PUSSY PUSSY! - CONFERMATA IN APPELLO LA PENA A DUE ANNI PER LE PUSSY RIOT, MA A UNA VIENE CONCESSA LA LIBERTÀ CONDIZIONATA - IN AULA, LE TRE RAGAZZE SI DICHIARANO PRIGIONIERE POLITICHE E RIFIUTANO DI AMMETTERE LA LORO COLPA: “SIAMO VOLGARI? È PIÙ VOLGARE PUTIN. NON VOGLIAMO OFFENDERE NESSUNO, MA PROTESTARE CONTRO LA FUSIONE TRA LA CHIESA E IL POTERE RUSSO”…

1- RUSSIA: CONFERMATA PENA PUSSY RIOT,CONDIZIONALE KATIA
(ANSA) - La corte d'appello di Mosca ha confermato oggi la condanna a due anni di reclusione per le tre musiciste della band Pussy Riot, concedendo però la condizionale a una di loro, Katia Samutsevich, 29 anni. I giudici, ha spiegato la portavoce del tribunale, hanno ritenuto che Katia Samutsevich può essere rieducata anche fuori del carcare. La corte ha ricordato all'imputata che dovrà attenersi ad una serie di limitazioni (tra cui andare due volte al mese al commissariato) e che non dovrà commettere altri reati.

Katia sarà rimessa subito in libertà. Alla lettura della sentenza ha manifestato la sua soddisfazione portando il pugno verso l'alto. Il suo nuovo avvocato aveva chiesto di valutare la diversa e limitata partecipazione della giovane alla performance nella cattedrale, sottolineando che era stata bloccata prima della dissacrante preghiera anti Putin. Le altre due compagne sono rimaste impassibili quando la corte ha confermato le loro pene.

2- DIFESA ANNUNCIA RICORSO
(ANSA) - Gli avvocati delle due 'Pussy Riot' che si sono viste confermare la condanna a due anni di carcere hanno preannunciato di voler ricorrere al presidium della Corte di Mosca e poi alla Corte europea dei diritti umani. Lo ha riferito l'avv. Mark Feghin.

3- PUSSY RIOT ALL'ATTACCO IN AULA CONTRO PUTIN E CHIESA
(ANSA) - Si dichiarano "prigioniere politiche", sono pronte a pentirsi, e a chiedere scusa a quanti si sono sentiti offesi da un'iniziativa che voleva essere "esclusivamente politica", ma rifiutano di ammettere la loro colpa come chiede la Chiesa ortodossa ritenendolo un "ricatto": partono all'attacco, nel processo d'appello in corso a Mosca, le tre giovani musiciste della band Pussy Riot condannate a due anni per la loro dissacrante preghiera anti Putin nella cattedrale della capitale.

E una di loro, Maria Aliokhina (24), attacca frontalmente il leader del Cremlino, che ha ripetutamente sottolineato la volgarità del nome della loro band: "vorrei reagire alle parole di Vladimir Vladimirovich, il presidente del nostro Paese trova volgare il nome del nostro gruppo in russo, che si traduce come la 'rivolta della gattine', io invece credo non sia più volgare della sua frase 'inseguiremo e ammazzeremo i terroristi sino nel cesso'", ha detto, ricordando una espressione del gergo malavitoso usata da Putin nel 1999 e suscitando le risate del pubblico.

Poi ha citato un'altra frase, che tuttavia avrebbe pronunciato non Putin ma il suo portavoce Dmitri Peskov: "spalmeremo il fegato degli oppositori sull'asfalto". Il presidente del tribunale ha cercato di farla tacere ricordandole di attenersi alla materia del processo, trasmesso in diretta sul sito del tribunale. Anche un'altra imputata, Nadia Tolokonnikova (22), ha fatto un riferimento a Putin, sostenendo che il suo terzo mandato presidenziale "porta ad una crescita dell'instabilità, alla guerra civile". Il presidente del collegio è dovuto intervenire ancora per interromperla.

Uno dei difensori delle 'Pussy', Mark Feghin, ha chiesto anche di mettere a verbale le recenti dichiarazioni di Putin (che ha detto di condividere la sentenza) definendo "inammissibile" qualsiasi interferenza sul tribunale, anche da parte delle più cariche dello Stato. Tutte e tre le imputate si sono dichiarate innocenti e hanno chiesto l'annullamento della sentenza. "Noi siamo tutte e tre innocenti, siamo in prigione per le nostre convinzioni politiche", ha dichiarato Maria Aliokhina parlando da una gabbia in vetro.

"Non volevamo offendere nessuno, né i preti né i credenti, volevamo solo esprimere la nostra protesta contro la fusione tra i leader religiosi e politici del nostro Paese", ha proseguito la musicista della band, che ha sempre motivato la sua performance contro il sostegno del patriarca della Chiesa ortodossa Kirill alla candidatura di Putin al Cremlino. "La Chiesa ortodossa ha subordinato la clemenza al pentimento ma questo è un ricatto: é terribile quando si ricatta con il pentimento", ha osservato.

Come le sue due compagne, anche Nadia Tolonnikova ha detto di essere pronta a scusarsi se ha offeso qualcuno, come peraltro ha già fatto, ma "un pentimento è impossibile - ha precisato - perché significherebbe riconoscere che la nostra azione era anti religiosa". Katia Samutsevich (29), infine, ha fugato i timori di una rottura dell'unità del gruppo dopo il cambio del difensore: "non c'é nessuna divisione".

 

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