TRAVAGLIO CONTRO GRASSO: “FURBO E BUGIARDO”

1 - VIDEO - TRAVAGLIO A "SERVIZIO PUBBLICO" CONTRO GRASSO
http://www.serviziopubblico.it/travaglio/2013/03/28/news/lunedi_grasso.html


2 - TRAVAGLIO CONTRO PIETRO GRASSO: ACCUSE PESANTI IN TELEVISIONE
Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

«Presidente Grasso, l'altra sera oltre che furbo è stato anche bugiardo». A PiazzaPulita, il presidente del Senato Pietro Grasso, aveva parlato del timore di un «killeraggio mediatico» da parte di Marco Travaglio. Apprensione dovuta al fatto che per rispondere all'editorialista di Servizio Pubblico aveva scelto il programma di Corrado Formigli. Così la controreplica di Travaglio si è aperta con la promessa: «Niente killeraggi. Solo fatti e domande».

Travaglio è partito dal ritratto che «ne fece il suo allenatore: "Anche quando c'era fango riusciva a non schizzarsi". Era Dell'Utri». Poi ha confutato la spiegazione del mancato visto sulla richiesta di appello del processo Andreotti con la necessità di non cambiare il suo status di testimone. «Ma è una scusa appiccicata ex post», accusa Travaglio riferendo ciò che gli dissero alcuni «testimoni oculari».

Dopo il plauso della stampa berlusconiana un collega gli disse: «Sei diventato il beniamino dei nostri calunniatori». E gli suggerì questo escamotage per uscirne. Travaglio, che ha accusato Grasso di aver «detto cose sui suoi ex colleghi che non potranno difendersi pena sanzioni disciplinari. Mentre lei ha l'immunità», è tornato anche sul «concorso truccato» per superprocuratore. La possibilità che il Csm decidesse prima che le leggi passassero non c'era, ha detto: «La proposta del plenum fu respinta come irricevibile».

Santoro ha ricordato la richiesta di immediato confronto. I tentativi falliti di accontentarlo. Lo «strano» twitter di adesione a Formigli. I telefoni spenti. L'invito declinato: «Bersani e Grasso - accusa - in questo studio non vogliono mettere piede. Ci considerano nemici. Come faceva Berlusconi».


3 - CARO GRASSO, ORA ACCETTI UN VERO DUELLO IN TV
Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano" (intervento di ieri sera a Servizio Pubblico)

Presidente Grasso, lei l'altra sera ha detto di aspettarsi da Servizio Pubblico un killeraggio con dei video. Invece niente video e niente killeraggi. Solo fatti e domande, a cui lei non è abituato perché è sempre piaciuto a tutti, politici e giornali: caso unico fra i magistrati nel-l'Italia di questi 20 anni.

Cos'ho detto di tanto grave e infamante giovedì scorso? Che lei è un italiano furbo, l'Alberto Sordi della toga, un campione di slalom gigante che, mentre tanti altri pm venivano insultati, spiati, puniti e perseguitati da Berlusconi, veniva elogiato e favorito da Berlusconi. (...)

Ecco il ritratto che le fece il suo vecchio allenatore, nel 2004: "Grasso, da giovane, giocava a calcio nella mia squadra, Bacigalupo, ed era famoso perché a fine partita usciva sempre pulito dal campo: anche quando c'era il fango, riusciva sempre a non schizzarsi". Era Marcello Dell'Utri.

Messaggio chiarissimo: mentre i suoi colleghi prendevano palate di fango, lei usciva sempre immacolato. Anche Dell'Utri la giudica furbo, per questo gli piace. Negli ultimi giorni l'ha elogiata tre o quattro volte: "Grasso è equilibrato, è un uomo di Stato, lui sa chi sono io... Grasso è una brava persona, sono contento per la sua elezione a presidente del Senato... Grasso non è un pm fanatico come Ingroia...".

Anche lunedì (lunedì Grasso), lei s'è dimostrato molto furbo: ha lanciato accuse e insinuazioni su tanti suoi colleghi, ben sapendo che non potranno venire in tv a smentirla: perché rischiano processi disciplinari o querele; e lei no, perché ha smesso la toga e ha indossato l'immunità.

Però Caselli ha chiesto tutela al Csm contro le accuse di un ex collega che ora è la seconda carica dello Stato. Vedremo se l'otterrà. Ma l'altra sera, oltreché furbo, lei è stato pure bugiardo. Ieri sul Fatto ne ho elencate e smontate 10, di sue bugie. E non è bello che il presidente del Senato dica tante bugie. All'estero ne basta una per portare un politico alle dimissioni.

Partiamo da questa: "Non ho firmato l'appello Andreotti perché ero stato sentito come testimone in primo grado e potevano risentirmi in appello". Questa, signor presidente, è una menzogna. Ascolti questa storia, chissà se la ricorda. Nella primavera del 2000 lei è procuratore di Palermo da qualche mese. I suoi procuratori aggiunti Lo Forte e Scarpinato stanno preparando l'appello contro la sentenza di primo grado che ha assolto Andreotti e ogni tanto vengono a spiegarle come procedono. Poi, quando hanno finito, le portano l'atto di appello perchè lei vi apponga il visto, come si fa sempre, almeno per i processi più delicati.

Non è una firma: ogni pm in udienza è autonomo e non ne ha bisogno. È un visto: vuol dire appunto che il capo l'ha visto. Ma lei rifiuta, sostenendo di non conoscere le carte. Insomma, non ne vuole sapere. Nulla dice sul suo ruolo di ex testimone. I due pm escono dal suo ufficio mortificati: da mesi, dopo l'assoluzione di Andreotti, sono sotto attacco ("toghe rosse", "fabbricatori di teoremi", "subornatori di pentiti"). Si sentono sempre più isolati, anche perché i giornali interpretano il suo mancato visto come una presa di distanze e scrivono che lei li ha scaricati, s'è dissociato dal "processo del secolo" avviato da Caselli e dai suoi.

La stampa berlusconiana la riempie di elogi, dal Velino di Jannuzzi al Foglio di Ferrara: tutti gli house organ del partito anti-giudici. Lei non manda una riga di rettifica, né tantomeno li sfida a duello. Anzi spiega il suo gesto in due interviste, alla Stampa e al Quotidiano Nazionale. Potrebbe dire che il mancato visto è un fatto tecnico, dovuto al suo ruolo di ex testimone, e solidarizzare con i suoi pm. Invece dice tutt'altro: "Forse, se avessi avuto più tempo, avrei potuto collaborare anch'io alla stesura dell'appello", che dunque non considera suo.

Poi critica i processi istruiti da Caselli, a suo dire capace "di ottenere condanne solo sulla stampa, nella fase delle operazioni di cattura, e non sempre nelle sedi giudiziarie e in via definitiva". Nessun accenno al suo ruolo di testimone. Qualche settimana dopo un collega la passa a trovare in ufficio e le dice: Piero, ti sei cacciato in un bel casino, sei diventato il beniamino dei nostri calunniatori. Lei balbetta che è così, che non voleva, insomma che non sa come uscirne.

Lui le suggerisce una scappatoia, un escamotage: perché non dici che eri testimone e per questo non hai vistato l'appello? Così non diranno più che ti sei dissociato. E lei: buona idea, dirò così. Infatti da allora ha sempre detto così. Anche l'altra sera in tv. Ma è una scusa appiccicata ex post, una bugia inventata da un altro, una furbata da due soldi. Lo vede perchè lo dobbiamo fare il confronto? Perché questa storia me l'hanno raccontata dei testimoni oculari. Che sono pronti a testimoniare in tribunale, se lei mi querela. Oppure potrebbe venire qui e dire finalmente la verità (...).

(seguono le smentite alle bugie di Grasso sui casi Giuffrè, Cuffaro e talpeinProcuracheilettoridelFatto già conoscono dall'articolo di Travaglio "Lunedì Grasso con bugie" pubblicato mercoledì).

Un'altra bugia riguarda le tre leggi del governo Berlusconi che nel 2005 hanno eliminato il suo unico concorrente Caselli la Procura nazionale antimafia, lasciando lei tutto solo a vincere per mancanza di avversari.

Lei si offende perchè ho detto che quelle leggi lei le ha ottenute, e risponde che non le ha chieste. Ma, per ottenere, non serve chiedere: basta meritare. S'è mai domandato cos'ha fatto per meritare tre leggi che eliminavano il suo unico rivale? E cos'ha fatto Caselli per essere eliminato? Berlusconi doveva avere degli ottimi motivi per preferire lei a Caselli, altrimenti non avrebbe fatto tre norme contro Caselli e pro Grasso.

Lei dice che le leggi non ebbero effetto perché il Csm poteva fare di corsa un plenum straordinario e decidere prima che le leggi passassero. Ma non si poteva: intanto c'erano solo otto giorni, e poi i 13 consiglieri, tra cui i 5 di destra, chiesero al vicepresidente Rognoni quel plenum straordinario e non ebbero neppure risposta: perché la proposta era irricevibile.

Se lei non voleva vincere quel concorso truccato, poteva ritirarsi, per sportività e per rispetto dell'art. 105 Costituzione, che affida al Csm e non al governo le nomine dei magistrati: rifiutare la nomina in attesa che la Consulta dichiarasse incostituzionale l'ultima legge truffa e rifare il concorso regolare. Anche perché l'esclusione di Caselli gli ha impedito di ricorrere al Tar contro la nomina di Grasso: ricorso che poteva vincere, avendo più titoli e più anzianità di lei. Invece lei ha approfittato di quelle leggi e poi ha detto che non le aveva chieste. Un po' come la casa di Scajola, pagata a sua insaputa. Ma questa, appunto, è roba da furbi.

Come non vistare un appello e poi inventarsi una scusa dopo. Come se una sera le consegnassero tre pizze, lei le mangiasse e poi dicesse: buone, chissà chi le ha ordinate e pagate. E lei sapeva benissimo chi aveva ordinato le tre leggi: Berlusconi. E ora le pare strano, infamante, minaccioso, mafioso, che un giornalista faccia stecca nel coro degli osanna e le ponga una domanda semplice semplice, mentre si parla di lei per un governissimo Pd-Pdl o addirittura per il Quirinale: per quale motivo, negli ultimi 20 anni, lei è l'unico pm antimafia elogiato da Dell'Utri e applaudito e premiato da Berlusconi? Ormai non ci conto granché.

Ma, se vuole, l'invito è sempre valido: ci vediamo qui e ci spiega tutto. E se ha proprio tutti i giovedì occupati, visto che per lei non va bene Servizio Pubblico e per noi non va bene Piazza Pulita, organizziamo insieme il confronto uno speciale, in un altro giorno della settimana o in un altro programma, con un altro arbitro: magari da Mentana, dalla Gruber, da Lerner, o magari dalla Parodi. Che ne dice?

 

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