izzetin morto

STRAGE DI STATO? – I MEDIA VICINI A HERDOGAN SPINGONO PER ACCREDITARE LA PISTA DELL’ISIS, MA IL PARTITO CURDO NON CI CREDE E TUTTI SOSPETTANO CHE CI SIA IN ATTO UNA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” CHE FA COMODO AL GOVERNO – LE FONTI UFFICIALI PARLANO DI 96 VITTIME, MA I MORTI SAREBBERO PIÙ DI 120

1.IZZETIN E HATICE

izzetin attentato ankaraizzetin attentato ankara

Da “la Stampa”

 

Lui era un insegnante, la figlia aveva appena iniziato ad Ankara gli studi universitari. Erano originari di Suruc Nella foto che ieri ha fatto il giro del mondo Izzetin abbraccia e consola la moglie Hatice dopo aver scoperto che la figlia Basak è morta nell'attentato. Ieri si è scoperto che anche l’uomo è morto in ospedale per le ferite riportate

 

 

2. IL GOVERNO SEGUE LA PISTA DELL’ISIS MA LA FOLLA ACCUSA: STRAGE DI STATO

Andrea Nicastro per il “Corriere della Sera”

 

La mezzaluna rossa turca ha montato due grosse tende gialle e gli infermieri hanno i flaconi di acqua e sale per rianimare chi sviene dopo una notte d’attesa. Un camioncino bianco distribuisce zuppe piccanti e bottigliette d’acqua. Di tanto in tanto arriva qualche ragazzino con la pizza al trancio pagata dal Partito Democratico del Popolo, l’Hdp. Lascia il cartone nelle prime mani che trova e scappa via da quest’aria spessa di lamenti. Le pizze si accumulano fredde vicino alle coperte portate dagli ospedali. Nessuno mangia, nessuno vuole coprirsi. 

ankara   attentato alla stazioneankara attentato alla stazione


Il cancello del reparto di medicina legale Adil Tit Merkezi si è trasformato nel cuore ferito della Turchia. C’è tanta tristezza che anche il cielo ne è contagiato. Sorelle, mamme, figli, fratelli, papà vivono la loro condanna in piedi, senza ripararsi dalla pioggia. Sofferenza sconta sofferenza. Quattro ragazze aspettano appoggiate l’una all’altra, con lo sguardo perso oltre il cancello, se crolla una, cadono tutte. Gli attivisti dell’Hdp, deputati, candidati, sopravvissuti alla strage sulla piazza della stazione, fanno la spola tra dentro e fuori, chiamano i parenti per il prelievo del Dna, aggiornano elenchi, organizzano il trasporto dei cadaveri. O di quel che resta. 

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Ad ogni ambulanza che esce diretta verso un cimitero in città o in qualsiasi altro angolo della Turchia, la gente applaude e parte il coro «I martiri non muoiono mai, I martiri non muoiono mai». I parenti seguono a piedi, frenano l’autolettiga, cercano taxi, prendono le auto. Erano quasi cinquemila sabato sera. Ieri, al tramonto, la folla del dolore era ridotta a duecento anime in pianto. 


«I numeri del governo sono falsi — dice al Corriere Nazim Gur, vice presidente dell’Hdp —. Parla di 96 vittime quando sono minimo 120. Abbiamo i nomi confermati. Le identificazioni proseguono a rilento per l’esame del Dna, ma in più ci sono una sessantina di persone che lottano tra la vita e la morte. Non tutti ce la faranno. Lo scoppio è stato potentissimo, proprio mentre la gente scappava dalla prima esplosione si è fatto saltare il secondo kamikaze, quello che ha fatto più vittime». 

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Tritolo potenziato con biglie d’acciaio. Le tv turche ieri hanno mostrato le sfere sulla piazza della strage. È un indizio che porta alle bandiere nere dello Stato Islamico, l’Isis, o almeno alla sua branca turca di Adiyaman che aveva già colpito a Suruc. Lì il 20 luglio un kamikaze uccise 33 giovani pacifisti che stavano per entrare in Siria e ricostruire la biblioteca di Kobane, la città appena salvata dall’assedio dell’Isis. Stesso esplosivo e le stesse sfere letali a Suruc come ad Ankara. Se la pista fosse giusta, una delle due bombe umane di sabato potrebbe essere Yunus Emre Alagoz, fratello maggiore del ventenne che si fece esplodere a Suruc. Lo sostiene il quotidiano turco Haberturk , ben connesso con il governo. 


Le tv hanno mostrato il primo ministro Ahmet Davutoglu che visitava le vittime in ospedale. L’ufficio pubbliche relazioni deve aver fatto un casting certosino per trovare qualche ferito disposto a sorridere al premier. Tra i partecipanti alla manifestazione pacifista di sabato, è veramente difficile trovare chi non sia convinto che dietro le esplosioni ci sia il governo. Chi pensa a un coinvolgimento diretto, chi per lo meno a una colpa per omissione. 

ankara   attentato alla stazione ankara attentato alla stazione


La simpatia di Ankara nei confronti dello Stato Islamico cresciuto tra Siria e Iraq gli si è rivoltata contro. Tutti ricordano solo un anno fa, l’esercito turco che presidiava il confine con la Siria non per frenare i fanatici del Califfato, ma per impedire ai volontari curdi di andare a salvare Kobane dall’assedio. Il pericolo di un’indipendenza curda era maggiore, agli occhi del presidente Recep Tayyip Erdogan, di quello dei tagliatori di teste fondamentalisti. E ora gli attentatori suicidi sono nella capitale. 

DavutogluDavutoglu


«Le elezioni del primo novembre si terranno regolarmente», ha assicurato il ministro dell’Interno. Erdogan le ha volute per recuperare la maggioranza assoluta, ma senza il voto curdo sarà difficile. L’instabilità turca è destinata a durare. 
 

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