‘STA SCELTA CIVICA NON LA SCEGLIE NESSUNO: MONTI SPAPPOLATO TRA CASINI CHE SI SMARCA E SMONTEZEMOLATI ATTRATTI DA RENZI

Fabrizio Roncone per "Il Corriere della Sera"

I cronisti incaricati di seguire le vicende di Scelta civica si comportano ormai come gli inviati che raccontavano la Beirut degli anni Ottanta. Primo: cercare di capire chi sta contro chi. Secondo: non credere mai a chi giura di dirti la verità. Terzo: non avere paura di telefonare nemmeno a uno come Lorenzo Cesa, il segretario dell'Udc, un ciociaro di Arcinazzo Romano furbo e anche, se vuole, ruvido.

Comunque, passare subito da Cesa è abbastanza obbligatorio. L'altro pomeriggio ha risposto a Mario Monti con durezza forse definitiva.
«E certo! E ci mancava pure che restassimo zitti! Ma come? Dovevamo fondare un partito insieme e all'improvviso quello invece va in conferenza stampa e osa dire che noi dell'Udc cerchiamo solo quote di potere... No, dico: siamo impazziti?».

Adesso che può succedere?
«O c'è un chiarimento, oppure questa esperienza con Monti, per noi, può considerarsi chiusa. In ogni caso, tanto per essere precisi, noi chiederemo subito che nei simboli dei gruppi, in Parlamento, accanto alla scritta "Scelta civica" venga aggiunto il simbolo "Udc"».

Va bene, è chiaro: siete già ai cocci.
«Ma non è colpa nostra! Sono loro che dovrebbero spiegarci le ragioni di un simile violento voltafaccia ... Ecco qui: sa cos'è questa? È la lettera che il coordinatore politico di Scelta civica Andrea Olivero mi ha spedito appena lo scorso 8 giugno. C'è, dettagliato, il piano per creare un nuovo soggetto politico. Congressi, assemblee, tesseramento. Perché hanno cambiato idea?».

La spiegazione più semplicistica è che Monti voglia negoziare la nascita di un nuovo soggetto politico con l'Udc da una posizione di forza, e dunque abbia bisogno di altro tempo per strutturare il suo attuale partito. Pierferdinando Casini, al contrario, ha fretta. Non vuole restare incastrato.

E se deve venir via dal progetto messo su con Monti, sa che prima esce, più settimane avrà per riposizionarsi politicamente (del resto molti dei suoi spingono per tornare rapidamente sotto lo scudo crociato: la sortita di Paola Binetti, con mozione sull'aborto diversa e distante da quella della collega Irene Tinagli, conteneva anche e soprattutto questo messaggio. E lasciamo stare che il ministro Gianpiero D'Alia ha ricominciato a farsi riprendere alla tv sotto il simbolo dell'Udc).

La scena, descritta così, sarebbe già sufficientemente ingarbugliata. Ma il peggio dovete leggerlo. Allora: non c'è giorno che passi, senza che Monti non debba mettersi al cellulare per placare le liti (furibonde) che si scatenano tra i suoi parlamentari. A volte si tratta di liti provocate da purissimo stato di frustrazione.

Dalla sensazione forte di non incidere nel dibattito politico. Di non essere quasi mai nei titoli dei giornali, di non avere richieste per interviste, di dichiarare cose pazzesche alle agenzie di stampa per finire poi - a malapena - in qualche box nascosto.

Più spesso, Monti è costretto a intervenire per sedare le zuffe che tra le sue falangi (tanto per restare nell'immaginario da guerriglia libanese) divampano invece per ragioni di appartenenza ideologica: i cattolici e più strettamente montiani contro gli altri di più rigorosa osservanza montezemoliana.

A volte, l'intervento del Professore riesce a placare le ire; altre, no. L'altro giorno Andrea Olivero spiega che il partito dovrebbe guardare con interesse a ciò che accade nel Movimento 5 Stelle e immediata arriva la risposta durissima, il no di Andrea Romano, già direttore di Italia Futura, la fondazione-laboratorio creata da Montezemolo. Replica di Olivero: «Forse Romano è disconnesso da Scelta civica».

Insomma, nonostante la maggior parte dei montiani sia consapevole, dopo settimane di messaggi piuttosto eloquenti, che il viaggio con Luca Cordero di Montezemolo sia di fatto concluso, gli insulti continuano a volteggiare pubblicamente, nessuno prova imbarazzo a dimostrare forme varie di reciproco disprezzo e i toni sono ormai davvero così forti che non pochi deputati e senatori, pure legati al Professore, avrebbero cominciato a guardare con crescente curiosità le mosse di Matteo Renzi.

Può bastare?
No, non basta. C'è altro.
Negli uffici dell'Udc hanno messo al lavoro tecnici ed esperti di flussi elettorali, e cosa hanno scoperto? Secondo i risultati consegnati a Pierferdinando Casini, se l'Udc di fosse presentata da sola nella passata tornata elettorale avrebbe, «nel peggiore dei casi», raggiunto il 4,8%. Da qui, il rammarico di «aver prestato sangue a Monti».

Usano esattamente questa metafora brutale. «Sì, perché gli abbiamo prestato un sacco di voti, e per noi i voti sono sangue». Poi ti chiedono di non scriverla. Al massimo, si può evitare di scrivere il nome e il cognome di chi l'ha detta.

 

 

MARIO MONTI E LUCA DI MONTEZEMOLO jpegmonti casini chi03 lorenzo cesa casiniAndrea Romano ANDREA OLIVERO ACLI

Ultimi Dagoreport

lavitola rossi corsini ranucci

COME ANDRÀ A FINIRE LA VERTENZA GIUDIZIARIA PER IL REINTEGRO DI RANUCCI? A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI REPORT, L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI O “SUPERMAN” SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? I PIÙ SCOMMETTONO SUL REINTEGRO: IL PROVVEDIMENTO RIPORTEREBBE COSÌ RANUCCI SULLA TOLDA DI COMANDO DI REPORT. LA REDAZIONE? SI DIMETTEREBBE IN BLOCCO HA TUONATO QUALCUNO, MA SEMBRA FOSSE UNA BOUTADE. IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI CORSINI PRIMA HA DETTO DI CONSIDERARE QUESTA EVENTUALITÀ UNA IATTURA, POI IERI HA AMMORBIDITO I TONI (“IN CASO CI ADEGUEREMO”). DEL RESTO, LUI STESSO, ALCUNI ANNI FA HA VISSUTO UNA ANALOGA VICENDA: SOSTITUITO NEL RUOLO DI DIRETTORE AL GIORNALE RADIO, RIFIUTO' LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'AZIENDA, FECE CAUSA MA LA RAI VINSE (E CORSINI PAGO' SALATISSIME SPESE LEGALI…)

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO