brasile assalto congresso donald trump lula jair bolsonaro

DEMOCRAZIA À-LA-CARTE: VIENE ACCETTATA SOLO QUANDO VINCE IL PROPRIO LEADER, ALTRIMENTI È UNA FRODE – DAGLI STATI UNITI AL BRASILE, PASSANDO PER L’ALLARME FASCISMO IN ITALIA, ORMAI LA POLITICA È DIVENTATA SINONIMO DI POLARIZZAZIONE – CHE SUCCEDERÀ ORA IN BRASILE? RAMPINI: “L’AGENDA SOCIALISTA DI LULA È ANNACQUATA. DEVE CUCIRE UNA COALIZIONE CON ELEMENTI CENTRISTI E PERFINO QUALCHE BOLSONARISTA” – “BIDEN DESCRIVE UN NUOVO SCONTRO DI CIVILTÀ, FRA IL CAMPO DELLE DEMOCRAZIE E QUELLO DEGLI AUTOCRATI. MA LULA NON PRENDE POSIZIONE..."

 

Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

FEDERICO RAMPINI

Secondo Karl Marx la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Lo hanno confermato in Brasile i seguaci dello sconfitto Bolsonaro, che hanno inscenato due anni dopo la loro versione del 6 gennaio 2021.

 

Imitando l'assalto dei trumpiani al Congresso degli Stati Uniti, un pezzo della destra populista brasiliana ha invaso la sede del Parlamento. Il comune denominatore è l'atteggiamento eversivo di chi non accetta il responso delle urne: il 30 ottobre il socialista Lula vinse senza ombra di dubbio, ancorché di stretta misura.

 

LULA BOLSONARO

Questi comportamenti criminali puntano a distruggere un fondamento della democrazia, che è il riconoscimento della legittimità dell'avversario. La liberaldemocrazia funziona finché gli sconfitti accettano di farsi da parte, sapendo che grazie alla libera competizione elettorale la prossima volta potranno tornare a governare.

 

Se invece il partito rivale viene considerato come il male assoluto, allora il fine giustifica i mezzi e perfino la violenza diventa accettabile. Non è solo un vizio della destra quello di demonizzare l'avversario; però in questa congiuntura storica da Trump a Bolsonaro è quella parte politica che sdogana l'assalto più plateale alle istituzioni.

 

brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 39

La sindrome dell'imitazione è tanto più pericolosa in quanto il Brasile non ha una liberaldemocrazia antica come la Repubblica statunitense, la quale è sopravvissuta a tante crisi dalla sua fondazione nel 1787. La transizione dalla dittatura militare a Brasilia avvenne ben più di recente, tra il 1985 e il 1988.

 

I bolsonaristi, che dal 30 ottobre covano il sogno di una rivincita illegale affidata alla piazza, hanno sperato di trascinare dalla loro parte le forze armate. Mentre scriviamo non c'è segnale che i militari vogliano giocare al golpe. Il governo Lula ha avuto l'astuzia di affidare proprio a loro la difesa del Parlamento.

 

 

 

donald trump bolsonaro

Peraltro un Congresso vuoto: a differenza del 6 gennaio 2021 a Washington, quando senatori e deputati dovevano ratificare l'elezione di Biden, quello di Brasilia non era in sessione al momento dell'assalto e Lula era già presidente da una settimana. Senza un rovesciamento nell'atteggiamento dei militari, la messinscena bolsonarista non sembra destinata ad avere conseguenze sugli assetti di potere. Un altro attore importante è la Corte costituzionale, che ha poteri notevoli (perfino eccessivi, secondo osservatori indipendenti) ed è in mano alla sinistra.

 

presidente lula in diretta durante l'assalto al congresso

Va aggiunto che Lula, alla sua terza presidenza, è diverso da quello che governò il Brasile nei primi due mandati, prima dell'arresto e della condanna per corruzione (poi annullata per un vizio di forma). La sua agenda socialista è annacquata per forza: alle elezioni ha vinto, ma non ha conquistato una maggioranza parlamentare. Lula deve cucire una coalizione eterogenea con elementi centristi e perfino qualche bolsonarista.

 

Al di là dei proclami che gli attirano simpatie internazionali - come la difesa ambientalista dell'Amazzonia - avrà un programma di governo abbastanza moderato. Sventolare di fronte all'opinione pubblica brasiliana lo spauracchio di un socialismo in salsa venezuelana o cubana non sembra realistico.

 

brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 25

L'assalto resta gravissimo, e chiama in causa tante responsabilità. Incluse quelle nordamericane. Simbolicamente, mentre alcuni suoi seguaci erano tentati dal golpe di piazza, Bolsonaro risulta essere negli Stati Uniti: il Paese da cui è partito il cattivo esempio. Il 2023 si apre all'insegna di narrazioni contrastanti. Biden descrive un nuovo scontro di civiltà, fra il campo delle democrazie e quello degli autocrati. Ma in questa nuova guerra fredda Lula non prende posizione: non vuole distanziarsi né dalla Russia né dalla Cina. La destra che odia Lula ne scimmiotta il non allineamento, visto che alla liberaldemocrazia dimostra di non credere affatto.

brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 18supporter di bolsonaro brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 19brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 24brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 15brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 32brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 30brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 7brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 31brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 40brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 34brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 20brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 3brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 2brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 21brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 35brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 23brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 37brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 1brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 36brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 22brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 5brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 26brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 33brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 27brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 4brasilia assalto dei sostenitori di bolsonaro al congresso 6

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?