TALE PADRE UMBERTO, TALE FIGLIO RENZO - ORA CHE TUTTA ITALIA È INDIGNATA NEI CONFRONTI DEI VIZIATISSIMI FIGLI DI BOSSI, VIENE DA CHIEDERSI: È PROPRIO TUTTA COLPA LORO? - BASTI VEDERE CHE GRANDE ESEMPIO HANNO AVUTO IN FAMIGLIA: UN PADRE CHE HA SEMPRE PARLATO DI COSE CHE NON CONOSCEVA (IL LAVORO, LO STUDIO, IL SUDORE), CHE SI SCAGLIAVA CONTRO I POLITICI PUR ESSENDO POLITICO LUI STESSO, CHE HA SEMPRE DETTO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO…

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

Troppo comodo, scaricare sui figli. Sia chiaro, i viziatissimi «bravi ragazzi» di Umberto Bossi, con quella passione per le auto di lusso, i telefonini ultimo modello, le pollastrelle di coscia lunga, i soldi facili, se li meritano tutti i moccoli lanciati su di loro dagli italiani che faticano ad arrivare a fine mese e più ancora dai militanti leghisti che si tassano per comprare i gazebo e sono messi in croce in questi giorni dalle battutine feroci dei compaesani.

Deve essere insopportabile, per tanti volontari che vanno gratis ad arrostire polenta e salsicce (o addirittura il toro allo spiedo: maschio sapore celtico) alle sagre padane, vedere nei video dell'ex-autista la sfrontata naturalezza con cui il Trota afferra e si mette in tasca quelle banconote da cinquanta euro che a loro costano ore di lavoro in fabbrica o sui campi. O sapere che i soldi dei rimborsi elettorali al partito, soldi dei leghisti e di tutti i cittadini italiani, sono stati usati per affittare le Porsche di Renzo, tappare i debiti seminati da Riccardo o rifare un naso nuovo a Sirio Eridano.

Ma sarebbe davvero troppo comodo, per chi vuole fare sul serio pulizia dentro il partito, scaricare tutto addosso a quei «monelli». Alla larga dai tormentoni sociologici, per carità, ma mettetevi al posto loro. Tirati su dentro un «cerchio magico», sono cresciuti come rampolli di una strana dinastia vedendo che la «Pravdania» pubblicava sei paginate d'untuoso omaggio per il genetliaco di papà («Sono più di venti anni che in questo giorno porgo i miei auguri al nostro amato Segretario...», scriveva con nord-coreano trasporto Giuseppe Leoni) e ne dedicava una intera al compleanno di Roberto Libertà: «Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!». Per non dire di quell'altra che celebrava mesi fa una gara automobilistica del figlio di primo letto sul circuito del Mugello: «Weekend a tutto gas per Riccardo Bossi».

Di qua assistevano alle sfuriate paterne (arricchite da corna, sventolio del dito medio, rutti e pernacchie) contro i lavativi e i «magna magna» e tutti quelli che vivevano «alle spalle dello Stato coi soldi del Nord» e di là vedevano mamma Manuela, pensionata baby dal 1996 quando aveva appena 42 anni, incassare per l'istituto «privato» Bosina («Scuola Libera dei Popoli Padani») contributi di soldi pubblici e leghisti (cioè ancora pubblici dati i rimborsi elettorali) così sostanziosi che Nadia Dagrada, la segretaria del Senatur, detterà a verbale: «Ho appreso da Belsito che nel 2010-2011 gli era stato chiesto da Manuela Marrone di accantonare, per cassa, una cifra di sostegno per la Bosina pari a circa 900 mila o un milione di euro».

Di qua sentivano il papà declamare che lui sta «dalla parte del popolo che si alza per andare a lavorare alle quattro di mattina», di là lo vedevano a quell'ora semmai andare a letto. E leggevano nella sua stessa autobiografia «Vento del Nord» scritta con Daniele Vimercati («L'ho letta tre o quattro volte... È un libro che mi piace rileggere spesso», raccontò Riccardo al Corriere) che di fatto, tranne 10 mesi all'Aci, lui non aveva lavorato mai.

Di qua ascoltavano lo statista di famiglia tuonare in tivù contro «Roma ladrona» e «i politici di professione», di là gli vedevano accumulare legislature su legislature al Senato, alla Camera, all'Europarlamento. Di qua si bevevano le sue battute da intellettuale da osteria («È una battaglia tra espressionisti e impressionisti: noi siamo Picasso e gli altri dei muratorelli ignoranti»), di là apprendevano dai ritratti giornalistici e dalle interviste della prima «signora Bossi» Gigliola Guidali o della zia Angela («Ha detto che sono buona solo a far bistecche! Lui! Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui!

Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel mantegnù. Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto... Ooh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato») che il padre era stato uno studente discolo quanto Lucignolo, che aveva lasciato per noia l'istituto tecnico per periti chimici a 15 anni per diplomarsi («La prima tappa della mia marcia di avvicinamento alla cultura fu la scuola Radio Elettra di Torino, un corso per corrispondenza») quando era già sulla trentina.

Cosa potevano capire quei figli dell'importanza della scuola, della cultura, della laurea, scoprendo che il padre si era fatto la prima tessera di partito alla sezione del Pci di Verghera di Samarate scrivendo alla voce professione «medico»? Che si era candidato alle sue prime elezioni facendosi presentare dal settimanale il Mondo come «Umberto Bossi, un dentista di quarantadue anni di Varese»? Che si era definito nella sua stessa autobiografia un «esperto di elettronica applicata in sala operatoria»?

Se ce l'aveva fatta lui, dopo avere imbrogliato la prima moglie spacciandosi a lungo per medico (testimonianza della donna: «Dovetti chiedere di essere ricevuta dal rettore. E lì, in quella stanza austera, un tabulato mi rivelò quello che sospettavo: mio marito non si era mai laureato, alla sua fantomatica laurea mancavano ben undici esami») perché mai non potevano sognare anche loro, i figli, di vedersi spalancare davanti una strada di auto blu, folle in delirio, richieste di autografi, stipendi extralusso, segretarie premurose, titoloni nei tiggì, salamelecchi parlamentari, collaboratori e sodali in adorazione perenne?

Perché mai studiare e cercare una propria strada nella vita e magari sgobbare duro per farsi una laurea in architettura o in biologia se era tutto lì, tutto facile, tutto a portata di mano grazie alla politica?

Certo, non tenevano conto che quel padre capace di dire tutto e il contrario di tutto (memorabili le retromarce non solo sul Berlusconi «mafioso» ma sulla Lega baluardo della cristianità dopo aver mandato a dire al Papa: «Oè, Vaticano: la Padania non ha interesse a cambiar religione, ma l'indipendenza non è in vendita. T'è capi'?») aveva anche uno straordinario fiuto politico e una capacità formidabile di parlare con il «suo» popolo. Ma come potevano capirlo, loro?

 

RENZO BOSSI CON LA MAGLIETTA DEL TROTAbossi jpegUMBERTO BOSSI MANUELA MARRONE E I FIGLI jpegIL TERZOGENITO DI UMBERTO BOSSI ROBERTO LIBERTABENNY SU LIBERO TROTA ALLA GRIGLIA BY MARONIRENZO BOSSI - TROTA

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…