renzi di maio

SOGNO O SONDAGGIO? IL REFERENDUM NON SPOSTA GLI EQUILIBRI, L'ITALIA RESTA TRIPOLARE: IL M5S AL 31,5% E’ SEMPRE IL PRIMO PARTITO - IL PD E’ DUE PUNTI SOTTO, AL 29,8% - IL CENTRODESTRA UNITO AL 28,6% - LO SCENARIO POLITICO NON VEDE EMERGERE UNA MAGGIORANZA UNIVOCA MA TRE MINORANZE

Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera

 

DI MAIO RENZIDI MAIO RENZI

Solitamente all' indomani di un' importante consultazione si registra un cambiamento significativo negli orientamenti degli elettori. Ad esempio nelle settimane successive alla netta vittoria del Pd alle Europee 2014 il consenso per Renzi e il suo partito aumentarono nettamente.

 

Lo stesso è avvenuto dopo le Amministrative di giugno che hanno fatto segnare un aumento di preferenze per il M5s e di fiducia in Di Maio. Ebbene, dopo il referendum che ha determinato la sconfitta del Sì e le dimissioni di Renzi da premier, sorprendentemente lo scenario politico è rimasto pressoché immutato.

 

salvini berlusconisalvini berlusconi

Rispetto all' inizio di novembre l' apprezzamento per il governo è infatti stabile: il 37% esprime un giudizio positivo contro il 58% di parere opposto. L' indice di gradimento si mantiene a 39. Analogamente il 35% dichiara di apprezzare l' operato di Renzi mentre i suoi detrattori rappresentano il 59% e il suo indice di gradimento si attesta a 37, lo stesso livello di novembre.

 

L' astensionismo E pure le intenzioni di voto fanno registrare scostamenti minimi, tutt' al più nell' ordine di qualche decimale: gli astensionisti si confermano il «primo partito» con il 35,9% degli elettori e tra chi esprime una preferenza il M5s (31,5%) prevale sul Pd (29,8%); al terzo posto Forza Italia e Lega all' 11,9%, seguiti da Fratelli d' Italia con il 4,8%, Area popolare 3,8% e Sel-Sinistra italiana con il 3,2%.

Quindi, nulla di nuovo sotto il sole: tre poli di quasi uguale consistenza e due aree (centristi e sinistra) che si collocano tra il 4% e il 5%.

 

renzi di maiorenzi di maio

D' altra parte il voto al referendum è stato solo in parte orientato dal merito della riforma, peraltro poco conosciuta dalla maggioranza degli elettori. Si è trattato in larga misura di un voto politico, guidato dalle proprie preferenze elettorali confermate anche dopo la vittoria del No.

 

Il Pd e il fronte del Sì Piuttosto, stupisce che il dibattito post referendario, le dinamiche conflittuali tra maggioranza e minoranza del Pd, la scissione di alcuni esponenti dell' Udc da Area popolare, le discussioni sulle diverse ipotesi del nuovo governo sia in termini di composizione sia di possibili candidati alla presidenza, insomma, tutto ciò al momento non abbia determinato mutamenti di rilievo tra gli elettori.

Stando al consenso e alle intenzioni di voto rilevati nel sondaggio odierno, Renzi e il Pd non sembrano uscire ridimensionati dalla sconfitta.

 

Questo tuttavia non significa che il 40,9% del fronte del Sì (13,4 milioni di elettori) possa essere considerato del tutto appannaggio del Pd, nonostante il dato percentuale presenti una singolare vicinanza con quello ottenuto dal partito di Renzi alle Europee (40,8%, 11,2 milioni di elettori). L' analisi dei flussi elettorali ha infatti mostrato che si sono espressi a favore del Sì circa un quarto degli elettori di Forza Italia e circa il 10% di quelli della Lega, del M5s e di FdI i quali, nel caso di elezioni politiche, sembrerebbero confermare l' orientamento di voto per il loro partito.

GRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONIGRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONI

 

Le tre minoranze Lo scenario politico non vede emergere una maggioranza univoca ma tre minoranze. Ne consegue che l' iter che porterà alla nuova legge elettorale deve fare i conti con il consueto dilemma tra governabilità e rappresentatività. In attesa della sentenza della Consulta del 24 gennaio, molti tra politici e cittadini mettono in discussione il premio di maggioranza dell' Italicum: il pendolo sembra andare verso la rappresentatività dell' esecutivo, a differenza del passato quando gli elettori davano priorità alla governabilità per evitare che il governo fosse ostaggio dei singoli partiti che sostenevano la maggioranza.

 

Erano altri tempi ma la questione è rimasta identica, come pure la propensione di molti elettori a cambiare idea a seconda delle circostanze e della convenienza per la propria parte politica.

BERLUSCONI MELONI SALVINIBERLUSCONI MELONI SALVINI

 

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