salvini sanchez migranti

TUTTI IN SPAGNA, BASTA CHE SE MAGNA  – SALVINI HA CONVINTO ANCHE LE ONG: I MIGRANTI ORA SBARCANO NELLE ACCOGLIENTI COSTE SPAGNOLE, DOVE FINO A IERI SPARAVANO A VISTA  – SANCHEZ FA IL SANTARELLINO E BATTE CASSA CON L'EUROPA. JUNCKER CHE FA? GLI DÀ 55 MILIONI SULL'UNGHIA, MENTRE A NOI, CON IL QUADRUPLO DEGLI ARRIVI GLI SCORSI ANNI, È TOCCATA SOLO QUALCHE BRICIOLA...

Gian Micalessin per “il Giornale”

 

SALVINI MIGRANTI

Alla fine Matteo Salvini ha convinto anche le Ong. Proactiva Open Arms, protagonista nelle scorse settimane di un braccio di ferro con un ministro degli Interni assolutamente risoluto nell'impedire alla sua nave l'accesso ai porti italiani, ora non tenta neanche di avvicinarsi alla penisola.

 

Ora dopo aver raccolto i suoi carichi umani punta direttamente verso il nuovo regno dell'accoglienza, ovvero la Spagna del socialista Pedro Sanchez. A testimoniarlo è Valerio Nicolosi un reporter imbarcato sulla nave della Ong.

 

PROACTIVA OPEN ARMS

Il reporter dopo aver raccontato il recupero di 87 migranti, avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì a 40 miglia dalle coste della Libia, aggiunge che i responsabili di Proactiva Open Arms sono decisi a far rotta direttamente sulla Spagna, senza neppure tentare di avvicinarsi all'Italia.

 

Il che, dal punto di vista di Salvini e dei suoi sostenitori, è indubbiamente un bel successo. Un po' meno per la Spagna di Pedro Sanchez costretta a far i conti non solo con gli onori tributategli dai sostenitori dell'accoglienza indiscriminata, ma anche con i costi e le responsabilità materiali derivanti dal suo nuovo ruolo di «terra promessa».

 

pedro sanchez al mare

Per la prima volta, dopo molti anni la Spagna, grazie ai 21mila arrivi registrati dal primo gennaio, può vantarsi di aver superato l'Italia e di aver conquistato il primo posto nelle classifiche mediterranee dell'accoglienza.

 

Mentre l'Italia - retrocessa al secondo posto grazie agli «appena» 18mila 645 sbarchi registrati nel primo semestre - può tirare il fiato. Ma la generosità e le porte aperte comportano anche costi e responsabilità. Costi e responsabilità che la nuova terra promessa dei migranti non è in grado di sostenere.

 

ceuta

Da settimane torme di migranti vagano senza meta per Medina, Sidonia, Chiclana de la Frontera e altre città del sud. Ad Algeciras centinaia di nuovi arrivati hanno dormito per giorni sui ponti delle navi di soccorso o bivaccato nel cortile della stazione di polizia. Il vero problema è però la mancata identificazione.

 

bambini migranti morti 6

L'assenza di strutture adeguate ha reso impossibile la registrazione di generalità e impronte digitali. Il tutto mentre masse sempre più consistenti di fantasmi privi di documenti puntavano verso il confine con la Francia.

 

E così Pedro Sanchez non ha esitato a batter cassa a Bruxelles implorando aiuti e contributi per la creazione di centri di accoglienza e identificazione. Un appello immediatamente accolto dal presidente della Commissione Jean Claude Junker che ha immediatamente annunciato lo sblocco di 55 milioni di euro.

SALVINI AQUARIUS

 

Qui però l'incongruenza con i contributi ottenuti in passato dall'Italia è evidente. E per capirlo basta analizzare la sproporzione tra l'allarme lanciato dalla Spagna e i flussi gestiti in passato dal nostro Paese. I 21mila migranti arrivati nella penisola iberica nei primi sei mesi dell'anno non sono neanche un quarto dei 94mila e 95 mila sbarchi registrati dall'Italia nei primi semestri del 2016 e del 2017.

 

donald trump jean claude juncker 3

Eppure a fronte di quelle cifre la Spagna è riuscita farsi promettere 55 milioni sull'unghia. L'Italia che dal 2014 ad oggi ha visto arrivare sul suo territorio più di 600mila nuovi ospiti non è riuscita a farsi assegnare per il 2018 più di 80 milioni di contributi.

 

E questo nonostante i cinque miliardi di spese destinate all'accoglienza in base al piano di programmazione economica (Def) messo a punto dal governo Gentiloni. Qualcosa dunque non quadra. O l'Italia di Gentiloni non sapeva chiedere. O la Spagna è stata premiata per aver sostituito l'Italia nel ruolo di nuova terra promessa.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…