TRAVAGLIO IN DIFESA DI ESPOSITO: “UN GIUDICE CHE ANTICIPA LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA NON È UNA NOVITÀ (VEDI L’APPELLO SUL CASO KNOX). MA QUI L’IMPUTATO È IL CAV’’…

Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

Poniamo che in un qualunque processo, uno degli 80mila che celebra ogni anno la Cassazione, un giornalista chiedesse a un giudice perché ha confermato la condanna di Tizio e il giudice rispondesse: "Perché era colpevole". Che farebbero i giornali? Non riprenderebbero nemmeno la notizia, essendo assolutamente ovvio che un giudice condanni un imputato che ritiene colpevole. Sarebbe strano il contrario, e lì sì che si scatenerebbe il putiferio, se cioè un giudice che ha appena condannato Tizio dichiarasse: "Secondo me era innocente, ma l'ho condannato lo stesso".

Il guaio del presidente Esposito è che il suo non è un processo normale, perché l'imputato si chiama B., che ha nelle sue mani, o ai suoi piedi, il 90% dei giornali e delle tv. Dunque diventa tutto uno scandalo anche la normalità: un giudice che conferma la sentenza d'appello che condanna B. perché non solo sapeva, ma era il "regista" e il "beneficiario" di un gigantesco sistema di frode fiscale durato anni messo in piedi da lui; e poi spiega off record a un giornale scorretto (che concorda con lui un testo e poi ne pubblica un altro e continua a non divulgare l'audio integrale da cui risulta che il giudice non rispondeva a una domanda su B.) che la conferma non si basa sulla sciocchezza del "non poteva non sapere", ma sulla prova provata che B. sapeva (anzi, ordinava).

Non solo, ma il fatto di ribadire che B. era colpevole perché sapeva, anzi ordinava, diventa la prova che B. era innocente perché non sapeva e non ordinava. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da sbudellarsi dal ridere.

I giuristi di corte, quelli che non distinguono un codice da un paracarro, sono scatenati. Per Sallusti, un giudice che dà del colpevole a un pregiudicato è, nell'ordine: "scorretto, illegale, vile, inadatto, pericoloso, imbroglione, indegno, scellerato, bugiardo", da "radiare dalla magistratura", mentre la sentenza decisa da lui e da altri 4 giudici (da lui contagiati per infezione) "non dovrebbe avere nessun valore" e va "annullata" come sostengono "alcuni giuristi" di sua conoscenza (Gambadilegno, Macchianera e la Banda Bassotti al completo).

Belpietro, altro giureconsulto di scuola arcoriana e libero docente di diritto comparato, ha saputo che "in altri Paesi ciò costituisce immediata causa di ricusazione del magistrato o di revisione della sentenza": poi però non precisa quali siano, questi "altri paesi" della cuccagna dove un giudice che parla dopo invalida la sentenza emessa prima.

Intanto B., sempre in guerra contro la legge ma soprattutto contro logica, sostiene che questa è la prova che "la sentenza era già scritta": ma se fosse già scritta, perché accusa Esposito di aver parlato prima di scriverla?

Strepitoso il duo Brunetta & Schifani: invocano punizioni esemplari contro Esposito perché ha parlato e contemporaneamente una fantomatica "riforma della giustizia" per proibirgli di parlare: e così ammettono che nessuna norma gli vietava di parlare. Secondo Franco Coppi, il fatto è "inaudito" perché "non s'è mai visto un presidente di collegio che anticipa la motivazione della sentenza": invece s'è visto un sacco di volte.

L'ultima, quando il presidente della Corte d'appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, all'indomani della lettura del dispositivo della sentenza che assolveva Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, incontrò pubblicamente i giornalisti per spiegare perché i due erano innocenti e i giudici di primo grado avevano preso una cantonata. Nessuno disse nulla, nessuno aprì procedimenti disciplinari, tutti fermi e zitti.

Poteva mancare sul Corriere l'illuminato parere di Antonio Polito? No che non poteva. Eccolo infatti avventurarsi pericolosamente su un terreno a lui ignoto - il diritto - con corbellerie sesquipedali. Invoca le solite "riforme della giustizia", ignorando che se ne son fatte 110 in 20 anni. Blatera di "sanzione disciplinare", ignorando che questi illeciti sono tipizzati con precisione dal nuovo ordinamento giudiziario n. 269 del 2006 (a proposito di riforme della giustizia), che punisce "le pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione", non in quelli già chiusi con sentenza definitiva.

Del resto se Polito, per punire Esposito, invoca una nuova legge, vuol dire che lo sa anche lui che con quella attuale non lo si può punire, visto che l'ha rispettata. Alla fine El Drito si supera: Esposito non doveva parlare perché, essendo "un giudice e non un accusatore", è "obbligato alla terzietà": sì, ma prima del processo, non dopo. Un giudice che condanna, o assolve, non è più terzo: avete mai visto accusare l'arbitro di non essere più terzo rispetto a un fallo da rigore per aver fischiato un rigore e aver detto che era rigore?

Ma la farsa non finisce qui, perché la premiata ditta B&Coppi&Ghedini vuole ricorrere alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo. Grande idea. Oltre ad aver respinto tre ricorsi di Previti contro le sue condanne per Imi-Sir e Mondadori, la Corte di Strasburgo il 29 maggio 2012 ha dato ragione a un pm dell'Estonia accusato di aver rilasciato interviste e dichiarazioni alla stampa e alla tv su una sua indagine contro un giudice corrotto, condizionando i giudici e violando la presunzione di innocenza.

E, secondo la Corte, fece benissimo perché l'opinione pubblica "dev'essere informata su questioni di interesse collettivo", come le inchieste su personaggi pubblici; e, se il magistrato indica "le accuse all'imputato", non pregiudica i suoi diritti. Figurarsi se un giudice parla di un pregiudicato. Si spera dunque vivamente che B. ci vada davvero, a Strasburgo. Troverà pane per i suoi denti: fortuna vuole che Strasburgo non sia in Italia.

 

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