abdelaziz bouteflika

E ORA CHE SUCCEDE IN ALGERIA? - I MILITARI “DIMETTONO” L’82ENNE PRESIDENTE BOUTEFLIKA, AL POTERE DA VENT’ANNI - NON CI SARA’ UNA TRANSIZIONE MORBIDA: L’ESERCITO HA MESSO NEL MIRINO I BOIARDI DEL PETROLIO CHE HANNO CERCATO DI MANTENERE LO STATUS QUO - NEL PAESE IL 70% DEI CITTADINI HA MENO DI TRENT'ANNI - BOUTEFLIKA “VECCHIA ZIA”? NON SI E’ MAI SPOSATO E HA SEMPRE VISSUTO CON LA MAMMA…

Francesco Battistini per il “Corriere della Sera”

 

Abdelaziz Bouteflika

L'ultima notte del Rais è arrivata. E dopo un mese e mezzo di proteste, fra un leader 82enne che si credeva immortale a discapito della sua malattia e un'Algeria che si sente più malata di lui, ieri sera il presidente Abdelaziz Bouteflika s'è dimesso. «Con effetto immediato», dice in una riga l' Aps, l' agenzia di Stato, pochi minuti dopo che l' esercito aveva intimato che Boutef se ne andasse subito. Insanabile il suo stato di salute. Inaccettabile la sua ricandidatura per un quinto mandato. Insostenibile il peso d' un «Pouvoir» che si perpetua da vent' anni.

 

Inarrestabile l'onda umana che venerdì ha portato 17 milioni di persone nelle strade di tutte le città, quasi la metà del Paese. «Non c' è più tempo da perdere», ha intimato in tarda serata il potente capo delle forze armate, Ahmed Gaid Salah, il generale che ha sostenuto per una vita Boutef e che nelle ultime due settimane ha perso la pazienza e ogni speranza: «Non possiamo lasciare l'Algeria in mano alle bande che fanno complotti».

Abdelaziz Bouteflika

Niente transizione morbida. Non si sa se il presidente debba anche lasciare l' Algeria: di sicuro, i capitali già all'estero, tentano d' andarsene i boiardi del petrolio che fino all' ultimo han cercato di mantenere lo status quo.

 

La situazione è precipitata in poche ore. Salah ha giocato d' anticipo e prima che il presidente confermasse alcune voci, dimissionandolo, è stato lui a rompere gli indugi. Con l' impeachment. Il golpe bianco che tutti s' attendevano. Boutef ha seguito le procedure, inviando la lettera di dimissioni «a partire da oggi» al (quasi coetaneo) presidente della Corte costituzionale, che aveva nominato appena pochi giorni fa. Fino all' ultimo il fratello Said e i capi dei servizi segreti hanno provato a trovare cavilli per prolungare il mandato.

 

Abdelaziz Bouteflika

Ma pure l'annuncio-traccheggio dato lunedì dal presidente, «me ne vado entro la scadenza del mio mandato, il 28 aprile», per Salah s' è rivelato «non autentico»: l'ennesimo bluff d'un Rais al potere dal '99 e deciso a morire sulla poltrona. Il braccio di ferro durava ormai da due settimane. Il generale alla fine aveva invocato l' articolo 102 della Costituzione, quello che prevede le dimissioni d'un presidente totalmente infermo com' è Bouteflika, ma ieri ha scelto l' accelerazione, ritenendo «imperativo risolvere questa crisi il più presto possibile».

 

Del resto, i fedelissimi di Boutef stavano arrestando chiunque nell' establishment osasse tradire «le Pouvoir» e insomma bisognava reagire: una drammatica riunione dei vertici militari e la decisione unanime, da quel momento nessuno avrebbe più preso ordini «da entità non costituzionali e non autorizzate», ovvero da un presidente che presidiava un potere svuotato.

 

IL PRESIDENTE ALGERINO ABDELAZIZ BOUTEFLIKA

Boutef, c'est fini. È l'epitaffio dell' Algeria nata dall' indipendenza anni 60. L'ingiallimento d'una foto già fin troppo seppiata. La fine d'un leader massimo senza mogli, sempre vissuto con la mamma, amico di Che Guevara e delle Pantere nere americane.

 

Che solidarizzava coi comunisti cinesi e col terrorista Carlos, che fraternizzava con Arafat e col giovane cadetto Nelson Mandela. Che ai tempi delle Primavere arabe non ha fatto la fine d' un Ben Ali perché ha agitato lo spettro del terrorismo islamico - già patito dagli algerini negli anni 90 - e ha riempito le pance grazie ai soldi del petrolio. Un capo assoluto stroncato solo dall' ictus del 2013, eppure rimasto dov' era altri sei anni, su una carrozzella e incapace di parlare, d' intendere chissà.

BOUTEFLIKA E GHEDDAFI

 

Boutef adieu. È l' inizio forse nuovo d' un Paese che al 70% ha meno di trent' anni, che tollera a malapena lo strapotere dello stesso Salah (altro ottantenne) e vorrebbe uscire dalla solitudine in cui è stato cacciato da una classe dirigente postcoloniale sopravvissuta a tutto. Gli algerini hanno una passione per le date storiche, le usano per i nomi delle strade: di sicuro è già pronta una targa, per il 2 aprile 2019.

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