giorgia meloni giovanni donzelli sergio mattarella

L'ULTIMO SGARBO DEI CAMERATI A MATTARELLA – NEL PIENO DELLO STALLO SULLO STABILICUM, DONZELLI LA SPARA GROSSA: “IL CAPO DELLO STATO HA FATTO PERVENIRE PUBBLICAMENTE LA RICHIESTA DI NON MODIFICARE NELL'ANNO DEL VOTO, QUINDI NEL 2027, LA LEGGE ELETTORALE”. TRADOTTO: SERVE UN ACCORDO ENTRO IL 2026 – AL QUIRINALE SONO TRASALITI QUANDO HANNO LETTO LE DICHIARAZIONI DI QUEL FENOMENO COL NASO AD APRISCATOLE – “LA STAMPA”: “IL PRESIDENTE VUOLE EVITARE I BOTTA E RISPOSTA, O ANCHE SOLO ENTRARE IN UN CONFRONTO DIRETTO CON IL GOVERNO O CON IL PRIMO PARTITO DI MAGGIORANZA, COSA CHE POTREBBE ESSERE LETTA COME UNA SCONFESSIONE DELLA RIFORMA, MA AL QUIRINALE SONO CERTI CHE NELL'ARCHIVIO DELLE AGENZIE DI STAMPA NON SI TROVI NEMMENO UNA FRASE DI MATTARELLA IN QUESTO SENSO...."

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI

Sergio Mattarella ha da sempre scelto di interpretare il suo ruolo in un modo ben preciso: senza intromissioni, senza endorsement di parte, senza farsi trascinare nello scontro politico, a maggior ragione su un tema come la legge elettorale, così delicato per gli equilibri istituzionali, perché tratta delle regole del gioco, che di per sé dovrebbero rimanere neutre e condivise dalla più ampia maggioranza parlamentare possibile.

 

Per questo il Presidente della Repubblica e i suoi consiglieri sono trasaliti quando hanno letto le dichiarazioni di Giovanni Donzelli rilasciate a margine di una conferenza stampa alla Camera, in cui il responsabile nazionale dell'organizzazione di Fratelli d'Italia attribuisce al Capo dello Stato la richiesta, «fatta pervenire pubblicamente», di «non modificare nell'anno del voto, quindi nel 2027, la legge elettorale». Una «richiesta – chiosa – a cui ovviamente dobbiamo tenere tutti attenzione».

 

sergio mattarella giorgia meloni

Il Presidente vuole evitare i botta e risposta, o anche solo entrare in un confronto diretto con il governo o con il primo partito di maggioranza, cosa che potrebbe essere letta come una smentita o addirittura una sconfessione della riforma, ma al Quirinale sono certi che nell'archivio recente e passato delle agenzie di stampa non si trovi nemmeno una frase di Mattarella in questo senso.

 

[…]

 

In realtà, Donzelli – come abbiamo avuto modo di appurare – si riferisce a retroscena giornalistici «mai smentiti» che davano conto della volontà della premier Giorgia Meloni di ottenere una riforma elettorale, anche a colpi di fiducia, e della relativa preoccupazione di Mattarella su una forzatura che avrebbe ristretto i tempi confermando la cattiva abitudine, tutta italiana, dei partiti al governo di cambiare la legge elettorale all'ultima curva della legislatura, nella speranza di trovare una formula più favorevole.

 

giovanni donzelli giorgia meloni (5)

Il deputato di FdI ricorda, inoltre, che c'è «un'indicazione europea, per ora abbastanza vaga, di non cambiarla nello stesso anno delle votazioni».

 

[…]  Non c'è alcun dubbio che l'Italia sia un osservato speciale nell'Ue. Ci sono Paesi membri che hanno leggi elettorali che durano dalla metà del Novecento.

 

Nessuno ne ha cambiate così tante in così poco tempo, come avvenuto a Roma negli ultimi due decenni. Il riferimento di Donzelli però è impreciso. Perché alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) pende un ricorso contro il Rosatellum, la legge attualmente in vigore, che proprio Mattarella promulgò a ottobre 2017, pochi mesi prima del voto, il 4 marzo 2018.

 

RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE

Il principale motivo del ricorso, coordinato da Mario Staderini, già segretario dei Radicali italiani, e dal professor Antonio Bultrini, è il mancato rispetto «del principio di stabilità elettorale» fissato anche da un parere della Commissione Venezia, l'organismo consultivo del Consiglio d'Europa.

 

Secondo quest'ultimo le riforme elettorali dovrebbero avvenire con «sufficiente anticipo», per consentire agli elettori «di comprendere i cambiamenti». Quanto prima, dunque, dal voto?

 

Per anno elettorale si intendono i dodici mesi che precedono la fine della legislatura: non il 2027, bensì l'autunno del 2026.

Il ricorso può indubbiamente avere un effetto sui tempi di realizzazione della riforma, su cui i partiti in Parlamento stanno litigando e che Meloni vuole vedere approvata in prima lettura alla Camera entro l'estate.

 

GIORGIA MELONI E GIOVANNI DONZELLI

Non a caso, settimana scorsa Staderini è stato chiamato in audizione dalla commissione Affari costituzionali della Camera, proprio in qualità di ricorrente alla Cedu. Donzelli, e ovviamente Meloni dietro di lui, sfruttano questo argomento per provare a imporre una tagliola alle opposizioni, ed evocando Mattarella pensano così anche di convincere il Pd a sedersi al tavolo delle trattative.

 

Al momento, però, i democratici non sembrano minimamente intenzionati a farlo, almeno a sentire il senatore Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, il primo a stigmatizzare Donzelli che «in modo assai gratuito e inopportuno giunge a tirare in ballo il Capo dello Stato». […]

giorgia meloni sergio mattarella consiglio supremo difesa 6

 

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