FERMI TUTTI CON LE BOMBE! L’IRAN CI METTE LA FACCIA - TEHERAN SI SCHIERA AL FIANCO DELL’“ANATRA ZOPPA DI DAMASCO” CONTRO USA E ISRAELE: “NON PERMETTEREMO LA DISTRUZIONE DELLA SIRIA” - IERI LA VISITA AD ASSAD DI SAID JALILI, IL GRANDE CONSIGLIERE DELL’AYTOLLAH KHAMENEI - STAMATTINA ESPUGNATO IL QUARTIERE DI SALAHEDDIN, ROCCAFORTE DEI “RIBELLI” AD ALEPPO…

1- L'IRAN CI METTE LA FACCIA
Francesco Battistini per il "Corriere della Sera"

Assad, il nostro pilastro. Gl'iraniani ci mettono la faccia: a sorpresa, mentre i gerarchi fuggono e al confine turco si presenta a disertare un altro generalissimo siriano, ecco che in una Damasco atterrita compare l'uomo della provvidenza sciita. Said Jalili, il grande consigliere della guida suprema Khamenei, arriva per due ragioni soprattutto: fare riapparire in tv Bashar Assad, che dal 22 luglio non si vedeva più, tanto da giustificare le più truci illazioni; dire chiaro che «l'Iran non permetterà mai la distruzione dell'asse della resistenza, di cui la Siria è un pilastro essenziale».

Poche immagini da una località segreta, che permettono al dittatore siriano di ripetere che «il Paese sarà ripulito dai terroristi». Un'immaginetta d'unità, che Jalili usa per ricordare come la situazione in Siria non sia «una crisi interna», perché è anche una guerra fra potenze regionali, ammonendo sauditi e qatarini, turchi e americani che una soluzione non arriverà «grazie all'intervento straniero».

L'offensiva diplomatica iraniana è in un momento decisivo. Assad ha schierato i 20 mila uomini per il probabile attacco di terra ad Aleppo, la città che nessuno può permettersi di perdere, e il massacro che si prepara ha pur sempre bisogno di qualche stampella internazionale. Domani, a Teheran, sarà convocata la «riunione consultiva» dei Paesi che ancora sostengono Assad. La settimana prossima, Ahmadinejad andrà alla Mecca, tana saudita, a chiarire i ruoli coi wahabiti.

E intanto il ministro degli Esteri degli ayatollah, Ali Akbar Salehi, va ad Ankara per parlare dei 48 iraniani rimasti ostaggio dei ribelli: «Useremo tutti i mezzi per riaverli». Parlano e insieme minacciano, gl'iraniani. Col loro capo di stato maggiore Firuzabadi che, saputo d'uno sconfinamento in Siria d'una colonna militare turca, avverte: ora tocca alla Siria, ma poi potrebbe arrivare il turno di Ankara. Minacciano e intanto cercano qualche intesa: senza il contributo di Erdogan, dice Salehi, a Damasco sarà «molto difficile» trovare una via d'uscita.

L'ira e l'Iran non è detto che bastino, ad Assad. L'isolamento internazionale s'aggrava ogni giorno e a Bashar, la notizia la dà il sottosegretario Staffan de Mistura, viene revocato pure il cavalierato di Gran Croce che l'Italia gli aveva concesso. Il bollettino di guerra di lunedì è uno dei peggiori: 265 morti. Gli approvvigionamenti di petrolio si sono dimezzati, ieri un attacco (10 vittime) ai pozzi di Deir Ezzor. A Homs, s'ammazzano i cristiani.

A Damasco, ogni giorno cade un simbolo del regime: stavolta tocca al regista di corte Bassam Mohieddin. C'è più di mezzo milione di profughi che mangia solo con gli aiuti internazionali. Le fabbriche di medicinali sono quasi tutte distrutte, molti ospedali chiusi, ambulanze polverizzate. E ora se ne vanno perfino i profughi iracheni, quelli del dopo-Saddam: meglio Bagdad, di quest'inferno.

2 - ASSAD TORNA IN TV: «RIPULIRÒ LA SIRIA DAI TERRORISTI»
Fausto Biloslavo per "il Giornale"

Lo avevano dato per morto, pronto alla fuga o sull'orlo del crollo, ma il presidente siriano Bashar Assad è riapparso ieri in tv sempre più deciso «a ripulire il Paese dai terroristi». Nelle stesse ore in Senato il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, confermava che il governo italiano sta revocando «per indegnità l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce» al giovane Assad. La più alta decorazione italiana gli era stata concessa dal presidente Giorgio Napolitano nel 2010.

Però non è chiaro cosa accadrà della «medaglia Umayyad con il gran cordone», la più alta onorificenza siriana, che lo stesso Assad consegnò a Napolitano a Damasco nel marzo di due anni fa. A parte la simbolica guerra delle onorificenze ieri sono morte in Siria oltre 150 persone. I «ribelli» hanno passato per le armi 16 civili vicino a Homs. Nel complesso turistico di Jandar sono stati uccisi 6 cristiani, 6 alawiti della setta al potere e 4 sunniti.

Una strage che dimostra come siano anche le frange armate anti Assad a sporcarsi le mani di sangue. A Damasco è arrivato Saeed Jalili, che guida il Supremo consiglio della sicurezza nazionale a Teheran ed è considerato vicino al grande ayatollah Alì Khamenei. La tv di Stato ha mostrato Assad mentre accoglie l'inviato iraniano. Nel sottopancia scorreva una dichiarazione del presidente: «Il popolo siriano e il suo governo sono determinati a ripulire il Paese dai terroristi combattendoli senza tregua».Per Assad tutti i suoi oppositori in armi sono terroristi.

L'inviato di Teheran ha ribadito che «quanto sta accadendo in Siria non è una questione interna ma un conflitto tra l'asse di resistenza da un lato e il nemico globale e regionale dall'altro». In pratica Jalili punta il dito contro gli Usa e Israele.

Teheran è preoccupata del sequestro di 48 iraniani, che secondo gli ayatollah sono solo pellegrini. Per i ribelli che li hanno rapiti si tratta invece di Guardiani della rivoluzione. I sequestratori minacciano di ammazzare gli ostaggi se l'esercito siriano non smette di bombardare. Nell' offensiva diplomatica per salvarli e puntellare il regime siriano, l'Iran ha inviato in Turchia il suo ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi.

Il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha sostenuto che «l'invio di combattenti terroristi (in Siria) non sarà tollerato». Probabilmente si riferiva alle voci su miliziani Hezbollah, il partito armato degli sciiti libanesi o unità iraniane che darebbero man forte ai governativi. In Siria, però, stanno continuando ad arrivare elementi di Al Qaida, che vogliono abbattere il regime.

Il bagno di sangue è stato affrontato ieri nell'aula del Senato, dove il governo ha annunciato di aver dato il via alla revoca della più alta onorificenza italiana ad Assad. Lo scorso luglio 75 senatori capitanati da Domenico Gramazio del Pdl e Marco Perduca del Pd avevano chiesto che fosse ritirato per indegnità il titolo di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica.

Il sottosegretario agli Esteri, De Mistura, che rispondeva in aula, ha spiegato che la procedura è stata avviata il 20 luglio. Entro 20 giorni, fino al 9 agosto, la Siria può opporsi. Poi il capo dello Stato firmerà il decreto di revoca. La rappresentanza diplomatica siriana in Italia non ha risposto al Giornale sulla vicenda.

Hassan Kaddour non è più riconosciuto come ambasciatore a causa delle sanzioni, ma si trova ancora a Roma come rappresentante permanente siriano presso la Fao, l'organizzazione Onu per la fame nel mondo. Damasco, per ritorsione, potrebbe ritirare l'onorificenza siriana concessa a Napolitano. Ieri in aula il senatore Stefano Pedica, dell'Italia dei valori, è andato ancora più in là: «Non bisogna solo togliere, ma anche restituire l'onorificenza siriana che Assad ha consegnato a Napolitano».

 

 

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