1. TRAVAGLIO APPROFITTA DEL MERLO INGRILLITO DAGLI INSULTI E MINACCE WEB PER TOGLIERSI QUALCHE SASSOLINO DAL MOCASSINO RIVELANDO CHE FU “REPUBBLICA” AD “INAUGURARE LA MACCHINA DEL FANGO RIPORTANDO LA VOCE CHE MI ERO FATTO PAGARE LE FERIE IN SICILIA DA UN MAFIOSO: LA NOTIZIA ERA NATURALMENTE FALSA, COME PROVVIDI SUBITO A DOCUMENTARE CON LE RICEVUTE DEI MIEI PAGAMENTI, MA IL LINCIAGGIO PROSEGUÌ E PROSEGUE TUTTORA, ANCHE PERCHÉ LE SCUSE NON SONO MAI ARRIVATE” 2. “IL LINOSOTIS CATANESE È CONVINTO CHE SAREI IO IL MANDANTE DEGLI INSULTI VERSO DI LUI. UN CERCHIOBOTTISTA FURBASTRO CHE NON SA QUELLO CHE SUCCEDE SU INTERNET”

Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

Siccome non se n'era accorto nessuno, Francesco Merlo tiene a precisare sulla prima pagina di Repubblica che tra le vittime della "gogna di Grillo" c'è anche lui. Mo' me lo segno, direbbe Troisi. Naturalmente quella che lui chiama gogna è un mini-post molto asciutto e asettico in cui Grillo, anziché insultarlo come sciaguratamente fece con Maria Novella Oppo, gli rende forse il servizio peggiore: lo cita.

Riporta alcuni passi deliranti del suo commento al caso Oppo, paragonava il leader di 5Stelle ai "terroristi, camorristi, mafiosi" che assassinarono rispettivamente Tobagi, Siani e Fava. Cioè usava frasi infinitamente più violente di quelle mai usate da Grillo, che pure non scherza.

Ora però Merlo ha scoperto, con notevole prontezza di riflessi, il lato oscuro del web: cioè quell'esercito di insultatori di professione che approfittano dell'anonimato dei nickname e usano la rete come la parete dei cessi pubblici, per sfogare le prime frustrazioni offendendo e minacciando a destra e a manca.

Sono cose che purtroppo capitano a tutti coloro che abbiano un minimo di notorietà e almeno un piede nei social network. Come dimostra il caso tragicomico dell'on. Giachetti, che ieri ha scritto a Grillo per denunciare il commento di uno squilibrato che chiedeva l'eliminazione fisica dei deputati nominati dal premio di maggioranza incostituzionale del Porcellum, salvo poi scoprire che l'autore è un fervente renziano proprio come Giachetti.

Se il Merlo volesse sentirsi meno solo, potrei regalargli un'antologia di insulti e minacce che ricevo da anni sul blog (il mio) e sulla pagina facebook (la mia). Il picco massimo di violenza lo registrai dopo il maggio 2008, quando il giornale di Merlo, che per qualche anno fu anche il mio, inaugurò la macchina del fango riportando la voce che mi ero fatto pagare le ferie in Sicilia da un mafioso: la notizia era naturalmente falsa, come provvidi subito a documentare con le ricevute dei miei pagamenti, ma il linciaggio proseguì e prosegue tuttora, anche perché le scuse non sono mai arrivate. Ma Merlo è convinto che gli insulti che gli arrivano in rete abbiano un mandante. Che, tenetevi forte, non è neppure Grillo: sono io.

"Tutto quel diluvio di scaracchi" - scrive nel suo dolce stil novo il maestrino di bon ton - è "figlio di una sola nuvola: l'editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano che è purtroppo la casa nobile di cotanta indecenza". Perché, "in simbiosi con i picciotti dell'odio, che sono ammaestrati pavlonianamente (si direbbe pavlovianamente, ma lasciamo andare, ndr), Travaglio possiede la tecnica di innesco".

Qualcuno potrebbe pensare che io abbia istigato le masse dei miei picciotti a odiare il Merlo e a minacciarlo di morte. Gli piacerebbe che qualcuno lo ritenesse così decisivo da meritare odio. In realtà stiamo parlando di un peso piuma del cicisbeismo specializzato nell'attaccare le opposizioni, anche se ama presentarsi come molto scomodo, dunque degno di odio.

Si tranquillizzi: nel paese che pensa di far viaggiare il pm Nino Di Matteo su un Lince, manco fossimo l'Afghanistan, quelli in pericolo sono altri, anche se lui evita di parlarne. Ma il guaio più grosso del Rushdie de noantri è di giudicare gli altri come se fossero lui. Siccome nel mio articolo criticavo Grillo e solidarizzavo con la Oppo, ha pensato che lo facessi per "finta".

E siccome mi riferivo agli "house organ del Pd", per esempio l'Unità, vi si è subito identificato, come se nella vita uno non avesse di meglio che pensare a lui. Che nell'articolo era citato di sguincio in una domanda retorica: "chissà dove cinguettava Merlo un mese fa, quando il neostatista Alfano chiese al padron Silvio la cacciata di Sallusti dal Giornale". Lo sanno tutti dove cinguettava: altrove, come sempre.

Ma, per il Linosotis catanese, quella domandina maliziosa sarebbe nientemeno che uno "spruzzo di lordume" con cui "Travaglio ha indicato alla truppa dei grillini l'obiettivo da colpire e ha fornito loro anche il lessico".

Insomma "Travaglio ha dato il la a tutto quello che poi sarebbe stato spurgato sul blog", perché a colpi di "fuoco e lerciume" "crede di vendere qualche copia in più o di far crescere l'audience". Per fortuna "tutti i padri nobili del giornalismo italiano di ieri e di oggi, da Montanelli a Scalfari, inorridiscono".

Scalfari, passi. Ma Montanelli è scomparso nel 2001: chissà, forse gli è apparso in sogno; poi però Merlo s'è svegliato troppo presto e non ha fatto in tempo ad apprendere che Montanelli assunse il sottoscritto per ben due volte in entrambi i giornali da lui fondati, trascurando colpevolmente il Merlo.

Il bello è che pensa davvero che abbiamo atteso l'avvento di Grillo per inquadrare lui e tutta la voliera dei terzisti furbastri. Ma si sottovaluta. Quando stava al Corriere ai tempi della Bicamerale, il protomartire scriveva da perfetto cerchiobottista ton sur ton.

Il 20 dicembre 1997, per esempio, alle facili critiche a Previti faceva seguire le seguenti amenità: "È anche vero quel che dice Berlusconi. Hanno cominciato a indagare quando è partita l'avventura politica di Forza Italia (falso, avevano cominciato negli anni 80 e ricominciato nel '92, ndr)... L'azione penale è stata anche accanimento politico, risentimento. La giustizia che viene dal risentimento è qualcosa di arcaico, è una soluzione predemocratica, una pratica asiatica. La frase che pronunciò Di Pietro... ("Io quello lì lo sfascio") è orribilmente significante, e tradisce... una concezione mesopotamica del giustizialismo che deve inquietare tutti, tanto i colpevoli quanto gli innocenti".

Nel 2003, quando il Merlo aveva già trasferito il cerchio e la botte a Repubblica , e si divertiva a mettere sullo stesso piano coi suoi paradossi barocchi gli epurati dall'editto bulgaro e l'epuratore, mi chiamò inorridito Cesare Garboli, per chiedermi un mini-saggio per la sua rivista su Merlo e il merlismo. Giuliano Ferrara aveva appena insultato il direttore dell'Unità Furio Colombo e Antonio Tabucchi come "mandanti linguistici del mio prossimo assassinio". Un po' come fa ora, mutatis mutandis, il Politkovskayo della mutua col sottoscritto.

Il 10 ottobre Merlo provvide subito a ribaltare la frittata, parlando della "polemica di Tabucchi con Ferrara". Poi s'infilò nei consueti paradossi paraculi: "Tabucchi è berlusconiano e Ferrara è comunista... Tabucchi è berlusconiano nella maniera più sostanziale... infatti ha dato corpo alle sue ossessioni. Il regime, l'Italia imbavagliata, la fine della democrazia raccontati da Tabucchi sono come i comunisti di Berlusconi e i suoi giudici matti... Alla maniera di Berlusconi, anche Tabucchi vive e crede solo nel virtuale, in un mondo inesistente e tuttavia verosimile" (un mondo talmente inesistente che da un anno Biagi, Santoro e Luttazzi erano spariti dal video per ordine del premier).

Non contento, il Merlo si fece beffe della "sindrome dell'esule" di Tabucchi, del suo "giocare a fare il Gramsci e a cingersi la testa con l'aureola del-l'eroismo civile". E pazienza se Tabucchi, uno degli scrittori italiani più noti e tradotto nel mondo, scriveva sull'Unità e su Le Monde perché i giornaloni italiani respingevano i suoi articoli troppo critici con Berlusconi, con la finta opposizione e col presidente Ciampi.

Per il Merlo, chi denunciava le minacce alla democrazia era affetto da "ossessione apocalittica" e "girotondina", "spaccia l'astio per pensiero critico", è "petulante e noioso", ma soprattutto "ideologico", insomma "farnetica", insegue "fantasmi", combatte "mulini a vento". Invece Ferrara è"la storia vitale della sinistra", rappresenta "una generazione che è vissuta negli ideali", è insieme "fazione, intelligenza e fegatosità... ha creduto in Craxi e ora consiglia Berlusconi, sempre per passione e mai per calcolo".

E poi - garantiva il Merlo - Giuliano è "intelligente, vitale, sanguigno, goliardico": uno spirito libero che "ogni giorno fatica a restare con Berlusconi". Una fatica che dura da vent'anni. Roba da fiaccare un bufalo. Non un Merlo.

 

VIGNETTA BENNY TRAVAGLIO INGINOCCHIATO DAVANTI A GRILLO MARCO TRAVAGLIO CON BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO E MARCO TRAVAGLIO - Copyright Pizzifrancesco merlo ezio-mauro-annunziataEzio Mauro davanzomaria novella oppoFOTO CON DEDICA DI MONTANELLI ALLA SEGRETARIA DI ENRICO CUCCIA GIANCARLA VOLLARO SILVIO BERLUSCONI E INDRO MONTANELLI previti berlusconi hp giuliano ferrara a spasso con i cani foto colantoni gmt Giuliano Ferrara e Anselma Dall Olio

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