giorgia meloni tajani salvini musk trump

“LA PARALISI DI GIORGIA MELONI STA NELLA POSTURA SCELTA: STARE SIA CON TRUMP CHE CON L'UE” - “LA STAMPA”: “NON POTENDO PRECLUDERSI UN RAPPORTO EUROPEO, PARTECIPA AI VERTICI UN PO' NASCOSTA. NON POTENDO PRECLUDERSI IL RAPPORTO ATLANTICO ATTENDE, PERCHÉ IL CHIARIMENTO CON TRUMP NON È IMMEDIATO. TUTTO QUESTO NON È COSTO ZERO PER GIORGIA MELONI, ANZI. COSTA SUL TERRENO INTERNAZIONALE, DOVE I PROTAGONISTI SONO ALTRI. COSTA SU QUELLO DOMESTICO, DOVE È VENUTO MENO UN ELEMENTO DI FORZA, PERCHÉ NEI PRIMI DUE ANNI DI GOVERNO, AVENDO SCELTO UN PROFILO MARCATO, PROPRIO LA POLITICA ESTERA È STATA IL PROPULSORE DELLA POLITICA NAZIONALE. DI GRANDI DISEGNI RIFORMATORI SE NE SONO VISTI POCHI. NEANCHE L'ALBANIA CORRE IN SOCCORSO. NON FUNZIONA”

DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/politica/situazione-governo-meloni-e-grave-probabilmente-non-seria-disperata-si-428912

 

Alessandro De Angelis per “la Stampa” - Estratti

 

giorgia meloni al consiglio europeo 9

In parecchi si chiedono cosa aspetti Giorgia Meloni a mettere un po' d'ordine nel suo governo dopo la lite del "quaquaraquà", con tutti gli strascichi annessi. C'è un vicepremier che, non potendo fare il ministro dell'Interno, si è messo a fare quello degli Esteri. Va in visita da Netanyahu, sente il vicepresidente americano J.D. Vance, non perde occasione per distinguersi su armi e difesa, America e Russia, dazi e Starlink.

 

È così strabordante che financo il titolare degli Esteri si è sentito costretto a reagire, tradendo la sua proverbiale mitezza. Vicepremier contro vicepremier, le opposizioni che giocano facile, l'immagine della "ducetta" decisionista che ne esce ammaccata e, da palazzo Chigi, neanche uno spiffero. Roba che, in altri tempi, si sarebbe parlato, se non di crisi di governo, quantomeno di un "chiarimento" o di una "verifica", per mettere fine al baldanzoso andazzo.

 

antonio tajani giorgia meloni matteo salvini

Invece va di moda ignorare o, al massimo, minimizzare: c'è il congresso della Lega a inizio aprile, poi il bontempone tornerà più gestibile. Chissà perché poi, visto che dal congresso uscirà ancora più ringalluzzito nei suoi convincimenti. E avrà anche completato la mutazione genetica della Lega in costola dell'Internazionale sovranista: di Nord non parla più nessuno, eppure i dazi sarebbero un'occasione, dimenticata l'Autonomia e pure il Veneto. Anche il taciturno Giorgetti è tornato salviniano in servizio permanente effettivo. C'è da scommettere che Salvini continuerà nel suo gioco, per acquisire più spazi e ridimensionare la premier. Ma nessun Papeete, tranquilli.

antonio tajani giorgia meloni matteo salvini

 

La verità è che, per come si è posizionata (o incastrata), Giorgia Meloni sente di non poter fare altrimenti. L'origine della sua paralisi sta tutta nella postura scelta: essere contemporaneamente atlantista ed europeista, con Trump e con l'Ue.

 

I segnali che le arrivano dall'amministrazione americana non sono incoraggianti: il rapporto con Elon Musk si è evidentemente raffreddato, così come col suo portavoce italiano Andrea Stroppa, la telefonata Vance-Salvini ha un grande valore di riconoscimento politico e il tanto agognato incontro alla Casa Bianca ancora non è in agenda.

 

Il timore della premier è quello di compromettere il rapporto con Trump. Da quelle parti, si sa, non vanno per il sottile nei modi. E una sconfessione plateale sarebbe un problema enorme, più della lite del "quaquaraquà": Salvini troverebbe la carta grossa per logorarla, Marina Berlusconi troverebbe conferma che col "bullo" si deve combattere a viso aperto. E patatrac.

DONALD TRUMP - ELON MUSK - GIORGIA MELONI

 

Dunque resta ferma, immobile, come il famoso semaforo della gag di Corrado Guzzanti.

 

Non potendo precludersi un rapporto europeo, partecipa ai vertici un po' nascosta anche se è in presenza. Non potendo precludersi il rapporto atlantico attende, perché l'elemento del chiarimento con Trump non è immediato. Sarebbe tutto più facile se si chiarisse, in un modo o nell'altro, il quadro in Ucraina ma, come si è capito nel vertice di ieri, Putin non ha alcuna fretta perché nel frattempo avanza sul terreno.

 

VIA COL VENTOTENE - VIGNETTA BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPAgiorgia meloni al consiglio europeo 5

(...)

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