the economist e l articolo contro la riforma costituzionale di giorgia meloni

“LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME DI GIORGIA MELONI È UNA PRESA DI POTERE” - È RICOMINCIATO IL BOMBARDAMENTO DEI POTERI FORTI SU SORA GIORGIA. “L’ECONOMIST” (DI PROPRIETÀ DI JOHN ELKANN) VERGA UN PEZZO IN CUI SMONTA PUNTO PER PUNTO LA RIFORMA SUL PREMIERATO: “L’ELEZIONE DIRETTA DEI PRIMI MINISTRI È UNA CATTIVA IDEA CON SCARSI RISULTATI. ISRAELE CI HA PROVATO NEL 1992. MENO DI DIECI ANNI DOPO, HA ABBANDONATO L’ESPERIMENTO PERCHÉ NON ERA RIUSCITO A PORTARE LA STABILITÀ PROMESSA. NESSUN ALTRO PAESE HA SEGUITO L'ESEMPIO DI ISRAELE, IL CHE DOVREBBE DIRVI QUALCOSA. LA MELONI DOVREBBE ABBANDONARE LA RIFORMA E CONCENTRARSI SULL’INFLAZIONE, SU UN’ECONOMIA STAGNANTE E SULL’ETERNO PROBLEMA DELL’ELEVATO DEBITO ITALIANO...”

Da www.economist.com

 

the economist e l articolo contro la riforma costituzionale di giorgia meloni

La Meloni dovrebbe abbandonare la riforma e concentrarsi invece sull’inflazione, su un’economia stagnante e sull’eterno problema dell’elevato debito italiano. 

I politici taliani non possono resistere a cambiare le regole. Quasi tutti i governi negli ultimi vent’anni hanno cercato di introdurre una nuova legge elettorale, una riforma costituzionale o un cambiamento nel rapporto tra centro e regioni. Questi progetti divorano tempo ai lavori parlamentari e, nel caso delle riforme costituzionali, raramente hanno successo.

 

Qualsiasi modifica alla costituzione italiana post-Mussolini del 1948 richiede una maggioranza parlamentare di due terzi, qualcosa di cui nessun governo moderno ha goduto. In mancanza di ciò, la riforma potrà essere sottoposta a referendum. Se approvata dagli elettori, potrà comunque essere respinta dalla Corte costituzionale.

giorgia meloni gli appunti di giorgia 10 novembre 2023 19

 

Imperterrita, la coalizione populista-conservatrice di Giorgia Meloni vuole fare tutte e tre le cose. Un disegno di legge volto a conferire maggiori poteri ai governi regionali italiani è già inParlamento. E il 3 novembre il primo ministro ha annunciato “la madre di tutte le riforme”: un disegno di legge che modificherebbe la costituzione e richiederebbe una nuova legge elettorale. Il suo gabinetto ha appena approvato il suo piano, anche se i dettagli saranno sicuramente modificati quando sarà inviato al parlamento.

 

GIORGIA MELONI ALL ASSEMBLEA DI CNA

Alcuni degli obiettivi della Meloni sembrano ragionevoli. Dice che vuole dare all’Italia la stabilità politica che ovviamente le manca. (È al suo 70esimo governo dalla seconda guerra mondiale; un topo da laboratorio dura più a lungo di una tipica amministrazione italiana.) Sostiene inoltre che le soluzioni da lei proposte sarebbero più democratiche. Ma la loro genesi difficilmente avrebbe potuto essere inferiore. La Meloni non ha consultato l'opposizione, per non parlare dell'opinione pubblica, nell'elaborazione del piano. E il nocciolo della sua proposta è l’elezione diretta del primo ministro, anche se la sua coalizione ha vinto l’anno scorso grazie a un manifesto che prometteva agli elettori la possibilità di votare invece per il loro presidente (attualmente eletto indirettamente).

 

giorgia meloni gli appunti di giorgia 10 novembre 2023 7

L’elezione diretta dei primi ministri è una cattiva idea con scarsi risultati. Israele ci ha provato nel 1992. Meno di dieci anni dopo, ha abbandonato l’esperimento perché non era riuscito a portare la stabilità promessa. Nessun altro paese ha seguito l'esempio di Israele, il che dovrebbe dirvi qualcosa.

Il proposto primo ministro eletto direttamente (che somiglia più a un presidente, tranne per il fatto che l’Italia ne ha già uno) avrebbe comunque bisogno di una maggioranza, altrimenti si creerebbe uno stallo, proprio come avviene nei paesi con un presidente esecutivo che non controlla la legislatura. La Meloni, quindi, mira a garantire maggioranze parlamentari stabili assegnando il 55% dei seggi all’alleanza che ottiene più voti alle elezioni generali. Non è ancora chiaro come verranno distribuiti i posti aggiuntivi.

TROPPO FORTE - MEME SU GIORGIA MELONI BY EMILIANO CARLI

 

Si suppone che il primo ministro appartenga a quell’alleanza, anche se nulla impedirebbe a un elettore di scegliere un primo ministro di un partito o di un’alleanza ma di optare per un parlamentare di un altro. Un ulteriore grosso difetto è che il piano non richiede che il vincitore si assicuri una quota minima di voti per ottenere la spinta. Un’alleanza con forse non più del 25% dei voti potrebbe facilmente finire per essere ricompensata con una maggioranza parlamentare incrollabile. Evidentemente il primo ministro di oggi spera che il beneficiario di questa manovra antidemocratica sia una certa G. Meloni.

 

terza repubblichina - titolo de il manifesto

Il rifiuto del suo progetto da parte dell'opposizione significa che sarà quasi certamente sottoposto a un referendum, ammesso che la Meloni persista come ha promesso. Apparentemente non vuole che diventi un voto di fiducia nei confronti del suo governo. Buona fortuna. L’ironia del suo progetto, presumibilmente inteso a garantire che i governi durino l’intero mandato, è che potrebbe mettere in pericolo il suo, il primo in più di 20 anni a essere stato eletto con una forte maggioranza parlamentare. Un predecessore, Matteo Renzi, ha tentato un trucco simile dieci anni fa.

 

GIORGIA MELONI - SUMMIT SULL INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il referendum su un pacchetto di riforme costituzionali, meno radicale di quello della Meloni ma comprendente anche una minore integrazione dei seggi per i vincitori delle elezioni, è stato respinto in un referendum nel 2016. Si è dimesso il giorno successivo. La Meloni dovrebbe abbandonare la riforma e concentrarsi invece sull’inflazione, su un’economia stagnante e sull’eterno problema dell’elevato debito italiano. 

giorgia meloni sbrocca alla camera 1giorgia meloni 3giorgia meloni in conferenza stampa presenta la manovra 1giorgia meloni al villaggio della coldiretti 2GIORGIA MELONI AL SENATO giorgia meloni

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