorno in cui alle primarie stanno votando milioni di persone, appaiono ridicole. Ad Alfio Marchini, che non abbiamo ancora capito se sostenuto dall'Udc, facciamo i migliori auguri», spiega Umberto Marroni, capogruppo Pd in Campidoglio. E aggiunge Athos De Luca (Pd): «Non si è capito bene quando e a chi cede le sue aziende e con chi intende allearsi per governare la capitale, a meno che non pensi di ottenere il 51% con la sua lista civica».

I commenti più duri arrivano dal Pdl. «Non mi sembra che Alfio Marchini abbia il profilo giusto per candidarsi. Non si sente la necessità di un taumaturgo che insegni come amministrare», attacca Gianni Sammarco, deputato e coordinatore del Pdl Roma. «Commentare la comparsata di Marchini nel programma di Lucia Annunziata è come sparare sulla Croce Rossa. Per fare politica, e ancor più per candidarsi a sindaco di Roma, non serve essere palestrato, avere un viso televisivo o provare a recitare un copione, peraltro scritto male. In un momento di crisi politica non si ha certo bisogno di personaggi come questo», rincara il parlamentare e coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso.

Ironizza Maurizio Berruti, consigliere comunale: «Alla trasmissione della Annunziata, Alfio Marchini si è sentito come l'interprete principale sul set di Beautiful. Governare Roma, così come la politica, sono una cosa seria. E non si può fare con l'immagine che sicuramente non risolve i problemi sostanziali della gente». Antonio Saccone, commissario regionale dell'Udc considera invece «positivo che un imprenditore che ha avuto tanto dalla nostra città, oggi senta l'obbligo e il coraggio di lasciare la sua attività per dedicarsi alla costruzione di un progetto politico».


3- DA «CALCE E MARTELLO» AL CAMPIDOGLIO MARCHINI: «MI CANDIDO, FARÒ UNA LISTA CIVICA»
Ernesto Menicucci per "Corriere della Sera"

Il primo effetto è quello che fa un sasso in uno stagno. Alfio Marchini, 47 anni, erede della nota famiglia di costruttori «comunisti» romani, ribattezzati «calce e martello», si candida a sindaco di Roma, e i partiti - di centrodestra e centrosinistra - si scatenano contro di lui. Comunicati stampa, tweet, tra battute al vetriolo («er Montezemolo de noantri», scrive Gad Lerner), attacchi sul possibile conflitto di interessi, risposte piccate. Per annunciare la sua discesa in campo, dopo settimane di indiscrezioni, Marchini sceglie In 1/2 ora, la trasmissione di Lucia Annunziata.

Giacca con le toppe, camicia scura, capello fluente, sorriso sulle labbra, quella somiglianza col Ridge di Beautiful che fa battere il cuore alle donne. Marchini, la «prima» televisiva, se l'è preparata con cura. Aiutato, si dice, anche dagli esperti di comunicazione di Obama. Un perfezionista che impara, studia. La nuova sfida fa tremare i polsi: la corsa al Campidoglio, partendo senza rete. «Mi candido - spiega - con una lista civica, primo passo verso un Movimento metropolitano». Distante dal Pd, di cui apprezza «le primarie, segnale di coraggio: non ho votato, il mio candidato ideale sarebbe stato una sintesi dei cinque i contendenti», pur riservando al partito qualche affondo: «È ancora incompiuto. Serve una fase nuova, di apertura alla società civile. Le regole messe a Roma, invece, sono di esclusione e non di inclusione».

Ma lontanissimo dal Pdl: «Non mi sento vicino al centrodestra. Speravo che Alemanno potesse essere il Petroselli di destra, ma il suo fallimento è acclarato». È arrivato il momento di qualcosa di nuovo «perché nell'offerta politica non c'è nulla che soddisfi le aspettative del 30, 40 o 50% delle persone». Grillo, per molti, è una soluzione. E Marchini, che sembrerebbe all'opposto rispetto allo showman genovese, evita di attaccarlo: «Io un Grillo moderato? È stato capace di creare un Movimento che non è antipolitica. Manca però concretezza nelle soluzioni».

I contorni della candidatura sono da chiarire. Ma Marchini conta su una solida rete di amicizie. A cominciare da quella con Francesco Gaetano Caltagirone, ereditata dal nonno Alfio che glielo presentò quando il giovane rampollo aveva 20 anni: «Caltagirone è l'unica persona di livello. Quando hai bisogno, chiedi a lui». Da lì è nata un'amicizia solida, un affetto personale. Marchini siede anche nel Cda della Cementir del gruppo Caltagirone, e con la sua Astrim è socio di Acea (dove l'editore del Messaggero ha il 15%) in una società che si occupa di cogenerazione di energia. L'ombra del conflitto di interessi? «Venderò tutte le attività in contrasto col mio nuovo ruolo. Non sono così virtuoso da fare tutto».

L'imprenditore viene dalla sinistra, ma guarda al centro e in parte anche al centrodestra. È un indipendente, svincolato dai partiti, che conosce benissimo il mondo politico ed imprenditoriale. È amico di Massimo D'Alema, ex consigliere della sua fondazione Italianieuropei (la sede è in un palazzo della famiglia Marchini), e quando l'ex premier era segretario del Pds, Alfio investì per breve tempo anche nell'Unità. Ma ha ottimi rapporti anche con Giuliano Amato, Mediobanca (era uno dei preferiti di Enrico Cuccia), il Vaticano, e un'amicizia antica con l'ex premier israeliano Shimon Peres, che gli ha aperto le porte del mondo ebraico.

Con la sinistra c'è quasi un cordone ombelicale. Prima dal bisnonno Alessandro, socialista. Poi da nonno Alfio da cui dice «di aver ereditato la passione politica», ex partigiano dei Gap, capo della Resistenza romana, che partecipò alla liberazione di Sandro Pertini da Regina Coeli. E dal fratello di Alfio senior, Alvaro, padre dell'attrice Simona, gallerista di fama, presidente della Roma nel '68 che cacciò il «mago» Helenio Herrera. I costruttori «rossi» hanno realizzato mezza Roma, nel dopoguerra: la Magliana, la zona intorno al San Camillo, quella di ponte Marconi (ribattezzato «ponte Marchini»), le Tre Fontane.

Un patrimonio immenso, tra verità e leggende metropolitane. La sede di Botteghe Oscure, finita di costruire nel '44 e regalata al partito: «Fu solo una ristrutturazione», chiarisce in tivù. O altre proprietà, come una villetta in periferia. Da Alvaro, Marchini junior ha preso la fede giallorossa: quando si cercava una nuova proprietà, dopo i Sensi, più volte è venuto fuori il suo nome.

Ma c'è anche un'altra fede, quella cattolica, che occupa un pezzo importante della vita di Marchini. In omaggio al suo credo, prima di investire nell'Unità, Alfio prese il Sabato, settimanale di Comunione e Liberazione, mettendoci alla guida Rocco Buttiglione: esperienza breve, finita male. Anche alla Rai il giovane Alfio rimase poco: nominato nel Cda nel '94, si dimise perché in disaccordo con le nomine del governo Berlusconi. Con «Roma duemila» ha coordinato, fino al '98, gli interventi per il Giubileo, ma negli ultimi anni è stato molto all'estero, tra Francia e Argentina.

Sposato nel '93 con Allegra Giuliani, figlia di Franca Ferruzzi, separato, ha cinque figli. Studi dai Gesuiti e poi all'esclusivo De Merode, laurea alla Sapienza, appassionato di polo (è capitano della nazionale), Marchini è pronto a correre: «Si impara solo in battaglia». Dice. Se perde? «Questa è una scelta di vita, di passione. E senza esperienza di governo si rischiano meno infiltrati». Però, in privato, confida: «Abito vicino al Campidoglio, andrei al lavoro a piedi. Farei il sindaco amministratore delegato...».

 

ALFIO MARCHINI MARCHINI DA BAMBINO CON IL NONNOcal21 alfio marchini9cg12 alfio marchiniAthos De Luca Gad LernerBEPPE GRILLO - MOVIMENTO 5 STELLEGianni Alemanno Francesco Gaetano Caltagirone Massimo Dalema enrico cuccia02 lap

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....