LO SMACCO SAUDITA AGLI USA - OBAMA CHIUDE IL PORTAFOGLI? STICAZZI! CI PENSANO ARABIA, EMIRATI, KUWAIT A FINANZIARE AL SISI

Daniele Raineri per Il Foglio

Secondo un senatore americano che ha parlato con il Daily Beast, l'Amministrazione Obama ha scelto di interrompere gli aiuti militari all'Egitto dopo la repressione brutale ordinata dal governo dei generali contro la Fratellanza musulmana (l'Amministrazione nega, dice che soltanto oggi Obama procederà a una "revisione" degli aiuti assieme ai consiglieri).

Se ne parla da tempo, si è già decisa la sospensione di un'esercitazione militare congiunta con l'esercito egiziano - era sembrata una misura ridicolmente inadeguata, dopo i morti in strada - e anche il blocco di alcune forniture di armi già in programma, prima di caccia F-16 e poi di elicotteri Apache.

Ora potrebbe arrivare l'interruzione totale per gli aiuti, un miliardo e trecento milioni di dollari ogni anno: è una delle cifre più citate sulla questione egiziana. Non importa più. I soldi americani quasi non conteranno. La decisione (o l'indecisione) dell'Amministrazione e tutta la tiritera di minacce che l'ha preceduta - "se continuate così, potremmo rivedere gli aiuti" - è stata resa priva di effetti dalla controdecisione dei "suoi più stretti alleati in medio oriente", come nota nel titolo il Wall Street Journal, e si riferisce soprattutto ai sauditi, che stanno coprendo di soldi i generali del Cairo.

Il re Abdullah in queste settimane di dopogolpe si sta prendendo una rivincita enorme in Egitto contro i detestati Fratelli musulmani e contro, appunto, l'alleato americano Barack Obama. Soltanto due anni fa era al telefono con il presidente durante i giorni della rivoluzione egiziana e per la rabbia ebbe un malore con la cornetta in mano - così si disse, anche se la notizia non fu mai confermata.

Il sovrano aveva chiesto che Washington schierasse il suo peso dalla parte di Hosni Mubarak contro le manifestazioni di popolo in piazza Tahrir e gli americani invece avevano abbandonato il rais egiziano al suo destino, all'arresto, alla prigione. Quando la sera dell'11 febbraio l'esercito egiziano annunciò le dimissioni del presidente, alla corte di Riad i sauditi erano lividi: non soltanto temevano che le proteste sarebbero prima o poi arrivate pure sotto le loro finestre ma avevano anche scoperto in quel momento che cosa gli alleati americani avrebbero fatto, anzi, non fatto.

Se fosse giunta l'ora, Obama non avrebbe levato un dito in loro difesa. loro posto, almeno secondo il punto di vista della casa regnante (circola una petizione degli studiosi islamici in Arabia Saudita contro il governo dei generali al Cairo) dopo due anni di destabilizzazione in cui hanno visto gli arcinemici Fratelli musulmani - considerati pericolosi destabilizzatori - ascendere al potere e governare per un anno.

Venerdì il sovrano di 89 anni, che non appare quasi più in pubblico per quanto è malconcio di salute, ha ordinato di leggere un suo testo su al Ekhbariya tv, canale ufficiale del regno. Era un messaggio esplicito di appoggio al generale ora al comando in Egitto, Abdel Fattah al Sisi, che ieri ha richiamato personalmente per ringraziarlo (questo delle telefonate e dell'etichetta sta diventando un punto essenziale per chiarire chi conta: il segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel, ne ha fatte 17 al generale per convincerlo a trattare con i Fratelli, con i risultati che si sono visti).

In un passaggio del discorso in tv il sovrano incolpa gli americani - senza nominarli - per le violenze di questi giorni tra egiziani: "Outsider ignoranti che non conoscono gli arabi, l'islam e l'Egitto" e "le loro interferenze senza senso nella politica del paese più popoloso del mondo arabo".

Due giorni fa è stato il turno del ministro degli Esteri saudita, il principe Saud al Faisal, di parlare: "Per quanto riguarda coloro che annunciano di voler fermare la loro assistenza all'Egitto o minacciano di farlo, la nazione araba e islamica è generosa con la sua gente e tenderà in aiuto la sua mano", ha detto, dopo avere dichiarato di considerare l'Egitto la sua "seconda patria".

Assieme al Kuwait e agli Emirati arabi uniti, l'Arabia Saudita promette al governo del putsch un pacchetto di aiuti da 12 miliardi di dollari, che fa impallidire gli aiuti americani ed europei combinati (poco più di due miliardi e mezzo di dollari in totale). I sauditi offrono la quota più grande: un miliardo cash, due miliardi in petrolio e altri due in depositi bancari.

L'ascesa dei generali era un esito molto sperato a Riad. Sul Monde Diplomatique, Alain Gresh nota che il 30 giugno, prima del golpe, un editoriale del giornale saudita Okaz annunciava: "Per evitare un bagno di sangue e la guerra civile, i militari governeranno l'Egitto per un breve periodo di tempo, non più di un anno". Gresh descrive anche l'esistenza di una garanzia offerta dai Said ai generali egiziani: aiuti subito in cambio della rimozione dei Fratelli musulmani dal potere e di un trattamento migliore per l'ex presidente Mubarak, ora in prigione.

Considerate le notizie su una possibile scarcerazione dell'ex rais, i militari hanno soddisfatto entrambe le condizioni. Tra loro e Riad c'è un rapporto di fiducia: il generale al Sisi è stato per anni l'attaché militare dell'ambasciata egiziana in Arabia Saudita e il presidente nominato dai militari, Adly Mansour, era definito in epoca prerivoluzione "l'uomo di Mubarak in Arabia Saudita".

L'artefice di questa controrivoluzione è indicato nel principe Bandar bin Sultan, storico ambasciatore in America tornato capo dei servizi sauditi nel luglio 2012. Sarebbe lui a coordinare anche l'intensa attività di lobbying nelle capitali europee, in questi giorni, per fare ingoiare il boccone della repressione militare in Egitto.

 

BARACK OBAMA A BOCCA APERTA BARACK OBAMA Mohammed Morsi IL PRESIDENTE EGIZIANO MOHAMMED MORSI Re Abdullah Saudi ArabiaHOSNI MUBARAK chuck hagel 01Al SisiADLY MANSOUR EGIZIANO egitto scontri violenza in egitto

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")