TOGHE BOLLENTI NEL BOCCACCESCO TRIBUNALE DI TRANI: SESSO, PUGNI E ROCK&ROLL

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Odio e amore a Trani, nel Tribunale delle grandi inchieste. Nelle stanze giudiziarie più gettonate dai media, in origine fu il gossip, poi la passione, dopodiché subentrò la gelosia e dunque l'odio. Seguirono minacce, ripicche, sms irripetibili, pedinamenti e appostamenti sotto casa. Quindi i due amanti in toga, perché di questo si tratta, passarono agli schiaffi, alle urla, i pestaggi. Col tempo arrivarono traumi e ferite, ricoveri in ospedale accompagnati da denunce e controdenunce.

Di contorno al regolamento di conti venne volantinato anche un esposto anonimo dove si favoleggiava di presunti video hard, mentre nell'inchiesta finivano i pettegolezzi su presunti rapporti «ravvicinati» di un certo tipo con membri del Csm, chiacchiericcio che potrebbe divenire pubblico a breve.

Per non parlare di quel che man mano usciva a margine degli accertamenti disposti dall'imbarazzata procura di Lecce: i veleni su storie lesbo, carabinieri amanti di giudici, molestie tra giudici e giudici, tra questi ultimi e avvocati: tutto questo nel boccaccesco tribunale di Trani dove però, scava scava, alla fine non s'è trovata prova di quel che un Corvo raccontava con dovizia di particolari.

È da brividi la lettura delle migliaia di carte dell'inchiesta di Lecce che ha portato alla citazione diretta a giudizio di due magistrati protagonisti di una lite sentimentale senza precedenti: di qua il gip Maria Grazia Caserta, di là il pm Michele Nardi. Oggi i due sono reciprocamente imputati e parti lese di un intreccio giudiziario che a maggio esploderà pubblicamente in Tribunale.

La giudice, trasferita d'urgenza dal Csm da Trani in provincia di Matera per «carenza di equilibrio», deve rispondere di aver «minacciato e molestato» l'ex amante (sposato), reo di aver voluto interrompere la relazione, procurandogli «un perdurante e grave stato di ansia» tale da «ingenerare in lui fondato timore per l'incolumità sua, di sua moglie e dei figli».

Anche e soprattutto per effetto della valanga di sms reciproci - trascritti nel procedimento leccese - dove la giudice a sua volta ha riversato perizie tese a dimostrare che in realtà era lui che la martellava e che «le esternazioni erano per lo più reciproche, espresse nell'ambito di una litigiosità ad armi pari».

Nardi a verbale fa ripetutamente presente come i messaggi prendevano di mira non solo lui ma anche e soprattutto i suoi più stretti congiunti («I bambini? Sono stronzi, non sono bambini, figli di puttana come il padre, come te». Oppure: «Aspetteremo di vedere il fiorellino che hai a casa (la figlia di 11 anni, ndr) da quanti sarà colto». A leggere i reati contestati, il pm è stato aggredito verbalmente e pure picchiato tre volte.

«All'interno di un ristorante e di un centro commerciale, alla presenza di più persone» e in strada, a Sassari, «colpito alla fronte con la borsa da passeggio» (per quest'ultima ferita, testimonieranno la furia della gip altri magistrati presenti e un avvocato generale dello Stato che racconterà di essere intervenuto per fermare la donna, ricevendo in cambio il seguente complimento: «Me ne fotto di chi sei, fatti i cazzi tuoi, io sono un gip»). A verbale il magistrato ferito preciserà di aver subito «cinquanta o sessanta aggressioni fisiche».

L'ira della toga- stalker, continua Nardi, era incontenibile e improvvisa. Esplodeva nelle più impensabili circostanze, a qualsiasi ora del giorno e della notte, tant'è che, dice, «sono stato costretto a pagare un vigilantes per prendere mia figlia a scuola». Non solo: a imperitura memoria, «temendo le azioni vendicative e criminali della Caserta» il poveretto fa presente di essersi mandata una mail al suo indirizzo di posta elettronica: «Non so che fare - scriveva - che Dio mi aiuti e illumini la mente di questa folle».

In una di queste mail viene riportata anche una dissertazione della gip sul «Berlusconi dittatore». E ancora. Leggendo gli atti si scopre che la gip l'ha addirittura seguita in vacanza, la famigliola del pm, «soggiornando nel medesimo albergo e pedinando lui e i suoi familiari». Un pressing asfissiante. A cui Nardi decise di porre fine denunciando l'ex amante. Solo che, controquerelato a sua volta dalla Caserta, pure lui è finito alla sbarra per «eccesso di legittima difesa».

Le risposte piccate di quest'uomo stravolto sono state ritenute «condotte intimidatorie» nei confronti dell'ex amante, minacciata «anche di morte, di persona, in conversazioni telefoniche e con sms» del tipo: «Non ti permettere mai più di chiamarmi, io non ti mando più messaggi, io non ti scrivo più e tu non mi contattare più. Ma sappi che io ti distruggerò». Al pm che l'ha interrogato, Nardi ha parlato del desiderio di troncare la relazione quando si è reso conto che il rapporto non era poi così rose e fiori, e che poteva finire male per i suoi figli.

Di segno opposto, ovviamente, le dichiarazioni rese a verbale dalla Caserta, che agli investigatori ha raccontato di un Nardi «ossessivo e opprimente», che le impediva «le frequentazioni con colleghi e amici» per cercare così di isolarla. Aggiungendo pure quello che, a suo dire, sarebbe stato un doppio gioco sulla reale situazione con la sua famiglia. «Troppe bugie, così ho deciso di troncare».

E sul pestaggio di Sassari? La gip la mette così: «È vero, gli ho dato un calcio, avevo una borsa e la tiravamo quando l'ho mollata, e l'ho colpito (involontariamente) al volto. Ma poi lui, successivamente, mi ha detto che è inciampato probabilmente urtando contro un cassonetto». Sia come sia, è finita male. Laconica la «chiusa» di Nardi in ogni memoria presentata: «È questo un magistrato che può rappresentare lo Stato e lo può amministrare con autorevolezza?»

 

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