ignazio marino mostro

MARINO È PAZZO O C’È UN PAZZO CHE SI CREDE MARINO? IL SINDACO SPODESTATO: “I ROMANI SONO CON ME. POTREI ANCHE PRESENTARMI CON UNA MIA LISTA CONTRO IL PD” – MA LA COSA PIÙ GRAVE È CHE IL “BUON CATTOLICO” MINACCIA A TUTTO SPIANO: “SE AFFONDO PORTO TUTTI GIÙ. FARÒ NOMI E COGNOMI DI CHI MI HA CHIESTO FAVORI E RACCOMANDATO DEGLI ASSESSORI POI INDAGATI E PURE GENTE DI MAFIA CAPITALE. PORTERÒ LE PROVE IN TV”

1 IL CHIRURGO ORA VUOLE VENDETTA

Giovanna Vitale per “la Repubblica

 

VINCINO  - MARINOVINCINO - MARINO

Minacce, ricatti, propositi di vendetta, qualche blandizia perfino. «Se io affondo li porto tutti giù con me. Nessuno si illuda: farò nomi e cognomi di chi mi ha chiesto favori, raccomandato assessori poi indagati e gente di Mafia Capitale. Ho le prove, le porterò in tv».

 

Le ha tentate tutte, Ignazio Marino, pur di restare. Rinchiuso come un leone in gabbia nel suo fortino assediato in compagnia della fedelissima Alessandra Cattoi, l’unica rimasta al suo fianco nella tempesta perfetta che finirà per travolgerlo, somiglia a un pendolo impazzito: incapace di star fermo, un occhio alle agenzie e l’altro sul telefonino in attesa di un segnale che non arriverà, oscilla per tutto il giorno tra depressione ed esaltazione, frustrazione e rabbia, fino alle lacrime versate in giunta.

 

Dodici ore sulle montagne russe iniziate alle sette di mattina, quando la Cattoi suona al citofono di casa per passare al setaccio ogni appunto, lettera o mail con cui il sindaco da mesi terrorizza mezza classe dirigente romana: «Sui miei quaderni ho annotato tutto, incontri, date, prebende. Ci pensino bene prima di cacciarmi».

 

MARINOMARINO

È questo il suo piano. Screditare domani chi vuole, oggi, svergognare lui. Lo dice chiaro ad Orfini che alle otto telefona per comunicargli la decisione di Renzi: «O te ne vai o il Pd ti sfiducerà in aula. Riflettici su: se te ne vai di tua sponte ci consentirai di ringraziarti ed evitare una rottura traumatica ». Marino non se l’aspettava. Si era convinto di averla fatta franca un’altra volta. Che la promessa di pagare i 20mila euro spesi con la carta di credito comunale, lo avesse sottratto alla morte politica. Un inganno durato lo spazio di una notte, presto svelato dalla lettura mattutina dei giornali.

 

«Ma io non sono un ladro », prova a protestare. «Ho sempre lavorato per il bene della città. Non potete trattarmi così». Orfini è però irremovibile. «Fammici riflettere», chiude il primo cittadino. Chiedendo come ultimo desiderio «una pubblica attestazione di stima da parte del premier ». La risposta dall’altro capo del filo è secca: «Non mi sembra una strada percorribile».

 

renzi marino renzi marino

Marino è turbato. Offeso. Umiliato. «Bisogna reagire», esorta la storica portavoce al suo fianco. Sul tavolo una montagna di fogli e di quaderni colorati. «Ecco la mail con cui Veltroni mi raccomanda di assumere Luca Odevaine capo dei vigili urbani», dice Marino. «E in queste schede ci sono tutti i favori che in due anni mi hanno chiesto consiglieri comunali ed esponenti politici». Un faldone grande così, con nomi, date, esito della segnalazione. «Ci provassero a cacciarmi», sbotta Marino, «dalla prossima settimana farò il tour delle trasmissioni televisive e mostrerò tutto.Ora sono stufo».

 

La frustrazione cede il passo all’euforia. La controffensiva è pronta, prima di uscire Marino venderà cara la pelle. È ora di salire in Campidoglio. Di incontrare la giunta per andare alla conta. A mezzogiorno e mezza sono quasi tutti lì. «Ditemi chi di voi se la sente di andare avanti e chi no». È una slavina: «Così non si può continuare », «non ci sono i margini », «molliano».

 

La responsabile dell’Ambiente Estella Marino piange: lei non vuole andar via, interrompere «il lavoro di bonifica fatto finora». Il sindaco, fino a quel momento impietrito, cede. Due lacrime gli solcano il volto: «Io ho cambiato la città, ho fermato Mafia Capitale. Il Pd e il governo nazionale che vogliono mandarmi via forse desiderano far tornare il malaffare. I poteri forti me l’hanno giurata per tutte le volte che mi sono opposto alle vostre richieste». Non c’è più tempo. Tutto precipita. «Se Renzi vuole le dimissioni di Marino», tuona la Cattoi, «venga in Campidoglio a chiedergliele».

RISTORANTE CYBO ROMA RISTORANTE CYBO ROMA

 

Orfini convoca gli assessori al Nazareno. Poi i consiglieri. La maggioranza si squaglia. Il vicesindaco Causi e il titolare alla Legalità Alfonso Sabella tornano a palazzo Senatorio per staccare la spina. Due le motivazioni per piegarlo: «Tutti i consiglieri di Pd e Sel hanno firmato la mozione di sfiducia e dieci assessori su 12 sono pronti a dimettersi», gli spiega Causi. «E poi non sottovalutare quanto fatto trapelare oggi dalla Procura», scandisce grave il giudice Sabella, «hanno fatto capire che l’inchiesta va avanti, se lasci subito avrai la possibilità di difenderti meglio». Il colpo di grazia. È in quel momento che Marino capisce: «Non doveva finire così».

MARINO MARINO

 

 

2. «BASTA, ORA FARÒ I NOMI» LO PSICODRAMMA DEL SINDACO CHE AVVERTE IL PARTITO

Ernesto Menicucci per il “Corriere della Sera



Ci ha provato fino all’ultimo a rimanere, a resistere, a non abdicare. Passando, nel corso della sua giornata più drammatica, dalla rabbia alla depressione, dalle rivendicazioni al senso di solitudine più nera. Alla fine, dopo il colloquio con gli assessori Marco Sabella (l’uomo su cui Marino si era appoggiato) e Marco Causi, il chirurgo dem ha capito che non c’era più nulla da fare: «Perché mi fate questo? Io sto cambiando Roma». 

marino stalker di bergoglio marino stalker di bergoglio


Sabella e Causi, gli riferiscono «l’ambasciata» di Orfini e gli danno il colpo di grazia: «Ignazio basta, è finita. La tua maggioranza non esiste più. In dieci assessori (su dodici, ndr ) siamo pronti alle dimissioni». Il primo a dirlo, in giunta, era stato Stefano Esposito, senatore dem spedito a governare i Trasporti. Poi la slavina: lo stesso Causi, Luigina Di Liegro e giù giù tutti gli altri. 


Marino lì, ha capito che era davvero al capolinea. Del resto, glielo aveva detto già di buon mattino Orfini, al telefono: «Abbiamo deciso. Ti devi dimettere». Il sindaco, però, l’ha presa malissimo. E, con l’animo scosso, il cuore in tumulto, ha reagito di stizza, come gli capita solo nei momenti molto privati: «Cacciarmi? Se lo fate farò tutti i nomi: chi del Pd mi ha proposto Mirko Coratti e Luca Odevaine (due degli arrestati di Mafia Capitale, ndr ) come vicesindaco e come comandante dei vigili. Vi tiro giù tutti».

imbucato marinoimbucato marino

 

 Marino ha ricordato di «avere tutto scritto nei miei quaderni» e di «avere anche degli sms di dirigenti nazionali del Pd». Una minaccia, come quella di scrivere un libro «esplosivo», che gli starebbe curando l’ex caposegreteria Mattia Stella, dimessosi quest’estate dopo la relazione di Franco Gabrielli. 


Marino si difende: «Non sono un ladro, non ho fatto niente, posso giustificare tutte le spese sostenute». Versione alla quale neppure i suoi credono più: scartabellando le ricevute, in Campidoglio erano terrorizzati anche per quelle all’albergo vicino al Colosseo. Cene dove però era anche indicato un numero di stanza, «ma solo per il sistema di fatturazione dell’hotel», hanno poi ricostruito i suoi collaboratori. 

IGNAZIO MARINO PAPA FRANCESCO BERGOGLIO     IGNAZIO MARINO PAPA FRANCESCO BERGOGLIO


Marino, dopo la telefonata con Orfini, è rimasto chiuso nella sua casa vicino al Pantheon. Con lui, solo la «fedelissima» Alessandra Cattoi, la collaboratrice di sempre che Marino ha nominato assessora. Una mattinata da psicodramma, col sindaco che è passato dalla voglia di mollare a quella di resistere: «Hanno citofonato a casa di mia madre, hanno cercato mia moglie al telefono. Ti rendi conto? È davvero troppo», il suo sfogo. Si è sentito «braccato», in gabbia, accerchiato. Ma lei, a poco a poco, l’ha convinto a mettersi in trincea: «Convochiamo i tuoi sostenitori in Campidoglio, non puoi andar via così», il consiglio. Marino ha cominciato a pensare alla «resistenza a oltranza», a un «videomessaggio struggente». 
 

MARINOMARINO

Arriva in Campidoglio evitando cronisti e contestatori, riunisce la Giunta, i consiglieri comunali (con i quali si commuove anche), i presidenti di Municipio, chiede a tutti «se siete ancora con me». Alle tre del pomeriggio pensa ancora di poter «spaccare il Pd: se qualcuno si dimette lo sostituirò».

 

LUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMALUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMA

In Comune lo vedono vagare da solo, nei corridoi e nel suo studio. Alterna momenti di riflessione a incontri con lo staff, aspetta le risultanze dei vertici al Nazareno, spera in una dichiarazione di Renzi che gli conceda «l’onore delle armi». Quando Causi e Sabella (anche a lui, in Giunta, era scappata una lacrima) gli comunicano il responso, facendogli balenare l’ipotesi di un «salvacondotto», molla. Poi prepara il video di addio e ragiona sul futuro: «I romani sono con me. Potrei anche presentarmi con una mia lista contro il Pd». Un’altra minaccia, forse l’ultima. 

 

VELTRONI CIAKVELTRONI CIAK

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…