TRAVAGLIO: “E SE SILVIO BERLUSCONI NON FINISSE AI DOMICILIARI, MA IN GALERA? TANZI, A 73, ANDÒ IN PRIGIONE…”

Marco Travaglio per Il Fatto

E se Silvio Berlusconi non finisse ai domiciliari, ma in galera? A furia di ripetere che la legge "ex Cirielli", la numero 251 del 2005, prevede gli arresti a domicilio per gli ultrasettantenni qualunque condanna abbiano riportato e qualsiasi reato abbiano commesso, e che il neopregiudicato se la caverà con qualche mese di esilio dorato in una delle sue regge sparse per l'Italia, è sfuggito ai più un piccolo dettaglio che potrebbe rivelarsi micidiale: la norma dice "può", non "deve".

Cioè lascia al giudice di sorveglianza la discrezionalità sul luogo più idoneo a espiare la pena, indipendentemente dall'età del pregiudicato. Né avrebbe potuto stabilire alcun automatismo, visto che le pene alternative al carcere sono sempre rimesse alla valutazione del giudice sul caso concreto.

Ecco l'art. 2 comma 1 dell'ex Cirielli che modifica l'art. 47-ter dell'Ordinamento penitenziario: "La pena della reclusione per qualunque reato, ad eccezione di quelli... (di mafia, di terrorismo e a sfondo sessuale, ndr), può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo pubblico di cura, assistenza ed accoglienza, quando trattasi di persona che, al momento dell'inizio dell'esecuzione della pena, o dopo l'inizio della stessa, abbia compiuto i 70 anni di età purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza...".

Dunque l'ultrasettantenne "può" finire ai domiciliari (e nella gran parte dei casi ci finisce), ma "può" pure finire in carcere. Dipende dal grado del suo ravvedimento, dalla sua consapevolezza della gravità del reato commesso, dalla sua intenzione di riparare al danno arrecato e dunque dal suo maggiore o minor livello di pericolosità sociale.

Che si misura anche dal numero degli altri processi pendenti. E non ci vuol molto a comprendere che il condannato Silvio Berlusconi non s'è affatto ravveduto, anzi continua a negare il reato per cui è stato appena condannato e insulta i giudici che l'hanno condannato.

Dunque non è per nulla conscio della gravità delle sue frodi fiscali (talmente gravi da aver indotto i giudici a negargli le attenuanti generiche). Se risarcirà il danno è solo perché la Cassazione l'ha condannato a farlo, in solido con i coimputati, per 10 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate a titolo di provvisionale.

E soprattutto ha altri cinque procedimenti pendenti: due già approdati a condanne in primo grado (7 anni per concussione e prostituzione minorile, 1 anno per rivelazione di segreto); tre in fase di indagine (corruzione giudiziaria del teste Tarantini; corruzione di decine di testimoni al processo Ruby; nonché per corruzione del senatore De Gregorio); senza contare le innumerevoli prescrizioni: 2 per corruzione giudiziaria (Mills e Mondadori) e 5 per falso in bilancio.

Esistono precedenti di condannati over 70 spediti in galera, anziché ai domiciliari, dal giudice di sorveglianza? Sì, ne esistono. Nel 2006, con la sentenza 27853, la I sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato sardo, P.A., che s'era visto negare i domiciliari dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari e marciva in carcere da 4 anni, sebbene avesse da tempo compiuto i 70, e invocava appunto la Cirielli. Che, a detta dei suoi difensori, avrebbe stabilito una "presunzione di incompatibilità del condannato con la situazione carceraria in considerazione dell'età".

Ma - obiettavano i supremi giudici - "tale tesi non è condivisibile poiché il legislatore usa nel comma 1 l'espressione ‘la pena può essere espiata...', con ciò facendo riferimento, al pari di quanto previsto da tutte le altre disposizioni in materia di benefici penitenziari, ad un potere discrezionale della magistratura di sorveglianza la quale deve sempre verificare la meritevolezza del condannato e la idoneità della misura a facilitarne il reinserimento nella società, non essendo previsto in tale materia alcun ‘automatismo' proprio perché la ratio di tutte le misure alternative alla detenzione - anche quando sono ammissibili... - è quella di favorire il recupero del condannato e di prevenire la commissione di nuovi reati".

Tant'è che anche la nuova "detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni" rimane "sottoposta alle modalità, alle prescrizioni e agli interventi del servizio sociale..., ai controlli... e alla revoca per il caso di evasione o di incompatibilità del comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate".

L'ultrasettantenne detenuto più famoso è per ora Calisto Tanzi. Il 4 maggio 2011 l'ex patron della Parmalat fu condannato dalla Cassazione a 8 anni nel processo milanese per l'aggiotaggio Parmalat e l'indomani fu prelevato dalle forze dell'ordine e condotto in carcere, sebbene avesse ormai 73 anni.

Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna respinse tre volte le istanze di scarcerazione presentate dai suoi legali proprio in base alla norma dell'ex Cirielli sugli over 70, ritenendolo socialmente pericoloso (eppure in tribunale aveva chiesto scusa alle migliaia di vittime) e solo dopo due anni di detenzione gli concesse gli arresti ospedalieri, ma non per la sua età, bensì per le sue condizioni di salute che nel frattempo si erano aggravate.

L'anagrafe - spiegarono i giudici Maisto, Buttelli, Tomassini e Rambelli - non dà alcun diritto ai domiciliari automatici. Dunque Tanzi doveva restare in cella per "gli ingenti danni cagionati" e per "la mancanza, a tutt'oggi, di una effettiva consapevolezza delle proprie responsabilità morali e giuridiche, ma soprattutto dell'intenzione - con fatti concreti ed effettivi e non con mere dichiarazioni di intenti - dimostrare una adeguata revisione critica, un effettivo ripensamento ed anche pentimento per i danni cagionati". Pare proprio il ritratto di Silvio Berlusconi.

 

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